6 mesi dalla strage. Vergogna:"Quella notte le fiamme hanno bruciato anche il registro degli indagati?!"

Disastro a Viareggio 0

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“Vergogna”. Mentre i morti sono saliti a trentadue, gli indagati restano a zero. La magistratura indaga infatti ancora contro ignoti: “Ferrovie, Gatx, Junghental Waggon, Cima Riparazioni, Sarpon, Aversana Petroli non sono note? Quella notte le fiamme hanno bruciato anche il registro degli indagati?”. E' stato questo l'interrogativo, stampato da Assemblea 29 giugno a caratteri cubitali sulle migliaia di poster, e volantini, ad attirare alla stazione almeno trecento persone la sera del 29 dicembre, dopo sei mesi da quella terribile notte, quella della “strage annunciata”.

I ferrovieri con Riccardo Antonini e Dante de Angelis, i sindacati Cgil e Orsa, l'Arci,il Circolo di Rifondazione Comunista di Viareggio, la Federazione, i Giovani Comunisti, tutto il PD di Viareggio, con il suo segretario Gianni Giannerini e la stessa Senatrice Manuela Granaiola, ma anche tanti cittadini comuni, lavoratori di ogni settore, studenti e soprattutto i parenti delle vittime, come Wilmer Silva, il fratello di Elisabeth erano li, alla stazione. “Sono distrutto dal dolore, ma ho qualcosa da dire alle autorità – ha gridato ai microfoni -: ai funerali solenni ci è stata promessa giustizia, ma per ora nulla è stato fatto. I responsabili devono essere puniti”.

Per farsi sentire, per una protesta più forte, “perché i 32 morti non siano uccisi una seconda volta e perché quanto avvenuto non abbia più a ripetersi” in tanti poi sono scesi sui binari e hanno bloccato temporaneamente, come annunciato, due Eurostar City, uno sul binario 4, diretto a Roma, e uno sul binario 3, diretto a Milano. Solo dieci minuti, per non danneggiare i viaggiatori, per una protesta forte “di fronte a risposte deboli, per non dire assenti, verso i familiari delle vittime, verso la città di Viareggio, e nei confronti della sicurezza in ferrovia”. Che non è solo di chi ci lavora ma di tutti. La questione giudiziaria è ancora in stallo, e in questo momento è quella più importante.

Poi ci sono i risarcimenti, anche se i soldi non guariscono le ferite, o il dolore per la morte. Il fermare i due treni è stato un atto simbolico, diverso teso ad ottenere finalmente risposte da chi le deve dare. “Se Moretti pensa di giocare con le parole si sbaglia: noi porteremo avanti la nostra battaglia ancora con più forza – è stata la promessa”. Soprattutto da ora. La sicurezza non si vende, come la verità: “e la giustizia si pretende”.

“Avevamo invitato anche il sindaco – ha riferito dai binari la consigliera Isaliana Lazzerini. Ma Lunardini non è venuto.
Letizia Tassinari

Foto: Raffaele Foto

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