L’abbraccio di Leo a papà. Ieri a Padova i Piagentini si sono visti per la prima volta

Disastro a Viareggio 8

Fino ad ora si erano sentiti soltanto per telefono. «Ciao papà, quando vieni?». E dall’altro capo del cellulare la risposta era più o meno sempre la stessa: «Presto, Leo. Presto». Dopo cinque mesi e dieci giorni da quel maledetto 29 giugno, dopo decine e decine di chiamate con il groppo in gola e con il tempo che sul lettino dell’ospedale sembrava non trascorrere mai, ieri Marco Piagentini ha finalmente riabbracciato il suo Leonardo.

Un abbraccio lungo, lunghissimo. Bagnato da lacrime di gioia che hanno riempito più di mille parole il silenzio quasi imbarazzato dei primissimi istanti. Poi la commozione si è finalmente sciolta. E papà e figlio - uno di fronte all’altro, occhi negli occhi, mano nella mano - si sono guardati, parlati, studiati. Marco ha scoperto quanto è cresciuto il suo piccolo soldatino coraggioso, diventato suo malgrado l’eroe di una storia che i bambini come lui avrebbero invece il diritto di non vivere mai. Leo ha invece rivisto il suo papà e chissà cosa ha pensato nel trovarlo più magro, con i capelli rasati. E forse riuscendo soltanto ad immaginare quanto sia stato vicino a perderlo. Come mamma Stefania. E come Luca e Lorenzo, i fratellini più piccoli.

Il primo abbraccio di Marco al suo Leo non è stato a casa dei nonni, dove Leonardo abita da quando non esiste più la sua abitazione di via Porta Pietrasanta. Per ora papà e figlio si sono rivisti in una cameretta dell’ospedale di Padova, dove Marco è ancora ricoverato dal giorno della strage. Ha fatto passi da gigante, nel frattempo. Adesso parla, si alza dal letto, riesce a mangiare. E presto - forse proprio per Natale - salirà su una ambulanza che lo riporterà a Viareggio, dove finirà di curarsi. Ieri, però, è stato Leo a salire sulla macchina degli zii e a percorrere quei trecento chilometri che lo separavano dal papà. Tre ore di viaggio fatte con quell’entusiasmo e quel pizzico di tensione che precede i grandi eventi della vita. Anche quella di un bimbo di otto anni.

Cosa si siano detti, Leo e Marco, non è dato saperlo. E, forse, è anche giusto che sia così. Sono momenti, parole, emozioni che i due non devono dividere con nessuno. Di certo avranno parlato dell’Inter, la loro squadra del cuore, che di lì a poco sarebbe scesa in campo per giocarsi il cammino in Champions. O dei progressi fatti a scuola, affrontando nuove materie. Di certo quelle poche ore trascorse fianco a fianco saranno sembrate al tempo stesso brevissime e interminabili.
Poi il saluto, il solito saluto. «Ciao papà, quando vieni?». E la solita risposta: «Presto, Leo. Presto». Stavolta, però, è davvero questione di ore.
Il Tirreno

8 commenti

  1. gipsy viareggio giovedì 10 dicembre 2009 alle 21:43:08

    non vi conosco personalmente,ma sono felice perchè ho letto questa bella notizia su di voi, e come tanti viareggini miei concittadini vi sono vicina e vi mando un grosso abbraccio come si fà alle persone piu' care di famiglia!un bacio.......

  2. univoxplus@hotmail.com giovedì 10 dicembre 2009 alle 19:51:54

    chissa' quegli occhi quanti sentimenti hanno detto.... Viareggio aspetta di sorridere a Leo e Marco insieme! un abbraccio!

  3. delpyna giovedì 10 dicembre 2009 alle 19:25:45

    vi auguro a tutte e due un Buon Natale e spero che il tempo vi porti un pò di tranquillità.Un forte abbraccio. Forza inter.LEONARDO SEI FORTE.

  4. CHRISTIAN giovedì 10 dicembre 2009 alle 17:59:13

    MARCO E LEONARDO VI VOGLIAMO BENE!!!!!

  5. stellafilante giovedì 10 dicembre 2009 alle 17:51:36

    Questo è il più bel regalo di Natale che abbia mai ricevuto, e lo dico con tutto il cuore.
    Buon Natale a tutti i viareggini.

  6. serena giovedì 10 dicembre 2009 alle 17:34:44

    forza Marco!!!finalmente una bella notizia

  7. rossana giovedì 10 dicembre 2009 alle 16:01:06

    mi e' venuta la pelle d'oca a leggere queste parole..........

  8. ila giovedì 10 dicembre 2009 alle 15:14:22

    che emozione ragazzi....

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