Jenco Volley: Chiara Spina sotto i riflettori

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INTERVISTA A CHIARA SPINA – GENN 2007
A Cura di Nicoletta Dati



E’ soddisfatta Chiara Spina per i primi mesi di volley dopo la lunga pausa di riflessione: atleta viareggina di ventiquattro anni, quindici dei quali spesi con successo sui campi da volley, dopo aver toccato l’apice con la Figurella Firenze in A1, decide prima di tornare a giocare in serie B poi di fermarsi un anno per capire se la pallavolo è davvero la sua vita.

E’ bastato però poco per fugare ogni dubbio e farla uscire da un brutto periodo personale, soprattutto è influita la gioia delle piccole pallavoliste del mini volley della Jenco da lei allenata nell’anno di sosta per farle capire che non è adatta a stare lontano dal campo e così sulla sabbia in estate, è maturata l’idea di tornare a giocare e quale squadra migliore della Jenco nella quale ha mosso i primi passi e vinto i primi campionati? Così dalla serie C riparte la sua avventura, che potrebbe riportarla non solo in un campionato nazionale (la Jenco stessa con il secondo posto ambisce alla promozione) ma anche a tornare nella massima serie.



Ecco dalle parole di Chiara Spina un’intervista fiume sui ‘perché ed i per come’ del lungo stop e della ripresa.



Giocare in serie C mi permette di ritrovare atlete contro le quali ho giocato ai tempi delle giovanili e per me è una buona cosa perché quando giochi nei campionati nazionali dall’altra parte della rete incontri persone che generalmente non conosci.



Come mai hai deciso di smettere dopo aver toccato l’apice?
Mi sono fermata un anno dopo Nottolini per problemi personali e non pensavo visto il momento che stavo vivendo che potessi tornare a giocare perché indipendentemente da tutto quello che si sa in giro, ho avuto un momento molto brutto che sono stra felice di aver superato.

L’anno scorso ho tenuto le bambine del mini e super minivolley, ma soffrivo in palestra perché volevo giocare, quindi quando quest’estate ho ripreso la forma mi sono impegnata tanto sul mare e mi sono detta sai che c’è riprovo male che vada sono a tempo smettere definitivamente. Ho iniziato l’anno con molta serenità senza pretese di categorie soldi allenatore compagne volevo solo tornare a giocare per me ed alla fine a Viareggio ci sono nata, le ragazze le conosco bene o male tutte così come l’allenatore, ero abbastanza proteta e come anno per ricominciare a giocare non poteva andare meglio. Nonostante avessi avuto altre offerte mi sono tenuta molto con i piedi per terra e mi sono detta: ‘ Chiara non stare a pretendere più di tanto perché un anno ferma è tanta roba ‘.

Nell’anno di sosta cosa hai fatto?
Sono andata in palestra tutte le settimane ed in piscina, volevo riflettere se quello che sognavo era quello che volevo. Quando giochi ad un certo livello e vedi un mondo come quello della serie A (che era il sogno che avevo da quando ero piccolina) e vivi in una città dove te lo ripeto era il sogno che io avevo sempre avuto ed hai dei dubbi penso che l’unica cosa da fare sia fermarsi e valutare se ne vale la pena.
E cosa hai capito?
Che stavo troppo male lontano dalla pallavolo. Pensavo però che riprendere la forma fosse più facile non tanto di mani quanto di gambe ma stare ferma un anno è traumatico perché perdi il ritmo, le dimensioni, le mani. Ma facendo un bilancio dei primi quattro mesi dal rientro sono più tranquilla quando gioco, all’inizio mi sentivo un po’ legata scoordinata e mi spiaceva perché avevo smesso a Lucca nell’anno di forma migliore. Per me toccare la punta dell’Icerberg (della forma) e ritrovarmi a non fare tre palleggi identici è stata dura, ma ho lavorato tantissimo ed alla fine anche giocare in serie C mi ha facilitato: dopo un anno di stop rientrare nelle categorie dove ho sempre giocato io in B o in A sarebbe stata durissima.

Spiegaci meglio..

Innanzi tutto perché non avrei retto gli allenamenti poi la palla viaggia ad un'altra velocità ed è inconcepibile riprendere subito il ritmo, invece questa categoria bene o male permette di prendermela con calma anche se ci sto mettendo anima e cuore perché non importa la categoria in cui gioco, mi alleno sempre con massimo impegno e vado a letto presto il venerdì sera. Sono molto diverse tantissime cose che viviamo qui rispetto a quelle che vivevamo lontano da casa, giustamente qui le persone non giocano a pallavolo per lavoro, lo fanno per riempimento, per divertimento e quindi anche in palestra ci stanno in maniera obiettivamente diversa rispetto ad un professionismo dove ci siamo affacciate (ti dico mi sono affacciata e subito sono tornata indietro)io e Alessandra Petrucci ma nonostante tutto è un gruppo splendido si è legato tantissimo siamo sempre a cena fuori assieme si esce assieme veramente un bello spogliatoio.

Parlando del campionato della Jenco, seconda al termine del girone di andata…
Non era pronosticato un inizio di campionato del genere nessuno si aspettava che a gennaio fossimo seconde con una gara persa a ‘cavolo’ e due punti persi in giro perché la squadra avesse bisogno di rodaggio. Siamo felicissimi, l’obiettivo è quello di rientrare nelle prime tre e ci siamo a pieno. Come dico sempre alle mie compagne adesso dobbiamo pensare solo a noi a consolidare il nostro secondo posto senza stare in affanno se le avversarie continua sempre a vincere . Il campionato è tanto lungo e per me i campionati non si vincono all’inizio quando tutte le squadre sono cariche e vanno a palla ma si vincono a primavera: lì vedi se è stato fatto un bel lavoro atletico di assestamento di intesa tra i giocatori perché ora è troppo facile dire che questa è prima e rimarrà sempre prima. Dall’arrivo di Alessandra poi sono molto felice perché lei gioca palle veloci (la mia caratteristica) già da quando giocavamo assieme a Pisa, poi ha un potenziale enorme nonostante anche lei sia stata ferma da maggio è rientrata subito a palla e non penso abbia problemi a ricoprire qualsiasi tipo di ruolo. Penso che con il suo l’arrivo possiamo veramente non ti dico vincere il campionato perché è lunga, -non dico che non mi piacerebbe vincere anzi, ho vinto solo una volta il campionato ma il ritorno è lungo e ci sono tante varianti che possono far girare una gara da una parte o da un’ altra.”

Qual è ad oggi il tuo sogno?

Il mio sogno è quello di tornare a giocare ai miei livelli, non dico in A anche se è il sogno ovvio di tutti i pallavolisti quanto tornare a giocare in B che è la categoria in cui ho sempre giocato. Non so quanto ci metterò perché è dura riprendere la forma ma quando mi metto in testa una cosa ce la faccio, inoltre sono giovane ho solo 24 anni ed il palleggiatore è un ruolo che matura tardi quindi la carriera è ancora lunga. Preferirei arrivare a consolidare un posto da titolare in B1 perché giocare in serie A non è tutto oro che luccica.

Ovvero…
In serie A il problema per una persona sensibile come me non è dato dal grande lavoro in palestra né dalla distanza dalla famiglia. Nella società di Firenze dove ero io, l’ambiente pallavolistico era il top, ti facevano sentire al massimo, seguito, curato, non ho avuto problemi con nessuno anzi. Però non posso ricordarlo come il mio anno migliore perché il non giocare mi creava ansia. La differenza tra noi e le grandi campionesse che erano in squadra (ci allenavamo duramente nello stesso modo) era che loro al sabato giocavano e risolvevano le partite ed era giusto così. Solo che non giocando avevo paura di perdere le dimensioni del campo, la convinzione di vincere, la sicurezza della gara, il saper gestire la squadra aspetti fondamentali per un palleggiatore.

Della tua vita privata cosa ci dici…
Adesso sono Innamorata Tanto!!! E quando c’è amore nella mia vita sono la ragazza più felice del mondo È stata una botta al cuore, dopo 3 anni mi sento straviva.

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