Premio Viareggio Repaci, fin dai suoi esordi, ha rivolto attenzione alla saggistica cercando di segnalare testi, in cui valore scientifico si accompagnasse a una scrittura di alta leggibilità e qualità stilistica.

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I numerosi premi che costellano il panorama letterario del novecento (e in particolare il secondo novecento) hanno sempre privilegiato la letteratura “letteraria”- mi si passi il bisticcio - o “creativa”, nella doppia sua veste di narrativa o poesia; e ciò a partire dai più antichi o più illustri o più festosi come Il Bagutta o Lo Strega o Il Campiello. E si capisce anche il motivo: sotto il termine saggistica (oggi sostituito editorialmente da un termine più vago, non-fiction, ma il discorso ci porterebbe troppo lontano), spesso si racchiudono opere di alta specializzazione destinate a un pubblico più mirato o elitario che non la narrativa o la poesia. Solo il Viareggio, tra i più illustri e antichi, fin dai suoi esordi ha rivolto una strenua attenzione alla saggistica cercando di segnalare testi, in cui valore scientifico si accompagnasse a una scrittura di alta leggibilità e qualità stilistica. Il che non accade sovente, quanti testi saggistici, pur validi, sono spesso scritti da accademici che scrivono in accademichese, quando non sciatto e corrivo. Se si scorre l'elenco dei premiati del Viareggio-saggistica salta subito agli occhi quanto il criterio suddetto sia stato osservato, notando quante delle opere premiate siano oltre che spesso capisaldi della ricerca scientifica anche testi di grande fluidità o scorrevolezza “narrativa”. Non fanno eccezione anzi confermano questo orientamento le tre opere di saggistica selezionate quest'anno tra i finalisti:

Aldo Moro; Miguel Gotor (cura), Lettere dalla prigionia, (Einaudi)
Miguel Gotor riordina cronologicamente l'intero carteggio e ne offre un'edizione accurata che restituisce alla prigionia di Moro le sue parole più vere. E attraverso quelle parole riporta il lettore al quadro storico di quegli anni, ad una tragedia del potere raccontata in modo nuovo e avvincente: senza ipotesi fantasiose ma con una scansione di informazioni documentate, suggestive e inquietanti.

Sergio Luzzatto, Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del '900, (Einaudi)
Credevamo di sapere già tutto su padre Pio, onnipresente nella realtà come nell'immaginario dell'Italia contemporanea. E invece, a ben guardare, non sapevamo quasi niente. Adesso, grazie al monumentale lavoro di scavo archivistico su cui si fonda questo libro, padre Pio viene finalmente consegnato alla storia del ventesimo secolo. Un'avventurosa storia di frati e soldati, pontefici e gerarchi, beghine e spie. Soprattutto, una storia istruttiva. Perché fra crismi e carismi, miracoli e politica, quella che Luzzatto racconta con mestiere e con brio è una parabola sull'Italia novecentesca.

Aldo Giorgio Gargani, Wittgenstein: musica, parola, gesto, (Cortina)
Aldo Giorgio Gargani, uno dei massimi studiosi del pensiero contemporaneo, traccia qui un ritratto di Wittgenstein che diventa una chiave per interpretare in modo nuovo il suo pensiero._Non è solo una ricostruzione della vicenda del tormentato filosofo austriaco, ma un invito per i lettori a riappropriarsi dei concetti e dei sentimenti che hanno perduto: persino nelle elaborazioni più sofisticate della scienza o dell'arte, noi comprendiamo davvero un simbolo o un discorso con l'immediatezza con cui riconosciamo un tema musicale, una parola, un gesto.

Foto: FotoMania

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