Colore, musica e maschere: al Museo del Carnevale una mostra sul linguaggio cromatico della festa
Carnevale sabato 31 gennaio 2026 0Viareggio – Museo del Carnevale, Cittadella del Carnevale
Visitabile fino al 19 aprile 2026
Il colore è l’anima della festa. Attraverso il colore si esprimono libertà, gioia, felicità, desiderio di cambiamento, voglia di stravolgere e capovolgere l’ordine delle cose: sentimenti profondamente legati allo spirito del Carnevale.
Viareggio tutto questo prende forma nell’arte dei maestri della cartapesta, che attraverso le sfumature cromatiche completano e arricchiscono le loro creazioni.
Non si tratta di semplici dettagli decorativi: la scelta della tavolozza è una riflessione consapevole sui grandi temi allegorici affrontati dai carri. I colori non sono pennellate casuali, ma strumenti narrativi che rafforzano il messaggio che ogni maestro affida alla propria opera.
Ma che cos’è davvero il colore? Come viene percepito nella nostra esperienza quotidiana?
E quali significati ha assunto nella storia dell’uomo?
Da queste domande nasce il percorso espositivo ospitato nelle sale del Museo del Carnevale di Viareggio, che propone un approfondimento sul tema del colore e sulle sue molteplici declinazioni artistiche e simboliche.
La mostra temporanea prende avvio da un punto di riferimento imprescindibile: i tre colori – bianco, rosso e nero – scelti da Uberto Bonetti per Burlamacco, iconico simbolo del Carnevale di Viareggio. Un’ideazione fortemente influenzata dal Futurismo, nata all’inizio degli anni Trenta e apparsa per la prima volta sul manifesto ufficiale del Carnevale del 1931.
Bianco, rosso e nero diventano così la guida di un percorso espositivo che, attraverso riproduzioni di opere, indaga il ruolo del colore dal Quattrocento al contemporaneo, dedicate al Carnevale indaga il ruolo del colore nella storia sociale. Una sezione è dedicata ai bozzetti delle costruzioni allegoriche del Carnevale di Viareggio, nei quali i tre colori di riferimento si
sviluppano lungo grandi filoni tematici: la lotta politica, la paura di guerre e distruzioni, la ricerca di una rinascita, il sogno di libertà. Ad accogliere il visitatore sono anche tre opere originali. Dalla collezione della Fondazione Carnevale di Viareggio proviene il grande Burlamacco su cavallo bianco di Lorenzo D’Andrea: un’interpretazione contemporanea, potente e di forte impatto visivo, dominata dalla tavolozza dei tre colori bonettiani.
Segue Il cavallo grasso, dirompente installazione artistica di Marco Lodola, che mescola luci e fluorescenze inserendo Burlamacco e Ondina in un contesto contemporaneo, sospeso tra tradizione e pop art.
Dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi arriva infine un’opera tanto affascinante quanto straordinaria e inconsueta: un dipinto di autore ignoto della metà del Settecento che raffigura la maschera di Arlecchino impersonata da una donna. Una donna in pantaloni. Una scelta concettualmente sconvolgente per l’epoca, se si considera che l’immagine della donna in
pantaloni verrà pienamente “sdoganata” in Italia solo negli anni Sessanta del Novecento.
Il percorso espositivo comprende anche una sezione esperienziale, pensata per stimolare il visitatore a riflettere su come l’occhio umano percepisce i colori e su come questi influenzino emozioni e interpretazioni.
La mostra, visitabile dal 31 gennaio al 19 aprile, è arricchita da una sezione dedicata alla musica.
Nella storia sono state scritte pagine e pagine dedicate al Carnevale, ai suoi riti e alle sue tradizioni: partiture “coloratissime” che, attraverso il pentagramma, raccontano sonorità, usanze e atmosfere del Carnevale nei secoli e nelle diverse culture del mondo.
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