"Non è colpa mia, me lo dicono tutti, lo so. Se fossi io il colpevole, adesso sarei andato fuori di testa. Ma provate un po’ a mettervi nei miei panni"
Disastro a Viareggio venerdì 10 luglio 2009 9Il macchinista che riconta i morti ogni notte
Roberto è innocente. Roberto non ha provocato nessun disastro, ha fatto soltanto il suo dovere. Ma dalle 23,48 del 29 giugno la sua vita è cambiata, lui lo sa, sarà sempre ricordato come il macchinista del treno 50325 deragliato a Viareggio. In scalinata Cortopassi alla Spezia questa notte c’è una finestra illuminata. Un’ora di buio, poi di nuovo la luce, e dietro la luce un tormento. Oltre il vetro c’è un uomo che da dieci giorni passa le ore a guardare la televisione, ad aspettare i tg. A sperare che il giornalista non aggiunga un altro nome alla lista dei morti. Ma Roberto Fochesato - 56 anni, più di venti sulle locomotive - dopo cinque giorni di tregua ieri si è sentito di nuovo gelare il sangue: dallo schermo il giornalista si è affacciato in casa sua per annunciare che il fuoco di Viareggio si era portato via un’altra vita, la ventitreesima: morta Sara Orsi, una ragazza di 24 anni.
«Non è colpa mia, me lo dicono tutti, lo so. Se fossi io il colpevole, adesso sarei andato fuori di testa. Ma provate un po’ a mettervi nei miei panni», si sfoga. Impossibile immaginare il tormento che lo consuma. E non importa che gli inquirenti un’ora dopo la tragedia avessero escluso la sua responsabilità. Alla fine a fare i conti con gli incubi che gli popolano il cervello c’è solo lui: «Continuo a rivedere i feriti e i morti. Sono dieci giorni che vado avanti con le gocce, me le hanno date per calmarmi». Abita in un quartiere semplice, cresciuto disordinatamente nel dopoguerra, che ti ricorda però una Liguria operaia piena di dignità, di orgoglio per il lavoro. Proprio come Roberto che prima di ogni turno attraversava la strada e prendeva un caffè al bar davanti a casa. Poi in bicicletta andava alla stazione Migliarina per salire sulle locomotive, bestioni da cento tonnellate che si tirano dietro anche merci pericolose, come quei 14 vagoni di gas.
Vita da ferroviere, tra odore d’olio e di metallo. Roberto parla con voce bassa, non spenta. Ha un dolore immenso, ma resiste. Ci tiene a spiegare, a raccontare di quella notte, ma anche del lavoro di macchinista cui ha dedicato la vita. «E’ una sensazione difficile da esprimere», dice abbassando le palpebre come se cercasse di guardarsi dentro, «a volte provo un senso quasi di colpa». Subito si corregge, non sarebbe giusto condannarsi. Ma i pensieri sono difficili da scacciare: «Rivedo continuamente la scena dell’incidente», racconta e le parole si fanno lente come se cercasse di scorgere nella memoria tutti i dettagli. «Stavamo andando lisci come l’olio, a novanta all’ora… in quel punto il limite è di cento». Tutto vero, gli investigatori hanno stabilito che Fochesato non ha commesso errori. «Eravamo appena entrati nella stazione, ho sentito uno strattone fortissimo, ho visto nello specchietto che il primo vagone era deragliato. Ho fermato il treno e sono sceso. Ho capito subito che la situazione era gravissima, c’era quel maledetto gas che usciva dalla cisterna e ci veniva tutto intorno. Allora con Andrea siamo andati a chiedere aiuto, abbiamo chiamato il centro smistamento di Pisa e i vigili del fuoco».
Fochesato, senza neanche accorgersene, parla più veloce, come se gli mancasse ancora il fiato per quella corsa. Come se fosse sempre lì, sui binari di Viareggio. «Stavamo con il gas intorno, come su una bomba, il cuore mi batteva a mille». All’improvviso si ferma, quasi che aspettasse di nuovo l’esplosione. Fochesato previene la domanda: «No, non mi sento un eroe. Abbiamo fatto solo il nostro dovere. Il vero eroe è il capostazione, Carmine Magliacano che ha tolto la corrente e si è messo a correre sui binari per fermare i treni», ci tiene a chiarire. Di nuovo si fa silenzioso, la mente lo porta altrove: «Rivedo un uomo, un volontario della Croce Verde che correva a soccorrere la gente ed è stato travolto dall’esplosione».
I giorni e le notti di Roberto adesso sono segnati dal ritmo dei passi nel corridoio di casa, dall’appuntamento con i notiziari. Dalla luce che si accende e si spegne. Ogni tanto un passaggio in stazione, per parlare con i colleghi e sentirsi ancora dei loro. Accanto ha la moglie, la prima persona cui ha pensato mentre le fiamme erano alte cento metri: «Le ho telefonato, non ti preoccupare, le ho detto, sto bene, credimi, anche se in tv vedrai cose tremende». Moglie e figlia ora non lo lasciano solo un momento, dopo che le fiamme lo hanno risparmiato cercano di proteggerlo da un altro nemico insidioso: «Sono fortunato a essere ancora al mondo». È vivo, ma gli incubi sono sempre pronti a raggiungerlo. Ma poi che cosa verrà? «Mi hanno dato trenta giorni di riposo. Ci aiuterà uno psicologo. Poi chissà, mi piacerebbe tornare a lavorare, il nostro è un lavoro duro, ma bellissimo. Portiamo centinaia di persone, treni grandi come palazzi. La gente non immagina nemmeno che grande difficoltà. E che responsabilità…».
La Stampa












9 commenti
caro roberto sono un viareggino che quella notte era la, non devi pensare che la responsabilita' sia tua , le responsabilita' vanno cercate altrove,spero che tu riesca a capire che i viareggini ti vogliono bene,io sono uno di quelli che ti vorrebbe tra di noi viareggino per sempre
....CARO ROBERTO!!!
Hai visto quanti Viareggini ti vogliono bene???
Piano piano i sogni e i pensieri che ti affliggono spero che ti abbandoneranno!
Prova a fare uno sforzo! ricorda il passato ma non consentirgli di impossessarti della tua mente.
Prova a fare uno sforzo! guarda avanti, più avanti che puoi e cerca di riacquistare la tua serenità. Quella serenità che ti accompagna sempre e accompagna i tuoi cari.
Ci chiedi di metterci nei tuoi panni; io credo che sia molto diffoicile farlo!! hai visuto e stai vivendo una esperienza che per chiunque ha dell'inimmaginabile!!!
.....E ricorda che non sei tu quello che deve pensare, s0ono altri! e se hanno una coscienza ora, starà pensando. Credimi
Un grande abbraccio
Angelo
Caro Roberto sono sicuro che tu hai fatto tutto il possibile per evitare la tragedia , ma la sfortuna ha voluto che il deragliamento avvenisse proprio nel centro abitato e pensare che c'era abbastanza campagna libera sia prima che dopo la stazione .
Non sentirti in colpa , chi lo deve fare è semmai quel personale che ha eseguito le verifiche del vagone e magari verifiche fatte in fretta come quasi sempre succede.
Sappi che parlando con le persone non è mai venuto fuori un discorso dove qualcuno imputasse delle responsabilità nei confronti dei macchinisti ; tuttavia anche se molto difficile , posso cercare di immaginare il tuo stato d'animo , anche se non ti sarà di aiuto ti mando un forte abbraccio e cerca di farti forza ,non abbassare lo sguardo ma sii fiero di quello che sei riuscito a fare considerando che tutto è successo molto in fretta, ciao .
Sono un volontario che èra di turno quella sera dell'esplosione,ricordo bene i due macchinisti che correvano verso di noi, per dare l'allarme. Grazie a loro ci siamo salvati da quello scoppio, perche si credava ci fosse un incidente ed eravamo accorsi verso il semaforo.Se loro prendevano un'altra direzione addio 4° squadra. Grazie Macchinisti del Treno
Inviatiamolo tra di noi, Viareggio è una città distrutta nel dolore, ma è sempre stata una città riconoscente e solidale. Diamo un grande abbraccio a questo uomo semplice, facciamogli capire che il nostro dolore è il suo dolore, sono certo che insieme riusciremo ad allontanarlo.
Il volontario della Croce Verde che cita Roberto si chiama Luigi e attualmente è ancora ricoverato al Versilia, sta bene
Altro che sensi di colpa Roberto, sei un eroe e sono strafelice che almeno tu ed il tuo collega siete riusciti ad uscire indenni dal disastro, almeno fisicamente. So che è dura ma cerca di vederla di così, senza il vostro intervento dopo il deragliamento, sarebbe andata molto peggio. Ti siamo vicini e cerca di superare al più presto questo brutto momento. Viareggio ti può essere solo riconoscente, avresti potuto imboccare l'uscita della stazione e dartela a gambe, ma non lo hai fatto.
Con affetto e stima.
Massimo
Caro Roberto, sono un Viareggino e come tutti i miei concittadini, ma non solo, da dieci giorni a questa parte non penso ad altro, però, ti prego di credermi, Viareggio non è una metropoli, ci conosciamo un pò tutti e non ho sentito neanche mezzo commento che sollevasse qualche dubbio sull'operato tuo e del tuo collega, ma anzi, insieme al Capostazione, siete considerati persone eccezionali, che mettendo a repentaglio la propria vita, correndo in mezzo ai binari invasi dal gas, siete andati probabilmente oltre quanto era lecito attendersi, contribuendo in maniera determinante a far si che la tragedia non assumesse proporzioni ancora più grandi. Non pretendo che questo ti sia di particolare conforto, ma avendo sempre sentito dire che il vostro lavoro, duro, delicato e neanche tanto retribuito, lo si fa se si ha una grande passione, spero vivamente di saperti presto al tuo posto sulla locomotiva.
Forza Roberto
Ciao Rossano
Ciao Roberto, sono un viareggino che come te ricordera' x sempre questo 29 giugno.
Le mie parole non possono certo distogliere il tuo sguardo da quei ricodi che hai e avrai davanti agli occhi x tutta la vita, ma sappi che il tuo intervento ha salvato altre vite.
Capisco il tuo stato d'animo e se potessimo noi vareggini accollarci la tua tristezza un po'a testa, lo faremmo volentieri.
Perche' sappi che tutta Viareggio non ha mai dato colpa a voi conducenti e fin dall'inizio le colpe si sapevano che erano di altri.......purtroppo tu non puoi decidere se fare o no questi viaggi con attaccate queste bombe innescate, il tuo lavoro e' di portarle al sicuro a destinazione.
Hai fatto il possibile xche' la tragedia non avesse contorni + drammatici, ed e' di questo che devi andare fiero, niente altro.
la vita e' cosi', se ti puo' essere di conforto, sappi che + piangiamo i nostri caduti e + loro sono tristi nella dimensione in cui vivono ora.
Ciao Roberto.
...Questo è un uomo che solo per coscienza, dovere e attaccamento alla famiglia ha scelto un lavoro duro e ordinariamente retribuito.
Adesso sta facendo i conti con uno spettro che non c'è perchè, caro Roberto!, tu non ne sei per niente responsabile.
Il tempo ti aiuterà a superare questo momento e tornerai ad essere il Roberto di prima.
Adesso, FERROVIE!!! aiutatelo, curatelo e fate in modo che riprenda la sua vita cosidetta normale.
Roberto, lo spettro della rresponsabilità non ti sta cercando e non ti appartiene!
Ti auguro di superare questo momento con l'aiuto di tutti,
FORZA ROBERTO ,! sei un uomo forte e ce la farai!
Angelo