Esternalizzare è il male del secolo in corso. Anche nella musica

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Esternalizzare è il male del secolo in corso. Anche nella musica
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TORRE DEL LAGO - esternalizzare da sempre significa la morte economica della realtà che trasferisce (o importa, dipende dai punti di vista) la manodopera. Che poi sia qualificata o meno, poco importa perchè alla fine tra contributi, tasse, sgravi fiscali, esternare conviene sempre. A discapito spesso della qualità e della dignità dei lavoratori dei paesi che subiscono questa esternalizzazione come "possibilità". Più fabbriche, più posti di lavoro, più soldi, più inquinamento, ecc ecc. Meno salute, meno verde, ecc ecc

Stamani parliamo di musica riportando un post che abbiamo trovato su varie pagine di amici su FB.

"LA GAZZETTA DEL BELVEDERE
Satira viareggina per palati forti e stomaci resistenti
“Non lasciatevi incantare dalla musica di Miracolo: il Festival Puccini e l’arte dell’esternalizzazione”
Il Festival Puccini di Torre del Lago ha appena sottoscritto uno “storico protocollo d’intesa” col Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. Orchestra di studenti nel cartellone ufficiale, masterclass, e perfino una tappa del Festival a Benevento — perché evidentemente il lago di Massaciuccoli non basta più, e anche Puccini avrebbe voluto un po’ di Campania. Storico, lo definiscono. Come storica è l’arte di sostituire i professionisti con chi costa meno.
Perché il quadro, a saperlo leggere, è cristallino. Prima i tecnici fatti arrivare dalla Romania. Poi l’orchestra e il coro avviati verso quella che i sindacati chiamano esternalizzazione e che la Fondazione, con mirabile equilibrismo lessicale, definisce “prassi consolidata nel settore”. Ora gli allievi di un conservatorio del Mezzogiorno a cui si offre — con grande magnanimità — “un’occasione unica di crescita professionale”. Tradotto: lavoreranno in un festival internazionale, e il Festival risparmierà su professionisti che in buca d’orchestra ci stanno da una vita.
Il presidente Fabrizio Miracolo dichiara che tutto questo “rafforza la dimensione nazionale del Festival”. La Gazzetta del Belvedere non dubita della buona fede del Conservatorio di Benevento, che è istituzione seria e meritoria. Ma si permette di osservare che la dimensione nazionale di un festival si rafforza con artisti di livello internazionale in buca, non sostituendoli con studenti — per quanto bravi — a costo ridotto. Altrimenti anche la sagra della porchetta di Ariccia può firmare un protocollo con il Conservatorio di Santa Cecilia e definirsi festival internazionale.
E mentre i protocolli fioccano e i comunicati stampa si moltiplicano con una retorica che farebbe arrossire un ufficio propaganda sovietico, resta il grande silenzio sui numeri veri. Quanto costa davvero questa gestione? Qual è lo stato patrimoniale della Fondazione? Cosa si lascerà in eredità alla prossima amministrazione? Il Festival Puccini, insieme al Carnevale, rappresenta un patrimonio inestimabile per Viareggio — non un feudo personale da gestire con l’opacità di una corte rinascimentale.
La Gazzetta del Belvedere rivolge dunque un appello a tutti coloro che non si lasciano incantare dalla musica di Miracolo: consiglieri comunali, rappresentanze sindacali, operatori del settore, cittadini che amano questo Festival e ne conoscono la storia. Chiedete i numeri. Chiedete i bilanci. Chiedete cosa resterà quando l’ultimo protocollo sarà firmato e l’ultimo studente avrà suonato al posto di un professionista. Perché un festival si misura dalla qualità che mette sul palco, non dalla quantità di comunicati stampa che produce.
Puccini compose capolavori sulle rive di quel lago. Merita che il suo Festival non diventi un esercizio di cosmesi istituzionale.
La Gazzetta del Belvedere ricorda che “storico” è aggettivo da usare con parsimonia. Storica è la Turandot. Un protocollo con Benevento è, al massimo, curioso".

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