E' iniziata la demolizione dei binari 9 e 10. Presidio alla stazione di Viareggio

Disastro a Viareggio 0

La demolizione dei binari 9 e 10 è iniziata ieri, sotto la pioggia e “a sorpresa”. Ma l’acqua non ha fermato la protesta di chi da giorni chiede il “no alla loro eliminazione e il si ad un confronto aperto”. Giovedi della scorsa settimana le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, avevano scritto allo stesso AD Mauro Moretti, e per conoscenza al sindaco Lunardini, al presidente della Provincia e al presidente della Regione, per chiedere la sospensione dell’inizio dei lavori, chiedendo un incontro per discutere di proposte di sicurezza. Mancavano pochi minuti alle otto e trenta ieri mattina quando invece sono iniziati i lavori di smantellamento dei due binari più vicini alle case di Via Ponchielli.

Il primo ad arrivare sul posto è stato Riccardo Antonini, portavoce di Assemblea 29 giugno. Poi, a seguire, alcuni ferrovieri, tra cui i responsabili sindacali, anche dell’ Orsa e i lavori di demolizione e sono stati subito ostacolati dalla protesta di chi, non solo teme un declassamento della stazione di Viareggio, ma denuncia anche un mancato, e preventivo, incontro con i lavoratori e i loro rappresentanti, oltre che con l’intera città. Un rappresentante dei ferrovieri è intervenuto per bloccare i lavori, piazzandosi sui binari, in attesa che il sindaco di Viareggio Luca Lunardini arrivasse.

Al posto del primo cittadino è però arrivata la Polfer, per allontanare i manifestanti, e l’incontro con il primo cittadino è avvenuto nella sua stanza, intorno alle 11. Due ore di proposte, e richieste, “con un nulla di fatto, se non una promessa di ricontattare l’Amministratore Mauro Moretti”.

Poi i ferrovieri sono tornati alla stazione, assieme agli assessori provinciali Emiliano Favilla e Silvano Simonetti e la stampa, per un sopralluogo sul posto, teso ad illustrare le loro ragioni.

“La soppressione di binari 9 e 10 nulla ha a che fare con la sicurezza e la salute, che riguardano ben altro. Sopprimerli sarebbe un errore imperdonabile: di fatto, nonostante le rassicurazioni di non declassamento fra l’altro fatte da Moretti solo a voce a Lunardini, e non per iscritto, togliere due binari, necessari per le manovre, declassa la stazione”. “Il rifiuto al confronto, chiesto e richiesto, può avere senso con chi si ritiene ostile e nemico, e non ci sembra di esserlo stati mai in questi quattro mesi – hanno affermato i ferrovieri -, oppure quando non si hanno buone e sufficienti argomentazioni”. Poi la polizia ferroviaria è intervenuta nuovamente, identificando tutti. Stampa compresa.

Nel pomeriggio invece sono stati gli abitanti di via Ponchielli a organizzare un presidio, anche per commemorare le vittime della strage nel giorno dei morti, confermando la loro posizione in merito: “ Se non tolgono i binari 9 e 10 nessuno di noi tornerà ad abitare qui”. Mentre si attendono, per le prossime ore, risposte in merito alla sospensione dei lavori iniziati ieri, richiesta da ferrovieri e sindacati, i residenti danneggiati sono “irremovibili”.

Summit in comune, nella stanza del sindaco: dopo la protesta sui binari i ferrovieri, i rappresentanti sindacali, Orsa inclusa, e il portavoce di Assemblea 29 giugno sono stati ricevuti da Luca Lunardini, nonostante fosse “febbricitante, e imbottito di tachipirina”. Alla riunione hanno partecipato sia gli assessori provinciali alla Protezione Civile e ai Trasporti Emiliano Favilla e Silvano Simonetti, oltre al geometra Gianfranco Baldini del Comitato Avif. “I lavori di smantellamento sono iniziati con una decisione unilaterale, senza che venissero interpellati i lavoratori, le rappresentanze sindacali e la città”. Questa è stata la prima denuncia. Giovedi della scorsa settimana, tra l’altro, era stata spedita all’AD Mauro Moretti, e per conoscenza anche al sindaco, al presidente della Provincia e al presidente della Regione, una richiesta di sospensione tesa ad un tavolo di incontro: “richiesta rimasta inevasa”. “Ormai è opinione condivisa che la soppressione dei binari 9 e 10 non abbia nessun nesso con la sicurezza e la salute – hanno ribadito i referenti al primo cittadino. “ Sarebbe un errore madornale sopprimere i due binari, che non sono di transito, ma di manovra per i treni passeggeri della linea Firenze – Lucca – Viareggio, della quale si parla di raddoppiamento, che li fanno sosta per poi ripartire la mattina dopo”. “L’abbattimento dei due binari – questa è quanto i ferrovieri hanno riferito a Lunardini – porterebbe solo a perdere quanto fino ad oggi difeso con le lotte sindacali: la chiusura della stazione durante la notte e la perdita del presidio del capostazione”. La notte del 29 giugno è grazie alla sua presenza se ci sono stati solo 31 morti.

“La sicurezza si assicura in altro modo, ad esempio installando barriere adeguate di protezione – e Favilla ha fatto notare che “nel punto più stretto il muro lo si può erigere indietreggiandolo di quattro metri, e addirittura di trenta nei punti più larghi, senza togliere i due binari”. La richiesta al sindaco è stata quella di farsi portavoce di una “immediata sospensione dei lavori”, per aprire un confronto, “ tra l’altro propedeutico ad ogni decisione”: “L’amministrazione comunale ha fatto richiesta di smantellamento pensando, sull’onda emotiva della strage, di tranquillizzare gli abitanti. L’ignoranza, intesa come non conoscenza delle questioni, ha motivato il rifiuto al dialogo, per noi incomprensibile, da parte del Comitato via Ponchielli”. Il sindaco ha comunque promesso di farsi portavoce della loro richiesta: “Non sta a me sospendere i lavori”. Ma intanto, mentre ieri i lavori sono proseguiti, l’unica cosa certa è che “i ferrovieri continueranno la battaglia per impedire l’ennesimo scempio sulla testa dei lavoratori e dell’intera città di Viareggio”.


Sulla eliminazione dei due binari si stanno pronunciando un pò tutti: dalle segreterie regionali di Cgil-Cisl-Uil allo stesso senatore Massimo Baldini, che ha presentato giorni addietro una interrogazione parlamentare. Tra molti si sta facendo strada l’opinione comune che togliere due binari “ non ci azzecca niente con la sicurezza”. “C’è il rischio – e ad affermarlo sulla base dell’esperienza è Riccardo Antonini, ferroviere prima che portavoce di Assemblea 29 giugno – che possa voler dire declassamento della stazione, riduzione di personale, di servizi e di fermate”. Oltre al fatto che lo smantellamento ha un costo economico che invece “potrebbe e dovrebbe essere impiegato per la sicurezza e in progetti di pubblica utilità”. “Anche gli abitanti di piazza Dante potrebbero un domani aver paura e chiedere lo smantellimento dei binari 1 e 2: allora che facciamo? Togliamo anche quelli in nome della sicurezza?”. Anche il fatto che i treni viaggino a 50 chilometri orari nella sola stazione di Viareggio, e non al Marco Polo o a Torre del Lago, è , per i ferrovieri, una misura che “nulla ha a che fare con la sicurezza, che incide solo su poche centinaia di metri. Un nuovo disastro potrebbe accadere ovunque, dove i limiti di velocità sono rimasti come prima, se non vengono messe a punto altre forme di sicurezza”. E di non meno rilevanza rimane “il fatto inaccettabile di subire una decisione – quella della domolizione dei due binari – senza essere stati neppure interpellati: prima ancora che sul merito, come ferrovieri abbiamo tanto da dire, sul metodo”. Per riprendere un dialogo utile alla ‘città della strage’ i ferrovieri hanno già fissato delle date: intanto una riunione giovedi sera alle 21 al Dopo Lavoro Ferroviario, per promuovere sabato 7 novembre, dalle 10 a mezzogiorno, un presidio davanti al Comune e per organizzare un’assemblea cittadina per oggi, martedì, alle 20.45, aperta a tutti, associazioni, forze politiche, sindacali e sociali. Poi un seminario, “Sicurezza e strage di Viareggio”, forse sabato 28 novembre dalle 14 alle 19.30. “Ogni critica, suggerimento, o nuova proposta, è ovviamente auspicabile”.

Letizia Tassinari

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