Il Giornale della famiglia Berlusconi e Il Carnevale di Viareggio
Carnevale venerdì 19 febbraio 2010 9L’articolo de Il Giornale -quotidiano della famiglia Berlusconi- contro il Carnevale di Viareggio è greve e preoccupante. Le argomentazioni (?!) sono assai rozze e paiono richiamare alla necessità di una qualche censura salvifica.
La città sta giustamente reagendo. Anche il Sindaco e il Presidente della Fondazione devono difendere davvero Viareggio e il Carnevale di Viareggio.
Comunque i viareggini non consentiranno che venga colpita l’essenza del Carnevale di Viareggio, la sua carica di graffiante satira politica, il mettere alla berlina il potere e i potenti di turno.
Anche questa brutta pagina de “Il Giornale” è purtroppo segno dei tempi. Facciamo lavorare in pace i nostri bravi carristi , affinché possano esprimere liberamente tutta la loro creatività, compresa l’arte dissacratoria che è il sale e il pepe del nostro Carnevale.
Ancora una volta risulta molto attuale la vecchia canzone del Carnevale di Viareggio: “Chi disprezza le maschere capisce poco o niente.. fugge la verità..fugge la verità…”
Marco Montemagni Consigliere Regionale












9 commenti
Ancora una vignetta sul tema...
http://allafoa.splinder.com/post/22276345
@ o Stefano Raffaelli: velli èn velli della libertà ...di fà c***i loro.
Semo 'm pieno regime: Italiani aprite l'occhi e ppolitici della cosiddetta "sinistra": SPALàNCHELI!!!
I n un'intervista a Carlo Lucarelli del 2008, Licio Gelli, ex Gran Maestro di una loggia massonica segreta denominata «P2», disse: «Sono soddisfatto dell'attuale governo, perché sta facendo quello che io ho detto e scritto anni fa». Il programma di Gelli, che lui definì «Piano di Rinascita Democratica» doveva avviluppare la società italiana in un sistema autoritario per «rivitalizzare il sistema», attraverso la modifica dall'alto di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dalla burocrazia ai partiti politici, dalla stampa alla magistratura, dai sindacati alla scuola. Questo programma fu scoperto in un doppiofondo di una valigia della figlia del «Gran Maestro», Maria Grazia Gell, assieme ad altri documenti che furono consegnati alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica «P2». Umberto Bossi, allora, definì la P2 come forza nata per tutelare gli interessi del grande capitale contro il potere politico e dei corpi dello stato. Nell'era Gelli, che va grosso modo dagli anni Settanta agli anni Novanta del secolo appena passato, accadono omicidi come quello del banchiere Sindona, avvelenato in carcere da una tazza di caffè, quello dell'avvocato Ambrosoli, che aveva avuto il torto di scoprire troppe cose illegali, quello di Mino Pecorelli, un giornalista che chiacchierava troppo. Non parlano invece più il colonnello delle Fiamme Gialle che indagò su Gelli, suicidatosi nel 1981, e il suo superiore, generale Salvatore Florio, morto in uno strano incidente automobilistico nel 1979. Tutta la strategia della tensione di quegli anni si articola nell'ombra dell'influenza di Gelli, come la strage dell'Italicus (una bomba piazzata su un treno), quella di piazza Fontana a Milano (una bomba nella Banca dell'Agricoltura), della stazione di Bologna (un ordigno in una sala d'aspetto), e la strage nella piazza di Brescia (una bomba che esplode in un cestino dei rifiuti), delitti mai completamente chiariti dalla giustizia. Ci fu anche un incredibile e inimmaginabile discorso alla Camera di un deputato socialista, tale Bettino Craxi, che descriveva la «disperazione delle vittime», cioè dei fratelli massonici inquisiti dalla magistratura per tentato colpo di stato. Nella «P2» militavano fra altri Silvio Berlusconi, fratello massonico numero 1816, Maurizio Costanzo, tessera 1818 , Roberto Gervaso, tessera numero 1813, Mino Pecorelli, tessera numero 1750, Fabrizio Cicchitto, tessera numero 2232, Publio Fiori, tessera numero 1878, Gustavo Selva, tessera numero 1814, il consigliere e collaboratore di Cossiga, Federico D'Amato, i generali Ferracuti, Guccione, Grassini, Santovito, Siracusano, Torrisi, Walter Pelosi, assieme a molti altri meno conosciuti, e ultimo nell'elenco, ma non d'importanza, il generale Donato Lo Prete, capo della Guardia di Finanza . «Il Piano» di Gelli si articolava nei seguenti modi: prevedeva la presenza due soli partiti in parlamento, uno di sinistra con Pci e socialisti, e uno di destra, con i Dc, i liberali e fascisti di varia sfumatura. Prevedeva anche un ente di controllo sulla stampa, nonché lo smantellamento della Rai, la televisione statale, a favore delle televisioni private. Il «Piano» comprendeva una riforma del mondo sindacale, con l'esclusione della Cgil. Abolendo l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, si sosteneva che ciò avrebbe agevolato l'occupazione. La riforma della magistratura si doveva attuare con una modifica del ruolo del pubblico ministero e aboliva il peso e l'influenza del Consiglio Superiore della Magistratura. Era prevista la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e quelli giudicanti, e si stabilivano criteri di selezione per la promozione dei magistrati. Si metteva in conto anche la riduzione del numero dei parlamentari. I poteri del presidente della Repubblica andavano ridimensionati e il comando delle forze armate passava nelle mani del ministro dell'interno. Saltano all'occhio, oggi, le analogie e le somiglianze tra il piano di Gelli ed il governo Berlusconi, con gli stessi progetti e con la presenza di molti uomini, che allora furono tra gli inquisiti. Gelli e Berlusconi si ispiravano e si ispirano entrambi all'ideale di Peron (peraltro amico di Gelli) per una repubblica populista come quella argentina. E salta anche purtroppo all'occhio la debolezza delle opposizioni.
io mi sono registrato e ho lasciato un commento, ma non lo pubblicano... chissà perchè... eppure non ero stato nemmeno tanto cattivo... avevo solo detto che "non c'è bisogno di criticare aspramente, se a uno non piace il Carnevale di Viareggio può fare altre 1000 cose senza bisogno di criticarlo, esattamente come faccio io che non leggo "il giornale"... e tenuto conto della qualità di alcuni articoli e della qualità di alcuni commentatori ne son sempre più contento"... parola più parola meno
ma chi lo compra il giornale....giornale bono per accende il foooo...e come si gode vedello bruciaaa......
Mettemola sul ride, 'n fondo semo al Carnevale di Viareggio!
http://allafoa.splinder.com/post/22275205
Me lo chiamate "giornale" vello lì?
'Un è bbono nianco per fàcci 'ccari di Cento!
E la Pravda dell'epoca brezneviana in confronto era il non plus ultra della democrazia!!!
Io mi sono registrato apposta sul giornale per lasciare un commento, serebbe utile lo facessero anche altri.
Viareggio è governata da incompetenti e su questo tutti d'accordo, ma il CARNEVALE NON SI TOCCA, ci siamo nati e lo amiamo. Come dice l'articolo che riprende la canzone: "..chi disprezza le maschere capisce poco o niente..."
BERLUSCONI PEZZO DI ......
voi che state sulle poltrone del potere avete l'obbligo morale di difendere la dignità lesa