Pietrasanta si mette in mostra: 10 artisti internazionali raccontano la città dell'arte

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Pietrasanta si mette in mostra: 10 artisti internazionali raccontano la città dell'arte
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Dal 4 aprile – inaugurazione ore 18 - alla galleria The Project Space la mostra

PIETRASANTA - Sabato 4 aprile alle ore 18.00, la galleria The Project Space di Pietrasanta (via Garibaldi 46), inaugura la collettiva “Made in Pietrasanta. Local Hands, Universal Beauty”, una rassegna intima e profonda curata da Annalisa Bugliani. La mostra, che rimarrà visibile fino al 31 maggio 2026, non è una semplice esposizione, ma un racconto corale dedicato all'anima di una città sospesa tra il marmo e il bronzo, tra il profumo di resina e il suono del martello e dove l'artigianalità locale diventa linguaggio universale attraverso le emozioni e la narrativa degli artisti che l’abitano e la scelgono.

Il percorso espositivo parte dall’eredità monumentale di Igor Mitoraj. La sua opera viene qui riletta attraverso due lenti fotografiche antitetiche: Maurizio Galimberti frammenta la staticità del marmo attraverso il suo celebre mosaico di Polaroid, creando una visione "ossessiva" e dinamica che scompone l'iconografia classica in un ritmo cubista; al contrario, Giovanni Ricci-Novara adotta un approccio quasi liturgico, dove la fotografia diventa un atto di custodia e silenzio. Questo dialogo tra scultura e immagine si completa con i disegni scenografici realizzati da Mitoraj per la Manon Lescaut, testimonianza di come la matita dell'artista sapesse disegnare spazi teatrali proprio qui, nel cuore della Versilia, mantenendo una freschezza visiva che sfida i decenni.

La narrazione prosegue con la forza ancestrale di Jiménez Deredia, artista che ha trasformato la sua permanenza cinquantennale a Pietrasanta in una missione estetica: le sue sculture in bronzo sono inni alla "Genesi", dove forme circolari e volumi levigati richiamano la fertilità e il cosmo, offrendo una sensazione di protezione che contrasta con la tragica monumentalità di Gustavo Aceves. I cavalli di Aceves, scarni e frammentati, portano su di sé il peso delle migrazioni e dello sradicamento, trasformando il bronzo in un diario di bordo dei popoli in cammino; non sono celebrazioni di vittorie, ma testimonianze della dignità ferita di chi attraversa la storia.

Il tema della fragilità e dell’innocenza perduta trova voce nelle opere di Rachel Lee Hovnanian e Aki Mimura. L’americana Hovnanian utilizza il bronzo per dare vita a un orsetto che gioca sull'ambivalenza: l'apparente tenerezza dell'oggetto d'infanzia si scontra con la durezza del metallo, incrinando la nostalgia e aprendo interrogativi sulla natura spietata della memoria. La giapponese Mimura affronta invece il dolore ecologico attraverso un pinguino solitario in bronzo lucido; l'opera, di una delicatezza estrema, osserva l’ultimo frammento di un iceberg che scompare, rendendo il dramma climatico un’esperienza intima, leggibile e profondamente umana.

Un'attenzione particolare è riservata ai laboratori di ceramica e design, settori in cui la tecnica diventa puro veicolo di emozione attraverso tre artisti d'eccezione. David Paolinetti esplora la ceramica raku per dare forma a creature che sembrano emergere da un passato onirico e inquietante. Stefano Russo, con la serie di vasi-scultura Ascensione, eleva l'oggetto a simbolo metafisico, dove il vuoto del contenitore diventa una metafora dell'evoluzione della coscienza e della ricerca di un'armonia universale. Infine, l'approccio minimale del francese Arthur Vallin segna il confine sottile tra l'utile e il contemplativo; le sue opere fondono scultura e design in un rigore formale che celebra la perfezione del dettaglio tecnico, trasformando la materia in un linguaggio elegante e necessario.

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