Lettera a dei bambini mai cresciuti, dedicata a Iman Hamza, Luca e Lorenzo Piagentini

Disastro a Viareggio 1

Cari Iman, Hamza, Lorenzo, Luca,

sono passati cinque mesi da quella notte in cui i vostri occhi si sono chiusi su questa città e sul mondo. Cinque mesi da quella notte in cui altri, insieme a voi, sono diventati un nome e cognome su di un certificato di morte. Cinque mesi da quella notte piena di dolore, paura, lacrime.

Di voi conosco solo quello che si è raccontato, scritto, ricordato. Non ho mai ascoltato il suono della vostra voce, della vostre risate, del vostro pianto. Posso solo immaginarlo. Come posso solo immaginare cosa abbiate fatto nelle vostre ore prima del buio di quella notte che ha chiuso, per sempre, i vostri occhi.

Anch’io ho un figlio che oggi ha 16 anni e ho vissuto, come il vostro papà, gli stessi momenti, le stesse emozioni, le stesse gioie che si provano per un figlio della vostra età. Quando siete nati, quando avete messo il primo dentino, pronunciato la prima parola. Gli ho raccontato storie, insegnato a disegnare, a colorare, a costruire aquiloni come avranno fatto i vostri genitori. Anch’io ho avuto parole e sogni per il suo futuro e le preoccupazioni del quotidiano vivere nel rapporto tra genitori e figli.

Io posso continuare ad avere parole e sogni per il suo futuro, i vostri genitori non possono più perché voi, oggi, non siete più con loro.

E se non siete qui non è per vostra volontà, ma perché altri hanno deciso il vostro destino e il vostro sacrificio. Lo hanno deciso quelli che hanno ignorato le richieste di sicurezza per quei vagoni che erano bombe pronte ad esplodere e che la notte passavano vicinissime alle vostre case, ai luoghi dove vivevate insieme ai vostri cari. Lo hanno deciso quelli che hanno immolato la vita umana, anche la vostra di bambini, sull’altare del profitto. Lo hanno deciso quelli che hanno ignorato gli appelli dei vostri genitori, di tutti quelli che da anni denunciavano quella situazione e non hanno mai ricevuto una risposta.

Solo silenzi. Gli stessi silenzi di chi, ad oggi, non ha ancora chiamato nessuno a rispondere dei morti, dei feriti, della devastazione di quella notte.

Ma forse voi vi eravate abituati al rumore di quei treni, e quella notte dormivate sognando i colori, i suoni, le mille avventure che riempiono l’infanzia di ogni bambino.

A volte cerco di immaginare come sarebbe stato il vostro domani, il vostro futuro, quello che altri hanno cancellato e ucciso. Forse lontano da qui in altre città, in altri paesi, da questa città di cui eravate a pieno diritto figli e cittadini ma che dimentica, come tutto il mondo, i vostri diritti, la necessità di spazi per giocare, fare amicizia, amare, crescere e costruirsi un futuro.

Vi immagino sul mare d’estate a costruire castelli di sabbia, a raccogliere conchiglie, a correre dietro a un pallone, oppure per Carnevale, a lanciare stelle filanti e coriandoli vestiti da fata, pirata, pagliaccio con gli occhi all’insù, con gli occhi pieni di meraviglia e nelle orecchie canzonette spensierate, guardando strane figure colorate.

O forse questi giorni, prima delle solite festività consumistiche, dove solo i bambini hanno ancora la voglia di sognare e fantasticare e gli adulti dimenticano di essere stati anche loro bambini, avreste visto abeti addobbati, luci e suoni e, nelle vostre case avreste aspettato i regali dei vostri genitori, dei vostri parenti, degli amici…

Ma è solo la mia immaginazione perché, in quella notte di giugno, voi, e altri come voi, avete chiuso per sempre gli occhi sul mondo.

A noi che siamo ancora qui, con negli occhi l’orrore e le grida di quella notte, il compito di non chiuderli mai, di non dimenticare e di pretendere verità e giustizia. Perché tutto questo non accada mai più, per nessuno e in nessun posto di questo povero mondo.

Un abbraccio forte e una carezza lieve, ovunque voi siate…


Roberto Alessandrini



1 commento

  1. carola giovedì 17 dicembre 2009 alle 18:27:14

    Grande Alessandrini,sempre sorprendente.Mai dimenticarsi di questi e altri bambini,vittime dell'infinita violenza di certi adulti.

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