Primo appuntamento con la rubrica "Invito a teatro": Konstantin Stanislavskij, questo conosciuto.

Invito a Teatro 4

di Rebecca Palagi

Konstantin Sergeevič Stanislavskij nacque a Mosca nel 1863 e vi morì nel 1938.
Questo Maestro dell'Arte teatrale è conosciuto in tutto il mondo per il suo Metodo sulla formazione dell'attore, ovvero un sistema basato su tecniche di sviluppo emozionale interiore e una ricerca emotiva tra le affinità del personaggio e quelle dell'interprete.

Quando si parla di Stanislavskij non c'è attore che non si tolga il cappello. I suoi insegnamenti hanno attraversato oltre un secolo di didattica teatrale, portando i suoi testi ad essere citati come una Bibbia.

Così come Einstein per la Fisica, dobbiamo a Stanislavskij le scoperte del mestiere dell'Attore.

Mentre il primo, nel 1915 sviluppò la "relatività generale", una nuova teoria relativistica della gravitazione, il Maestro russo nel 1938 diede vita a “Il lavoro dell'attore su se stesso”, comunemente chiamato Il metodo.
Conosciuto almeno quando Shakespeare, e almeno quanto lui al centro di accese discussioni, ha cambiato la vita di tutto il Teatro, oltre a quella delle sottoscritta. Diversamente da Diderot, che ha comunque creato la giusta contrapposizione al Metodo, Stanislavskij non può essere considerato un semplice teorico dell'Arte Teatrale; tutti i suoi lavori, i testi, le testimonianze, derivano da una comprensione pratica del Teatro.

Studiando il Metodo, ma passando inevitabilmente dalla sua biografia “La mia vita nell'Arte”, ogni attore ha come l'impressione di varcare un confine dimensionale, dove si trovano pratiche ed emozioni presenti nel mondo interiore, sottraendolo alla realtà commerciale o al mero esibizionismo.

Del resto, come si può infangare un lavoro artistico tale che poggia le sue basi sul subconscio, la volontà, la coscienza...

Un'esortazione dunque ad abbandonare la recitazione istintiva, quella che non tiene conto del training che lo stesso Stanislavskij esorta a seguire, cioè quello del corpo, ma anche quello della voce; del tempo ritmo ma soprattutto, come si legge anche nel suo “Lezioni al Teatro Bol'soj”, dell'etica.
Ed è proprio quest'ultima magica parola che può trasformare, sapientemente introdotta nel proprio stile di vita oltre che in quello della formazione attorale, un attore di teatro in un Attore di Teatro.

“Per coloro che non sono capaci di credere, ci sono i riti; per coloro che non sono capaci di ispirare rispetto da sé, c'è l'etichetta; per coloro che non sanno vestirsi, c'è la moda; per coloro che non sanno creare, ci sono le convenzioni e i clichés. Ecco perché i burocrati amano i cerimoniali, i preti i riti, i piccoli borghesi le convenienze sociali, i bellimbusti la moda, e gli attori le convenzioni teatrali, gli stereotipi e un intero rituale di azioni sceniche.”

Rebecca Palagi

4 commenti

  1. Frà giovedì 17 gennaio 2013 alle 11:10:32

    non *VI, *CI...

  2. Frà giovedì 17 gennaio 2013 alle 11:09:14

    Vi vuole vento pioggia (neve) e sangue nelle vene... e sangue nelle vene... e sangue nelle vene...

    penFa lo diCe sgiovanotti ahahaha

  3. Alessandro domenica 18 novembre 2012 alle 10:52:55

    Che bella sorpresa trovare questo tipo di approfondimento sul Teatro! Devo ammettere che non me lo aspettavo, mi auguro che la collaborazione continui e arrivino ulteriori articoli sul tema!
    Vi seguo!

  4. anna giovedì 15 novembre 2012 alle 15:21:34

    rubrica interessantissima. già messa tra i "preferiti"
    mille auguri di prosperità, in tutti i sensi lavorativi e non
    alla curatrice, persona preziosa e intelligente, specie in via di estinzione.
    anna

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