8 settembre 2009, Bruxelles. Gli interventi di Maria e Valentina presso la sede della Commissione Europea

Disastro a Viareggio 0

Mi chiamo Valentina Menichetti, il vostro treno ha portato via Emanuela, mia sorella, aveva 20 anni.
Lunedi ore 23:50, un bagliore, le esplosioni e il fuoco tra le case; questo è l’inferno che si è scatenato a Viareggio lo scorso 29 giugno.
Il bilancio della strage conta 31 vittime, 7 persone che versano ancora in gravi condizioni, centinaia di persone evacuate, una città sotto shock. Tre bambini arsi vivi, famiglie intere distrutte, progetti, sogni, le fatiche di una vita spazzati via in un attimo, e non é stata una fatalità.
Sono passati 71 giorni e ad oggi ancora nessuna responsabilità accertata; si assiste piuttosto ad un gioco di rimbalzi dall’uno all’altro dei soggetti individuati.
Questa è vergogna, questo non possiamo accettarlo.
Avreste mai pensato che un disastro di questa portata potesse accadere in questa Europa?
Nessuno potrà mai restituirci Emanuela e tutti gli altri, per questo pretendiamo la massima serietà e il massimo impegno da parte di coloro che ricoprono posizioni di responsabilità all’interno delle aziende coinvolte ma sopratutto da tutti voi che amministrate la nostra vita quotidiana
Vogliamo verità e giustizia, limpida e veloce, vogliamo equi risarcimenti; chiediamo il vostro impegno politico, è un vostro preciso dovere morale a cui non potete sottrarvi.
Siamo qua oggi, costituiti in comitato, perché vogliamo presenziare e seguire da vicino le indagini, vogliamo essere certi che tutto ciò non debba ripetersi mai più. La vita umana è il valore più importante, la sua tutela un diritto fondamentale e questa volta non permetteremo che venga dimenticato.


Valentina

STRAGE DI VIAREGGIO: VOGLIAMO SICUREZZA, VERITA’ E GIUSTIZIA

La immane tragedia di Viareggio che ha seminato morte e distruzione con 31 vittime innocenti ha dimostrato che la sicurezza del trasporto ferroviario riguarda concretamente la vita e l’incolumità di tutti i cittadini e non solo di quelli che utilizzano il treno o vi lavorano.

Quella di Viareggio è una strage annunciata: dal processo di privatizzazione e deregolamentazione in corso da anni, di liberalizzazione e deregolamentazione, da scelte politiche di fondo unicamente indirizzate al mercato e al profitto, alla diminuzione dei costi, con riduzione del personale, della manutenzione, esternalizzazioni e con la riduzione e l’alleggerimento dei controlli.

Questa catastrofe ha dimostrato tutta l’inadeguatezza dell’attuale normativa, nazionale e comunitaria, riguardo alla sicurezza in particolare del trasporto di merci pericolose, la tutela della popolazione e dell’ambiente.

Per questo intendiamo perseguire l’accertamento della verità e delle responsabilità, analizzare le cause anche tenendo conto dei numerosi incidenti analoghi che solo per caso non hanno avuto gravi conseguenze, e colpevolmente ignorati dalle imprese e dalle autorità competenti.

Troviamo assurdo e scandaloso il rimpallo di responsabilità iniziato nelle ore immediatamente successive tra i vari soggetti coinvolti: vi è il rischio concreto che nella confusione di competenze e ruoli, le 31 persone orribilmente bruciate restino senza un perché.

Dopo Viareggio nulla potrà restare come prima: le donne e gli uomini seduti in queste Istituzioni, se vogliono onorare il loro ruolo e rendere un servizio ai cittadini dell’Unione, devono mettere in discussione le regole vigenti per cambiarle radicalmente. Sarebbe inutile ed ipocrita esprimere il lutto ed il cordoglio e continuare a lasciar circolare per l’Europa carri-bomba senza che vi sia neanche la certezza sull’identità del titolare responsabile della manutenzione e dei controlli; lasciando che si giochi con parole e concetti importantissimi quali “proprietario”, “possessore”, “detentore” e “utilizzatore”.

Ma per cambiare veramente pagina in favore della sicurezza, occorre prima di tutto che cessino le intimidazioni, le sanzioni disciplinari e i licenziamenti verso i ferrovieri che difendono quotidianamente la sicurezza di tutti.

Noi siamo qui per difendere il trasporto merci su rotaia rispetto a quello stradale, contro coloro che vorrebbero ridurlo allo stesso livello di insicurezza, ma alla solo condizione che sia reso sicuro. In nessun Paese che si definisca civile si può anteporre la libera circolazione delle merci alla vita e alla salute degli esseri umani.

A questo scopo proponiamo una serie di modifiche normative e tecniche, ma non solo, dettate dall’esperienza e dal buon senso, quale contributo dei cittadini e dei lavoratori, affinché quanto accaduto non possa ripetersi mai più, né a Viareggio, né in nessun altro luogo al mondo.

Prime proposte:

1.in primis, la drastica riduzione di velocità dei treni merci nelle zone abitate;

2. revisione generale degli assi, delle boccole e dei carrelli iniziando dai rotabili più vecchi e riduzione degli intervalli delle revisioni;

3. ridurre le distanze attuali del controllo da terra con i Rilevatori della Temperatura Boccole (RTB), dall’intervallo degli attuali 100-120 km, a distanze non superiori ai 25 km e, comunque, sempre prima dei centri abitati. Se fosse esistito in precedenza alla stazione di Viareggio avrebbe probabilmente evitato il disastro;

4.dispositivi antideragliamento per tutti i treni merci, che avvisino il macchinista e arrestino immediatamente il treno in caso di fuoriuscita di anche una sola ruota dalla rotaia e di monitoraggio continuativo come avviene su alcuni treni eurostar





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