Addio a Giorgio Mendella e le stagioni che fecero sognare Viareggio
Calcio venerdì 20 febbraio 2026 0
Ci sono uomini che, nel bene o nel male, attraversano un’epoca lasciando un segno.
Giorgio Mendella era ambizione e spirito imprenditoriale
Figura nota nel panorama imprenditoriale italiano degli anni ’80 e ’90, Giorgio Mendella ha incarnato un modello di imprenditoria audace, capace di muoversi in un contesto economico complesso e in continua trasformazione. Nato nel 1953, si è distinto fin da giovane per determinazione, carisma e una spiccata attitudine agli affari.
E poi ci sono stagioni calcistiche che non si dimenticano.
A Viareggio, tra il 1988-1989 e il 1990-1991, il calcio parlava una lingua fatta di ambizione, entusiasmo e visione.
In quegli anni, con il gruppo Intermercato, Giorgio Mendella fu alla guida del Viareggio Calcio, dando vita a tre stagioni fiammeggianti che ancora oggi fanno brillare gli occhi ai tifosi bianconeri.
La prima fu di studio, di costruzione, di semina.
La seconda fu un trionfo: una cavalcata entusiasmante culminata nella memorabile partita promozione contro il Tuttocalzatura, con la festa in campo e un’intera città stretta attorno alla squadra.
La terza ebbe un finale più complesso, con vicende extracalcistiche che finirono per intrecciarsi al percorso sportivo. Ma sul piano del campo, dell’identità e dell’orgoglio, quelle stagioni restano scolpite nella memoria collettiva.
Attorno a lui si riunì uno staff di grande spessore: il presidente Piero Raffaelli, il direttore sportivo Oreste Cinquini, l’allenatore Enzo Riccomini, il medico sociale Guido Giulio Giannecchini, il massaggiatore Luciano Dati. Un gruppo dirigente forte, competente, ambizioso.
E poi i protagonisti in campo: Spalletti, Bisoli, Mangoni, Gargani, Valori, Sormani, Carillo, Calonaci, Barbuti e tanti altri. Un condensato di personalità e talento che seppe accendere entusiasmo, riempire lo stadio e restituire a Viareggio la sensazione concreta che tutto fosse possibile.
Al di là delle altre vicende che hanno segnato la sua vita imprenditoriale, in riva al Tirreno resta soprattutto questo ricordo: un periodo in cui il calcio tornò a essere sogno collettivo, appartenenza, orgoglio bianconero.
E certe stagioni, quando entrano nel cuore di una città, non finiscono mai.











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