Concerto di solidarietà a Poggio Picenze (AQ) 2 giugno 2009

Concerto di solidarietà a Poggio Picenze (AQ) 2 giugno 2009

Leggete un po' questo ringraziamento agli studenti!

Fermo, 5 giugno 2009

Cari ragazzi,
dopo la significativa esperienza vissuta a Poggio Picenze e, pur avvertendo il desiderio di volerlo fare con voi in modo singolo e personale, almeno per il momento e nella veste di modesto esponente del mondo della scuola, con la presente sento il dovere morale di ringraziarvi.
Per i miei trascorsi professionali non sono certo io quello che deve scoprire le qualità, le propensioni ed i sentimenti che generalmente animano i ragazzi della vostra età e le loro azioni; tuttavia (ne sono convinto da sempre), come avviene normalmente nella vita, non si finisce mai di imparare e ciò, sono certo, vale per tutte le persone intelligenti ed a qualsiasi livello umano, sociale o culturale esse appartengano.

Ritengo che, nella vostra freschezza e semplicità, per voi sia stato del tutto normale quanto avete posto in essere; però, dovete credermi, non è così.
Sono del parere che, se mi si perdona l’espressione, tale “normalità”, manifestata in un momento e in un contesto così particolari, è ben altro rispetto alle consuete situazioni che tutti normalmente vivono.
È una “normalità” satura di valenze così coinvolgenti e significative da porre le vostre azioni ed i vostri gesti a livelli altissimi nei confronti di chi ha avuto non solo il piacere di ascoltarvi ma, pur se in situazioni così drammatiche, anche di godere di una presenza che, per tutti, si è rivelata come una vivace e coinvolgente ventata di vita, di speranza, di vicinanza, di appartenenza, di solidarietà e, nella sua accezione più ampia, di futuro… di DOMANI.

L’esito della vostra iniziativa è stato grande, vero e tangibile e di ciò ogni persona che ha vissuto il dramma del terremoto vi è grata, sapendo ed avendo percepito che l’aiuto che avete portato, per loro è significato carica umana, di vita, di sospensione del timore, del terrore e dell’ansia di aver perso tutto e ciò sia in termini di perdita di persone care, sia in polverizzazione di cose materiali.
Vi ho guardati con attenzione su quel palco ricavato sotto la tenda adibita a mensa, e vi ho trovati spigliati, veri, sinceri, convinti di poter fare bene per fare del bene. Avete improvvisato con il piglio e la decisione dei professionisti di fronte agli imprevisti, siete stati coinvolgenti, trascinatori, sorridenti, sereni; trasferendo la vostra enfasi in altri e facendo loro dimenticare per un po’ l’ansia generata da una situazione incerta che si trascina da più di sei mesi ed il dramma devastante che essi stanno vivendo da più di sessanta giorni.

Ballando e cantando non avete percepito che, ad un certo punto dello spettacolo, si è verificata una ennesima scossa; fatto che non è sfuggito nei volti di chi, resi ormai ipersensibili, vi stava ascoltando… Bene, la vostra presenza ha fatto dimenticare loro quasi subito l’evento che è stato metabolizzato in modo nuovo facendolo “sciogliere” in uno dei tanti calorosi applausi che vi hanno dedicato.
Anche in questo sta il mio grazie personale e, soprattutto, la gratitudine dei cittadini di Poggio Picenze e di altri (erano presenti in parecchi) provenienti da paesi vicini.
Ho apprezzato moltissimo la vostra sensibilità quando avete chiesto di voler constatare di persona gli effetti del sisma, manifestando il desiderio di voler idealmente “toccare con mano” la realtà della situazione.
Grazie alla collaborazione del personale dei Vigili del Fuoco (che, in modo incessante, si sta prodigando da quel fatidico 6 aprile) siamo entrati insieme in quella tristemente nota “zona rossa”; zona che, fino a quel momento, era stata tabù per tutti, anche per coloro che avevano dovuto lì abbandonare le loro cose, i loro abiti, il loro bucato appeso ad asciugare, le loro automobili schiacciate o circondate da macerie.

Abbiamo sostato insieme e riflettuto lungo quel vicolo in salita verso la zona del castello che, congelato nel silenzio irreale della distruzione, è oggi uno degli emblemi di Poggio Picenze per essere il luogo dove una mamma e la sua bambina hanno perso la vita sotto le macerie.
Ma abbiamo riflettuto altresì su altri cumuli di pietre che avevamo a sinistra dove, come in altre situazioni, per fortuna il dramma non è diventato ancora più grave solo per il fatto che il 6 aprile era lunedì e che coloro che erano lì presenti fino al tardo pomeriggio di domenica erano ripartiti per tornare alle loro abitazioni principali.

Per due ore (brevi ma anche lunghe a seconda del punto di vista e delle sensazioni) voi avete avuto il grande pregio di far dimenticare a tutti tali drammi e lo scempio che ogni singolo cittadino di Poggio Picenze aveva e continua ad avere nel cuore.
Così come tutti coloro che ormai da due mesi offrono il loro aiuto per lenire le ferite morali e psicologiche, per confortare, per aiutare, il giorno 2 giugno anche voi siete stati appellati come “angeli” da quella popolazione devastata nell’animo e nei sentimenti; di ciò ne ho le prove tangibili e la gente di Poggio non dimenticherà la vostra presenza, così come non la dimenticheranno tutti i bambini che avete coinvolti nei vostri balli e nella vostra allegra confusione.

Per la semplicità e la freschezza manifestata rispetto a tutto quanto sopra espresso, ma anche per molto altro che non sto qui ad elencare, siate certi che voi in particolare, la vostra scuola, il vostro preside Prof. Ciro Bove che ha voluto seguirvi, i vostri docenti nel loro insieme, la professoressa Lorella Belletti che cosi magistralmente e con passione vi ha coordinati e preparati e la città di Fermo, siete certamente installati nel cuore dei cittadini di Poggio Picenze (“ri pujar” come si dice in dialetto) i quali, in un futuro sicuramente meno triste, sono certo che vi accoglieranno con gioia; in quel DOMANI così colmo di speranze e di riscatto umano e morale.

Cari ragazzi siete il domani del nostro Paese e sono convinto che, contrariamente a quella vista o raccontata superficialmente dall’esterno, quella da voi “manifestata” sia davvero la scuola.
La scuola siete voi che la rappresentate in modo così degno. Quella scuola che, cercando di formarvi nel modo migliore possibile, magari qualche volta vi punisce, vi affibbia qualche insufficienza, vi fa anche venire sudori freddi per interrogazioni su tematiche in cui vi sentite impreparati; quella scuola che, però o per converso, vi permette di assaporare anche grandi soddisfazioni, che vi aiuta a crescere ed a corazzarvi per affrontare domani la vita nel modo migliore possibile.
Fra tre settimane circa alcuni di voi dovranno affrontare l’esame di stato e, seppure con un po’ di naturale apprensione che in tale frangente ha sempre colpito e colpisce tutti, sono certo che riuscirete nell’intento.
Un consiglio per metabolizzare al meglio il frangente: imponetevi la calma, siate sereni e responsabili e partite dal concetto che i colleghi che dovranno giudicare la vostra preparazione non saranno mai contro di voi perché anche loro, come voi, sono la scuola.
In fondo se siete riusciti ad essere così seri e, in senso lato, professionali a Poggio Picenze, per quale motivo non dovete essere gli stessi di fronte ad un esame? In bocca al lupo.

Per gli altri ed in considerazione che l’anno scolastico sta per concludersi non posso far altro che augurarmi la mancanza di insufficienze ma, anche se ce ne fossero, cosa volete che sia?
Tutto sommato un giudizio sospeso non è quello universale di biblica memoria e, se visto anch’esso in modo positivo, sono certo che contribuirà a far crescere in voi la consapevolezza che per ottenere gratificazioni nella vita non si può far altro che lottare contro le avversità.
Non dimenticate mai che gli obiettivi più belli e gratificanti che un essere umano raggiunge sono quelli conquistati con fatica, metodo e perseveranza.

“Crediamo fermamente nello sviluppo in senso sociale di questo Club, convinte come siamo che solo coinvolgendo le persone in una cosa bella si potrà realizzare domani una società migliore” ho fatto dire ad una delle protagoniste di un racconto che sto portando a conclusione; per ritrovare il nesso basta sostituire il termine “club” con “scuola”.
Questo è quanto avevo desiderio di dirvi e pur conoscendovi poco non posso esimermi nel dirvi che vi voglio bene. Che Dio vi benedica e che la vita sia per voi un percorso costellato solo di cose belle.

Prof. Arch. Fidia Ferrari

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