Strage:" E' passato un'anno, sembra ieri"
Disastro a Viareggio giovedì 1 luglio 2010 4La lettera di Jan Vecoli
Faceva caldo, la sera del 29 giugno dell’anno scorso, e l’aria era ferma e umida. Ero a casa poco prima di mezzanotte, guardavo la tv, mi riposavo. Abito a Lido di Camaiore, vicino alla via del Fortino, a pochi chilometri in linea d’aria dalla stazione di Viareggio, tre, forse quattro.
Ho cominciato a sentire delle botte, penso che sia strano che ci siano i fuochi artificiali il 29 giugno, sento le botte che si ripetono , si susseguono in lontananza e vedo il cielo strano dalla piccola corte di casa mia. Chiamo mio fratello che abita sopra di me, gli chiedo che cosa sta succedendo, lui mi risponde che forse c’è una festa, forse un matrimonio.
Dopo circa un minuto mi arriva la prima telefonata da Stefano, mi dice Jan corri alla Croce Verde, mi dice Jan è successo un casino, mi dice Jan sono vicino alla stazione ed è scoppiato tutto. Faccio il volontario alla Croce Verde del Lido da tutta la vita e quindi telefono in sede e mi dicono che non sanno ancora di preciso. Provo a fare altre telefonate ma il telefono di casa è muto, il cellulare mi dice rete respinta. Dopo qualche minuto ancora mi arriva la telefonata da Gianluca, lui oggi è il direttore dei servizi ed io il vicepresidente della Croce Verde, ma abbiamo fatto per 10 anni le notti insieme.
E mi dice corri, mettiti la divisa e corri. C’è rimasta una ambulanza in sede. Corri.
E io corro, mi cambio e corro. Faccio il formatore da un sacco di tempo, insegno alla gente a soccorrere la gente, ho fatto corsi su corsi, di triage, di maxiemergenze, di tutto e di più. Ho vinto le gare di soccorso, ho portato all’ospedale centinaia,
forse migliaia di persone, non lo so più. Mentre penso allo scenario possibile corro in vespa, arrivo in sede e corro a piedi, sta arrivando Nicola che corre anche lui , ha la divisa in sede, si cambia al volo.
Un’ambulanza ha già fatto il primo viaggio e sta tornando là, monto con loro e corriamo a sirene spiegate verso via Ponchielli .Io non capisco, pensavo di dover andare alla stazione e invece andiamo dietro la stazione, dietro il videovip, mi dicono. Verso mezzanotte e un quarto siamo davanti al videovip, dietro c’è una corte con un muro, dietro il muro le fiamme sono altissime. Mi affaccio alla pinetina che c’è lungo l’aurelia e mi si presenta davanti la scena che non avrei mai voluto vedere.
Le fiamme stanno divorando le case di via Ponchielli, e quelle subito dietro. Comincio ad urlare a tutti di mettersi le mascherine perché chissà cosa stiamo respirando, comincio a pensare che se un altro vagone del treno dovesse perdere gas moriremmo tutti. Tutti. Un camion cisterna con un uomo carbonizzato sopra sta ancora bruciando e chissà cosa trasportava.
Molti ustionati sono già partiti per gli ospedali (Versilia Pisa Massa) prepariamo le ambulanze per gli ustionati che arriveranno, prepariamo garze sterili e soluzione fisiologica a quantità industriali, Tiriamo fuori le tavole spinali e cominciamo a passarle ai pompieri che come matti stanno tra le fiamme e tirano fuori feriti su feriti.Comincio ad avere idea delle dimensioni della catastrofe.
Porto una ragazza verso la prima ambulanza aperta e con il motore acceso che trovo, è ricoperta di ustioni e perfettamente cosciente, mi guarda con gli occhi sbarrati e trema dal freddo, non ce la farà, avrà avuto 25 anni, forse 30. Continuiamo il lavoro di trasporto verso le ambulanze pronte a partire per un po’ poi trasportiamo un uomo che non cammina e con ustioni lievi al punto medico avanzato davanti al comune.Sarà passata un’ora da quando siamo arrivati, saranno passati sotto i miei occhi almeno 5 ustionati gravi.
Lo trasportiamo di là dalla ferrovia, passiamo davanti alla Croce Verde sventrata ma prima di arrivarci i carabinieri da lontano ci fanno grandi gesti di rallentare, lì davanti giace il corpo carbonizzato del povero motociclista che si trovava a passare di lì. Sono sfinito. Al comune organizziamo la distribuzione dell’acqua e intanto arrivano le autorità. Mi avvicino a Milziade e gli dico che ci sono molti morti, ancora nessuno ha idea della gravità della cosa, del numero delle vittime.
La notte scorre e facendo la spola dal comune alla croce verde si affaccia l’alba. Torno a casa distrutto e mi metto a piangere. A piangere tanto. Quello che ho visto, l’odore che ho ancora oggi nel naso, la paura negli occhi della gente, le fiamme, il fuoco e il fumo. E’ passato un anno, mi sembra ieri sera.
Jan Vecoli












4 commenti
Ragazzi con grande forza e grande cuore grande sarà la ricompensa!
Il 29 giugno mentre eravamo tutti in zona via ponchielli per la commemorazione, mentre camminavo tra la gente, vedo un ragazzo alle mie spalle con la divisa della croce verde. Sta parlando con il suo compagno e dice:- E'la prima volta che ci ritorno......-, mi giro e stava piangendo. Dopo il tuo racconto, mi immagino, solo immagino perchè non l'ho vissuta, cosa avete provato quella tragica sera. GRAZIE JAN E A TUTTI VOI.
SI... NIENTE DA AGGIUNGERE...SOLO GRAZIE
Senza parole.