A Vi le iniziative per i 100 anni di Turandot

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La ricorrenza per celebrare uno dei due librettisti di Giacomo Puccini

VIGGIÙ – La prima rappresentazione della Turandot ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile del 1926. Cento anni più tardi è Viggiù a celebrare l’importante anniversario dell’opera, che deve parte della sua storia proprio al paese di confine della Valceresio. Qui infatti aveva la sua seconda casa Renato Simoni, critico, scrittore e compositore del primo atto del libretto della Turandot.

Negli anni in cui nasce Turandot, Renato Simoni vive e lavora a Viggiù, in provincia di Varese.
Qui, anche insieme a Giacomo Puccini e Giuseppe Adami, prende forma gran parte del dramma, costruito a partire da una fiaba ambientata nella Cina fantastica.

Nato a Verona, Simoni si trasferì poi a Milano, da dove spesso si spostava a Viggiù. Appassionato di caccia, acquistò Villa Rezzara: qui trascorreva i periodi di villeggiatura e riposo lontano dalla città. Nella dimora ospitò molti personaggi famosi dell’epoca, tra cui in più occasioni proprio Giacomo Puccini: l’ultima visita fu nell’estate del 1921, quando i due lavorarono a quattro mani a parte del libretto della Turandot.

Renato Simoni (Verona, 1875 - 1952), critico teatrale, giornalista e studioso del teatro, è tornato al centro dell’attenzione grazie al progetto “Alle origini di Turandot – Renato Simoni”, promosso da Officine Musicali Aps in collaborazione con il Comune di Viggiù. Il paese prealpino fu per Simoni un rifugio creativo dove prendevano forma idee e scritti legati all’ultima opera pucciniana.

Simoni, noto per la sua lunga attività al Corriere della Sera e per l’approfondito interesse verso la commedia dell’arte, lavorò insieme a Giuseppe Adami al libretto di Turandot. Tra il 1920 e il 1924 Puccini compose l’opera, lasciandola incompiuta alla sua morte nel novembre 1924; la prima si tenne il 25 aprile 1926 alla Scala, diretta da Arturo Toscanini.


La mostra è in programma dal 16 al 25 aprile 2026 a Villa Borromeo – Viggiù (VA) con ingresso libero

In programma: Concerti e performance artistiche, Annullo filatelico del centenario, Approfondimenti, Percorsi nel territorio, Attività per i più piccoli

Tra i grandi protagonisti della cultura italiana tra fine Ottocento e prima metà del Novecento c’è una figura oggi meno ricordata dal grande pubblico, ma centrale per il teatro e la musica del suo tempo: Renato Simoni.

Intellettuale di grande prestigio, Simoni è stato anche molto legato al territorio di Viggiù, dove ha trascorso gran parte della sua vita dagli anni Venti fino alla morte nel 1952. Proprio qui, secondo documentazioni e testimonianze storiche, ha preso forma una parte del libretto dell’ultima opera di Giacomo Puccini, una delle più celebri del repertorio lirico mondiale.

Nella sua Turandot (1762) Carlo Gozzi inserisce un elemento tipicamente italiano: le maschere della commedia dell’arte.
Accanto ai personaggi della fiaba orientale compaiono figure familiari al pubblico: Brighella, Truffaldino, Pantalone.
La vicenda consolida così un doppio registro: racconto orientale e tradizione scenica veneziana.
Questa combinazione darà a Turandot una forza teatrale destinata a lunga fortuna.











Tempo medio di lettura: 4 minuti
Tra i grandi protagonisti della cultura italiana tra fine Ottocento e prima metà del Novecento c’è una figura oggi meno ricordata dal grande pubblico, ma centrale per il teatro e la musica del suo tempo: Renato Simoni.

Intellettuale di grande prestigio, Simoni è stato anche molto legato al territorio di Viggiù, dove ha trascorso gran parte della sua vita dagli anni Venti fino alla morte nel 1952. Proprio qui, secondo documentazioni e testimonianze storiche, ha preso forma una parte del libretto dell’ultima opera di Giacomo Puccini, una delle più celebri del repertorio lirico mondiale.

Ce l’ha raccontato il Presidente Officine Musicali Aps, Dario Monticelli, promotore del progetto “Alle origini di Turandot – Renato Simoni”, in collaborazione con il Comune di Viggiù.

Un protagonista della cultura italiana del Novecento
Nato a Verona nel 1875 e milanese d’adozione, Renato Simoni ha lavorato a lungo per il Corriere della Sera, diventando uno dei più influenti critici teatrali del suo tempo. Il suo ruolo di osservatore privilegiato della vita culturale italiana gli ha permesso di entrare in contatto con artisti, scrittori e musicisti tra i più importanti del primo Novecento.


La sua autorevolezza era tale che molti protagonisti della scena teatrale e musicale italiana passavano da lui per confrontarsi, discutere progetti o per condividere idee. La sua casa e il suo studio milanese erano luoghi di incontro frequentati da grandi personalità della cultura, tra cui anche i Eduardo De Filippo e i suoi fratelli.

Viggiù, rifugio creativo tra le Prealpi
Nonostante la vita milanese, Simoni ha scelto Viggiù come luogo di ritiro e di lavoro. All’inizio degli anni Venti ha acquistato una casa nel paese, che divenne il suo rifugio nelle pause dal lavoro giornalistico.

La residenza, oggi conosciuta come Villa Rezzara, si trova sul colle di Sant’Elia e gode della vista sul lago di Lugano. Qui Simoni ha trascorso lunghi periodi dedicandosi alla scrittura e allo studio.

La presenza dell’intellettuale in quegli anni, ha trasformato Viggiù in un piccolo centro di incontro culturale. Nella villa e nelle case vicine passavano artisti e personalità del teatro e della musica italiana, attratti dalla figura di Simoni e dall’ambiente intellettuale che si era creato attorno a lui.

Il legame tra Simoni e Viggiù assume un valore particolare nella storia dell’opera lirica. Proprio qui, infatti, viene elaborata una parte del libretto di Turandot, scritto da Simoni insieme a Giuseppe Adami.

L’opera è stata composta da Giacomo Puccini tra il 1920 e il 1924 ed è rimasta incompiuta alla morte del compositore, avvenuta nel novembre del 1924. La prima rappresentazione è andata in scena il 25 aprile 1926 al Teatro alla Scala, diretta da Arturo Toscanini.

Durante la lavorazione dell’opera, Puccini ha visitato anche Viggiù, nell’autunno del 1921. L’amicizia con Simoni e l’ambiente della villa hanno contribuito a creare uno spazio di lavoro e confronto che ha accompagnato la nascita dell’opera.

Puccini era un appassionato di caccia e frequentava il territorio anche per questo motivo. Simoni aveva fatto costruire un roccolo, la tradizionale struttura per la cattura degli uccelli migratori tipica delle Prealpi, e nelle lettere tra i due amici non mancano riferimenti a queste giornate trascorse tra lavoro creativo e battute di caccia.

Una fiaba con tre secoli di storia
La storia di Turandot affonda le sue radici in una lunga tradizione letteraria europea. La vicenda deriva da una fiaba orientale raccontata nel XVIII secolo dall’orientalista francese François Pétis de la Croix, che nel 1710 circa ha pubblicato la raccolta “Les Mille et un jours”.

La storia del principe Calaf e della principessa di Cina è entrata presto nella cultura europea, in un periodo di forte fascinazione per l’Oriente, pochi anni dopo il successo delle “Le mille e una notte”.

Nel Settecento la fiaba venne trasformata in una commedia teatrale da Carlo Gozzi, autore veneziano in dialogo polemico con il teatro riformatore di Carlo Goldoni. Nella sua versione comparvero anche le maschere della commedia dell’arte.

La storia ha continuato a circolare in Europa: venne tradotta in tedesco da Friedrich Schiller e messa in scena da Johann Wolfgang von Goethe. In seguito, furono composte musiche di scena da Carl Maria von Weber.

Nell’Ottocento il tema tornò in Italia grazie alla traduzione realizzata dal letterato milanese Andrea Maffei, amico di Giuseppe Verdi.

L’interesse per Turandot non si è fermato qui. Nel tardo Ottocento il compositore Antonio Bazzini scrisse un’opera intitolata Turanda, mentre all’inizio del Novecento anche Ferruccio Busoni realizzò una propria versione operistica della storia.

Perfino il teatro d’avanguardia russo riscoprì il testo di Gozzi negli anni Venti del Novecento, mentre in seguito il drammaturgo Bertolt Brecht ne offrì una nuova interpretazione.

La Turandot di Puccini si inserisce dunque in una tradizione narrativa e teatrale lunga oltre due secoli.

Studioso del teatro e delle maschere
L’interesse di Renato Simoni per questa storia non fu casuale. Lo studioso era molto appassionato della tradizione teatrale italiana e in particolare della commedia dell’arte.

Tra le sue opere più note figura anche una commedia dedicata proprio a Carlo Gozzi. L’autore veronese studiò a lungo le maschere teatrali e la loro storia, un interesse che ritorna anche in altre attività culturali da lui promosse.

Negli anni Venti, ad esempio, partecipò alla realizzazione di dischi educativi per bambini dedicati proprio alle maschere del Carnevale, un progetto innovativo per l’epoca che univa libro e disco a 78 giri.

Il giornalista viaggiatore
All’inizio del Novecento Simoni viene inviato all’estero dal Corriere della Sera. I suoi viaggi lo portarono in diverse parti del mondo, tra cui Cina, Giappone e Sud America.

Durante questi soggiorni non si limitò alla cronaca giornalistica, ma osservò e descrisse anche le tradizioni teatrali locali. I suoi scritti sul teatro orientale testimoniano un interesse profondo per queste culture e potrebbero aver contribuito a rafforzare il fascino dell’immaginario asiatico presente in Turandot.

Una vita dedicata al teatro
Renato Simoni fu anche un grande collezionista e studioso della storia del teatro. Alla sua morte lasciò una biblioteca di circa 50.000 volumi, donata al Museo Teatrale alla Scala, dove ancora oggi costituisce uno dei fondi documentari più importanti dedicati alla storia dello spettacolo.

Un uomo di cultura e di vita
Dietro l’intellettuale rigoroso emerge anche una figura dal carattere conviviale e generoso. Simoni non si sposò e non ebbe figli, ma si prese cura della famiglia dell’ingegnere vicentino Rezzara, un amico conosciuto durante i suoi viaggi in Sud America.

La famiglia Rezzara ha vissuto accanto a lui a Viggiù, e i figli lo ricordarono sempre come una presenza familiare.

Simoni era inoltre noto per il suo amore per la buona tavola: nei primi del Novecento esisteva persino una ricetta dedicata a lui, i “maccheroni alla Renato Simoni”, citata in un almanacco gastronomico del 1915.

Un’eredità culturale da riscoprire
Nonostante il ruolo centrale nella cultura italiana del primo Novecento, oggi la figura di Renato Simoni è meno conosciuta al grande pubblico.

Eppure il suo contributo al teatro, alla critica e alla storia dell’opera lirica rimane fondamentale. Anche grazie al suo lavoro è nata Turandot, un capolavoro che continua a essere rappresentato nei teatri di tutto il mondo e che custodisce, tra le sue origini, anche una pagina della storia culturale di Viggiù.

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Argomenti: Comune di Viggiù, critico, cultura, Giacomo Puccini, giornalista, Renato Simoni, storia, Turandot, Viggiù





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