muore agente polfer a seguito di un tamponamento

Era il 9 Maggio del 2003 quando Christian Mastrella, di 28 anni, originario di Rocca Priora (RM), agente Polfer del distaccamento di Viareggio nonché mio fidanzato, morì a seguito di un incidente avvenuto sulla via Provinciale Francigena in direzione Camaiore, all’altezza del ponte autostradale. Stava percorrendo la strada sopra citata quando, per motivi a me sconosciuti, l’autocarro che lo precedeva frenò bruscamente e Christian non riuscì ad evitarlo in tempo, tamponandolo. A seguito dell’urto, lo scooter finì nella corsia opposta e andò ad impattare contro un’auto che sopraggiungeva nel senso opposto di marcia. Lui morì sul colpo.

A seguito dei rilievi eseguiti dalla Polizia Stradale risultò che l’autocarro era al momento dell’incidente sprovvisto di revisione e che gli stop non erano funzionanti. Ne seguì un processo. Lo scorso 17 novembre (2008), gli imputati, ovvero il signor Dalle Mura Fabrizio, conducente dell’autocarro, e Tonarelli Roberto, conducente della Fiat Cinquecento, sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo. Personalmente ho seguito tutte le fasi di questo procedimento giuridico, assieme alla mia famiglia e ai genitori di Christian e tutta questa vicenda ha suscitato in me molte perplessità e soprattutto il desiderio di esprimere la mia opinione, ora che tutto si è concluso.

Nel corso degli ultimi 5 anni e ½ ho sentito e letto di tutto su Christian e adesso vorrei dire la mia, non come portavoce di famiglia, ma per dire unicamente quello che ho provato durante questo arco di tempo, vivendo una tragedia simile, per esprimere semplicemente la mia opinione. Io non sono rimasta delusa dalla mancata condanna del sig. Dalle Mura, come scrive qualche quotidiano, perché in fondo che lui venisse assolto o condannato a 10 anni, non cambiava nulla, Christian non sarebbe comunque tornato.

Sono rimasta molto stupita nell’ascoltare le deposizioni in aula e la conseguente sentenza del Giudice! Intanto vorrei precisare alcuni dettagli, probabilmente sfuggiti o male interpretati nel corso di questi 5 anni. Christian non stava recandosi a casa mia, come spesso è stato riportato, ma presso un ufficio assicurativo a Capezzano; noi ci eravamo visti poco prima ed io ero appena rientrata a lavoro. Lo dico perché non vorrei che qualcuno avesse ipotizzato il fatto che lui potesse aver “affrettato il passo” per venire da me.

Inoltre, sì, è vero, mio padre non ha effettuato le foto alla segnaletica stradale il giorno stesso dell’incidente, ma solo dopo; in fin dei conti non stava nemmeno a lui, dato che i rilievi sono stati effettuati dalla Polizia di Stato, mentre lui è si comandante, ma della Polizia Municipale. Meglio così perché sicuramente qualcuno avrebbe potuto insinuare che c’erano conflitti di interesse, visto che questo “legame familiare” è stato sottolineato spesso e volentieri sia nei vari articoli sui quotidiani, sia e soprattutto in aula. Mio padre quel giorno era a casa e fu informato di un grave incidente sulla via Provinciale; si recò in loco per vedere cosa fosse accaduto e quando, arrivato sul posto, dopo essere stato informato che il conducente dello scooter era deceduto e tra i documenti sparsi per terra che erano fuoriusciti dal bauletto lesse il mio nome, ebbe un malore!! Si perché lo scooter era intestato a me e penso che in quel momento il terrore e la confusione di non capire cosa fosse realmente successo, chi fosse coinvolto, se io, Christian o entrambi, abbia comprensibilmente annebbiato la sua mente.

Questo non è un tentativo di giustificazione, è un mettere in chiaro i fatti. So bene che ai fini del processo che si è appena concluso tutto questo non ha valore, ma lo ha per me!! Ripeto ancora una volta, io non sono delusa, sono stupita, indignata, quasi scioccata, perché so bene quali sono le prove rilevate, so per certo che il sig. Dalle Mura quel giorno guidava un autocarro decisamente trascurato, che circolava da diversi mesi senza aver effettuato la regolare revisione, con un sistema frenate instabile, con gli stop che non funzionavano, che ha frenato bruscamente per motivi che solo lui sa; anche se il suo avvocato difensore ha magistralmente messo in dubbio ogni cosa, so per certo che queste sono PROVE CERTIFICATE, sono dati di fatto!

La mia indignazione è forte quando sento dire che “anche ammettendo che gli stop non funzionavano Christian avrebbe dovuto accorgersi della brusca frenata dallo stridio dei freni o dal fumo emesso dalle gomme dell’autocarro mentre frenava”….. Mi indigno ancora di più quando in aula vedo sedersi di fronte al giudice un testimone/conoscente dell’imputato, che dichiara sotto giuramento di aver fatto una specie di revisione all’autocarro 8/15 giorni prima dell’incidente, ma di non aver rilasciato alcun certificato perché lo aveva fatto “a titolo di amicizia”. È un dato di fatto che il sig. Dalle Mura che non aveva effettuato alcuna revisione valida ai fini del Codice della Strada, infatti, per questo venne multato. Se la “revisione amichevole” fosse stata valida, se ne sarebbe servito per procedere con un ricorso alla sanzione che gli era stata imposta.
Inoltre sempre in aula mi stupisco nell’apprendere che quel giorno non uno, ma ben 2 conoscenti del signor Dalle Mura hanno assistito all’incidente, uno lo seguiva e uno lo precedeva. Persone che hanno volontariamente deciso di testimoniare in aula, sotto giuramento, a favore del loro amico/conoscente. E mi stupisce ancor di più ascoltare le loro dichiarazioni e rendermi conto che sono completamente e totalmente discordanti l’una dall’altra, quasi contraddittorie, quasi riguardassero 2 incidenti diversi…

E la cosa che mi ha scioccato totalmente è stato quando, poche ore dopo la conclusione della penultima udienza, dopo le dichiarazioni di questi tre generosi “amici”, gli avvocati dei due imputati hanno contattato il nostro, proponendo ad i genitori di Christian un cospicuo risarcimento economico in cambio del ritiro della Costituzione di Parte Civile. Ma come? Se il sig. Dalle Mura era incolpevole, perché la sua compagnia assicurativa si propone di pagare parte del risarcimento proposto, considerando anche il fatto che al momento dell’incidente l’autocarro era sprovvisto di regolare certificato di revisione? Mi pongo questa domanda da diverse settimane ormai, ma tutt’oggi non trovo risposta soddisfacente.

E poi quanta mancanza di sensibilità per tutto questo tempo!!! Come quando ero a Roma e, poco dopo i funerali, a meno di una settimana dall’incidente mi sento chiamare dalla mia assicurazione per avvisarmi che è stata inoltrata una richiesta di risarcimento danni per un fanale e una barra anti incastro rotti, e che è stata inoltrata una richiesta per l’immediato dissequestro dell’autocarro; perché tutta questa fretta? Una domanda che ci mette la “pulce nell’orecchio” e ci porta a voler approfondire la questione. Da li al rinvio a giudizio il passo è breve e scontato, viste le novità venute a galla e da noi fino a quel momento ignorate.

E poi in aula sento dire che il sig. Dalle Mura è dispiaciuto e addolorato. Certo che lo è, ci credo! Non dubito del fatto che si sia trattato di un incidente! Ma se proprio non se la sentiva di venire ad esprimere questo suo “dolore e dispiacere” nei nostri confronti, poteva per lo meno aspettare qualche settimana prima di chiedere di essere risarcito, in fin dei conti, se tanto sapeva in cuor suo di non essere responsabile, non aveva di che preoccuparsi! Invece aveva già ingaggiato un avvocato, una persona che in aula non ha esitato a chiedere la riesumazione di Christian per effettuare una “seconda” autopsia, perché desiderava dei chiarimenti sulle ferite da lui riportate (a parte il fatto che tutt’al più sarebbe stata la “prima”, visto che non è mai stata effettuata una vera e propria autopsia, ma solo un esame approfondito).

Sono tante le domande senza risposta, tanti “se” e tanti “forse” che comunque non cambiano il dato di fatto più certo: che Christian non c’è più e che al suo posto rimane un dolore profondo e immutato che resterà nel mio cuore e in quello di chi lo ha amato per sempre, un dolore che nessun “mi dispiace, sono addolorato”, detto con freddezza e solo per circostanza, riuscirà mai ad attenuare.

Barbara Del Tozzotto

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