Omelia del Vescovo per Pasqua

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Omelia del Vescovo per Pasqua
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L’annuncio della Pasqua cristiana è essenziale e sconvolgente ad un tempo: “Cristo è Risorto…” (Mt 28, 1-7).
Questo annuncio per noi cristiani è vitale al punto che viene riproposto ad ogni “primo giorno della settimana” (Mc 16, 2), detto per questo Domenica, “Giorno del Signore”.
Forse quest’anno, per l’aria che tira e si respira d’attorno, è una Pasqua un po’ strana e segnata da tanta paura. Per tanti motivi e tante cose che non vanno bene, in particolare per la situazione di insicurezza che ci sta sempre più avvolgendo e le minacce di un conflitto mondiale dai confini impensabili. Sembra, addirittura, che nulla tenga delle certezze materiali e, forse anche spirituali, che in un passato recente sembravano solide e acquisite una volta per sempre; in questa Pasqua c’è il rischio di trovarsi a mani vuote per la nostra autosufficienza che rapidamente si va sgretolando e franando.
Eppure, proprio questo può essere la Grazia di questa Pasqua, il nostro “masso rotolato via dal sepolcro” (cf Mc 16, 3): la scoperta di non bastarsi, di avere bisogno di quel Dio di cui, nei tempi sicuri, facilmente ci dimentichiamo. Se questo buio servisse a riportare noi cristiani ad andare alla sorgente della luce e della speranza, che ha un nome: Gesù Cristo Risorto? Se ci si convincesse che Gesù di Nazareth diceva davvero quando annunciava: “Io sono il Risorto… Senza di me non potete fare niente”? (Gv 15, 5).
Se questo ci inducesse al gesto elementare, come i bambini che si fanno prendere per mano e si addormentano fra le braccia del papà e della mamma, di ritornare a fidarsi di Dio! del Suo Amore! lasciandoci guidare dalla Sua Parola!
L’annuncio che si rinnova nella Veglia Pasquale del Sabato Santo –“è Risorto”– continua a essere un fatto inaudito per alcuni, una favola per altri: quell’uomo, il Figlio di Dio, dalla morte è tornato alla vita. Questo avvenimento carico di gioia e speranza porta con sé la proposta sempre attuale: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo: non è qui, è Risorto” (Lc 24, 5-6).
Questa è la novità cristiana per noi, uomini e donne di oggi, immersi dalla testa ai piedi in un cambiamento così veloce che spesso non permette di andare in profondità, oltre l’immediatezza o il rimedio momentaneo: di fermarsi, porre attenzione e ascoltare la ‘Verità’ sulla nostra vita che il Risorto ha da dirci.
Riascoltiamo e facciamo nostro una volta per sempre questo annuncio – “Non è qui!... è risorto” - lasciandoci interrogare dalla storia dei nostri giorni.
? “Non è qui…”: là dove si annidano la paura, malessere e tristezza. “È Risorto…”: là dove, con san Francesco, facendo nostra la sua “preghiera semplice”, possiamo dire: “dov’è tristezza che io porti la gioia!”
? “Non è qui…”: là dove, per opera delle nostre mani e dei nostri cuori, prendono forma sentimenti di odio e rancore. “È Risorto…”: là dove ci apriamo alla proposta di Gesù e preghiamo: “dov’è offesa, fa che io porti il perdono!”.
? “Non è qui…”: là dove si dichiarano e si fanno guerre – chimiche, nucleari, convenzionali e addirittura con ‘bombe madri’ – con l’inaccettabile scandalo di vittime innocenti, soprattutto bambini. “È Risorto…”: là dove degli uomini e delle donne si aprono alla ‘Legge dell’Amore’ e pregano: “Oh! Signore fa di me uno strumento della tua pace!”
? “Non è qui…”: là dove decretiamo la morte del creato, con l’inquinamento e lo rendiamo invivibile provocando danni irrimediabili. “È Risorto…”: là dove noi compiamo gesti e scelte, anche piccole, che di fatto rendono più abitabile la terra e là dove ci sono uomini e donne riconoscenti e responsabili, che pregano: “Laudato sii, mi’ Signore, per Sora nostra Madre Terra!”
? “Non è qui…”: là dove assistiamo impauriti al dramma della migrazione dei popoli, i cuori si chiudono e le comunità non fanno spazio ai fratelli “affamati, assetati, nudi…”. “È Risorto…”: là dove, a partire dal quotidiano, costruiamo ponti e non muri, pregando: “Laudato sii, mi Signore, per quelli che sostengono ingiustizia e tribolazione”.
“Non è qui…”: là dove le violenze, in particolare sulle donne e sui bambini, sono di casa e pressoché quotidiane. “È Risorto…”: ogni qual volta un uomo è capace di un abbraccio fraterno verso i propri simili e di pregare dicendo: “Dov’è discordia, che io porti la fede!”.
? “Non è qui…”: là dove ci rassegniamo di fronte alla vita con le sue asprezze e ferite e tutto, da un momento all’altro, sembra crollare. “È Risorto…”: là dove in quel momento, c’è un ‘cireneo’– un familiare, un vicino, un collega di lavoro…– che si accorge della solitudine del prossimo e prega: “Dove c’è la disperazione che io porti la speranza!”.
In questa Pasqua una domanda è ineludibile e una provocazione si rinnova: cos’è ‘la fede pasquale’ di noi cristiani –l’annuncio che Cristo è Risorto– se prendiamo le distanze dalla realtà che ci circonda, se non ci facciamo “cirenei” delle croci dei fratelli e delle sorelle, della loro fame d’amore?
La risposta è semplice: noi cristiani non siamo più in relazione con il Vangelo, con Gesù Cristo Vangelo di Dio, il Risorto, se allontaniamo la nostra esperienza di fede dalla nostra esperienza di umanità.
La Pasqua di Gesù ci riconduce al cuore della nostra fede, affrontando il paradosso dei paradossi: Dio stesso ha affrontato la violenza degli uomini, la follia del loro giudizio di morte, nella persona del Figlio, Gesù di Nazareth, il Risorto.
Come? Con l’Amore e il Perdono!
Questa è la strada che la Pasqua ci riaffida a livello personale e sociale. Non c’è altra strada che salva l’uomo: la nostra persona, la nostra famiglia, la nostra società, l’umanità.
Non c’è altra strada che vince la morte, ogni forma di morte, oltre la “nostra morte corporale dalla quale nessun uomo vivente può scappare”, come ancora afferma san Francesco.
Una sola strada esiste, una sola strada può essere percorsa: la strada dell’Amore, l’Amore senza condizioni, che Gesù il Risorto ancora una volta ci dona. Buona Pasqua!

Italo Castellani
Arcivescovo di Lucca

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