Nel Giorno della Memoria, al Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema ha aperto al pubblico COLORI RIBELLI.
Carnevale mercoledì 28 gennaio 2026 0
Il Carnevale di Viareggio, con il suo linguaggio unico fatto di satira, allegoria e immaginazione visionaria, è da sempre una lente privilegiata attraverso cui osservare il mondo. Tra i grandi temi che i maestri costruttori hanno affrontato nei decenni,
quello della paura della guerra e della speranza di pace ritornano potenti e universali. Sono riflessioni che il Carnevale ha saputo trattare alternando sberleffo e denuncia, poesia e sarcasmo, leggerezza e profondità: un equilibrio raro, capace di
trasformare la critica sociale in spettacolo, la paura in colore, il dissenso in arte.
La mostra, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Carnevale ed il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, ed ospitata proprio nel cuore della Versilia storica- dal 27 gennaio, Giorno della Memoria, fino al 15 marzo, presenta
una selezione di bozzetti realizzati tra gli anni Sessanta e il primo decennio del Duemila.
Attraverso la creatività dei maestri carristi il Carnevale ha saputo rendere visibili, e comprensibili a tutti, i meccanismi nascosti e talvolta perversi della politica internazionale.
Le loro opere, ricche di simboli e di intuizioni artistiche, hanno scandito cinquant’anni di crisi globali, tensioni ideologiche
ed equilibri instabili; quel “sotto sotto”, per citare il celebre carro di Lenci e Palmerini del 1982, in cui si annidano le cause profonde dei conflitti.
Il primo tentativo di raccontare la guerra in modo diretto risale al 1921, quando Curzio Caprili con I pescicani al traguardo del fiscolungo silenzio: prima la censura del regime fascista, poi la volontà collettiva di lasciarsi alle spalle le ferite del conflitto mondiale. È solo nel 1960 che la guerra torna sul circuito viareggino con Carnevale al vertice di Silvano Avanzini, opera
rivoluzionaria che mise in scena un immaginario summit di pace tra i leader di USA, URSS, Francia e Gran Bretagna. Un carro che inaugurò un nuovo modo di fare satira politica, coraggioso e internazionale.
Negli anni successivi Arnaldo Galli, con la delicatezza delle sue maschere, immagina di incatenare il mostro della
guerra (Non calpestate i fiori, 1966) e nel 1973, anno del centenario del Carnevale, crea una delle opere
allegoriche più celebri: Guerra e Pace, soprannominata “La bomba”.
Un supercarro capace di trasformarsi in soli 48 secondi da un sinistro ordigno a esplosione di gioia e colore: capolavoro di ingegneria artistica e dichiarazione poetica contro la violenza. Con l’avvicinarsi degli anni Ottanta e l’inasprirsi delle tensioni della Guerra Fredda, il tema ritorna con forza. Paolo Lazzari affida a Papa Giovanni Paolo II un messaggio di speranza (1986), segnando la prima apparizione di un Pontefice sui carri di Viareggio.
Il Papa torna protagonista anche nel 1994 su un elicottero ONU, al fianco di Clinton, nel carro di Roberto Alessandrini, Finché c’è guerra c’è speranza: satirica e profetica visione dei tentativi di mediazione internazionale. All'alba del nuovo millennio, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, il mondo sembra nuovamente sul punto di incendiarsi.
Fabrizio Galli, con La pace sia con voi (2002), rilegge quella paura collettiva con una forza allegorica straordinaria. Parallelamente Carlo Lombardi e Roberto Vannucci immaginano il conflitto tra due mondi nel carro doppio In nome di chi (2008): una domanda aperta, amara, che risuona ancora oggi.
Il percorso espositivo è un viaggio visivo attraverso mezzo secolo di tensioni internazionali, escalation sfiorate, speranze collettive e appelli alla pace che gli artisti del Carnevale hanno tradotto in immagini allegoriche forti e incisive. Opere che
parlano ancora, forse più che mai, perché ricordano che la pace è un percorso fragile e continuo e che anche l’arte, con i suoi colori e la sua fantasia, può contribuire a custodirla.
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