Putignano vs Viareggio: il pensiero di Jacopo Polizzi sulla manifestazione nostrana
Carnevale martedì 24 febbraio 2026 0
Al di là della facile ironia/polemica, un bagno d'umiltà farebbe bene a tutti
PUTIGNANO - Sulla pagina FB del gruppo Putignano 2026 questo post, riportato sulle pagine FB di alcuni viareggini, hanno scatenato le solite polemiche.
Leggendo bene quello che ha scritto Jacopo Polizzi, obiettivamente, su alcune cose ha veramente ragione e dargli torto è una forma di cieco inutile campanilismo.
Nessuno è perfetto, mettiamocelo tutti in testa e si può sempre migliorare e fare meglio.
E le critiche non sempre sono distruttive e anche nel caso che lo fossero sta nell'intellingeza delle persone girarle in modo che diventino costruttive.
Leggere con attenzione, e poi alla fine, cari viareggini salmastrosi e coo i coriandoli del sanfue, a questo Jacopo Polizzi dovreste pure dire "grazie". Grazie per l'onestà intellettuale, grazie per l'amore che ha nei confronti del suo carnevale e grazie per il rispetto che ha mostrato.
Dovremmo fare altrettanto.
"Ogni volta che qualcuno si lamenta del costo dei biglietti del nostro Carnevale (cica 16 euro), proporrei una cosa semplice: una gita al Carnevale di Viareggio.
Proprio questo weekend sono stato lì. Ed è stata un’esperienza decisamente interessante e costruttiva.
Dall'inizio della sfilata, un fiume di persone. Impossibile muoversi senza prendere gomitate, figuriamoci godersi davvero la sfilata. Costo del biglietto: da 22 euro in su. Per cosa? Per la sola sfilata. Finita quella, finisce tutto. Nessun evento, nessun rito della tradizione, nessuna attrazione durante il resto della giornata.
A qualche centinaia di metri dal percorso (un bel lungomare, sì, ma il mare neanche si vede. Vuoi mettere l'estramurale e il centro storico?) due palchetti in piazza in cui suonavano esclusivamente musica locale scritta apposta per la manifestazione: brani sconosciuti a chi è nato lontano dalla Versilia. Poco inclusivi, poco coinvolgenti".
Scrive ancora Polizzi: "I carri? Alcuni spettacolari, è vero. Un paio anche piuttosto grandi. E poi tanta satira – questo va riconosciuto. Così come competizione e ricambio tra maestri, gruppi e carristi. Ma la cartapesta? Non è certamente protagonista. Tessuti, polistirolo, legno e altri materiali industriali in quantità. L’impatto scenico c’è, l’artigianato molto meno. Per non parlare dei movimenti: la tradizione viareggina prevede movimenti a mano. Chi fa impiego di ingegnosa movimentazione meccanica pare essere poco ben visto".
"Poi sono tornato a casa. E ho pensato al nostro Carnevale. Ai carri - pochi, ma realizzati interamente in cartapesta, con la tecnica tradizionale: giganti fatti di carta, acqua e farina, un'anima in metallo e tanta ingegneria a supporto di movimenti sempre più fluidi e scenografici. E quindi a un sapere artigiano, che non è folklore, ma identità produttiva. Ai riti che affondano nei secoli e tengono insieme comunità e memoria. A un biglietto che non è solo il prezzo di una sfilata, ma di un’intera giornata, ricca di eventi, spettacoli, riti, concerti, appuntamenti che vanno oltre il passaggio dei carri e delle maschere.
Forse il punto è proprio questo: dovremmo provare a raccontarlo meglio. E a recuperare tutto il tempo perso. Che è tanto. 632 anni dai cavalieri di malta. Oltre due millenni da Dioniso e i Baccanali. Mica 153 anni.
Viareggio e la Toscana hanno investito in infrastrutture straordinarie, tra cui la beneamata Cittadella, e in una comunicazione riconoscibile a livello nazionale. Spazi migliori e più grandi generano opere migliori e più grandi. Su questo c’è da imparare, senza se e senza ma. E anche noi, con le opere realizzate nei primi capannoni nuovi, abbiamo fatto un salto importante.
Ma qui abbiamo qualcosa di ancora più raro, che tutti gli altri non hanno: autenticità. Meno fama, forse. Sicuramente più radici. E da un paio di anni è evidente lo sforzo di raccontare meglio tutto questo. Ma c'è ancora tanto da fare, tante occasioni perse da recuperare. Progetti da strutturare e azioni da rafforzare, che fanno gola agli investitori."
"E allora la prossima volta che qualcuno dirà che 16 euro sono troppi, ricordiamoci prima di tutto che altrove si paga di più per avere di meno. E che il valore non è nel costo del biglietto, ma in ciò che scegliamo di custodire come comunità. In ciò che, con un po’ di coraggio nel marketing e nella governance, potremmo rendere ancora più riconoscibile e quindi riconosciuto. Ma non possiamo pretendere che siano gli altri a riconoscerlo, se non siamo noi i primi crederci. Perché a forza di sminuire, non riusciremo mai a crescere."












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