Viareggio non dimentica: 22 mila persone chiedono verità e giustizia
Disastro a Viareggio giovedì 1 luglio 2010 4Vedi le testimonianze!
Ventimila cuori sono scesi in strada.
A piedi, su una carrozzina, dentro un passeggino, in pantaloncini e maglietta o con qualunque divisa, con una foto appesa al collo o reggendo uno striscione, con la fascia tricolore o con una fascia nera al braccio, da solo o in compagnia, con in mano una candela e nel silenzio.
Di un silenzio che amplifica appesantisce e opprime, gli applausi che nascono spontanei lungo il corteo avevano il sapore di un simbolico risveglio.
Simboli come le bandiere listate a lutto, i lumini alle finestre a dare luce alle vie spente, i lunghi fischi dei treni azionati dai macchinisti e sottolineati dagli applausi, fino all'urlo delle sirene delle ambulanze e dei vigili del fuoco in via Porta Pietrasanta nell'ora, al minuto in cui Viareggio cambiò per sempre un anno fa.
Da qualche parte lontana e però così vicina, c'erano altri trentadue cuori alla finestra, neri e muti, che guardano maledettamente bruciati la ferrovia. Trentadue persone, bambini donne uomini, che non hanno potuto scegliere il loro destino. Ma che hanno dato un senso alla loro morte diventando eroi innocenti, non dimenticabili. Non c'è un potere che possa andare oltre questo. Anche chi è rimasto, ognuno con il proprio ricordo di quella notte, ha imparato un senso.
E' il buttarsi nel fuoco di un vigile del fuoco che sa di rischiare la vita, il tentativo disperato di un medico che sa di non poter salvare il ferito, l'attaccamento alla vita di chi è uscito da un ospedale.
E' la resistenza tenace, feroce, dei familiari delle vittime che non smetteranno di chiedere verità, giustizia e sicurezza. Come Antonio Lunardi, che sul palco legge su un foglio a testa e voce bassa, poi si solleva e guarda in faccia tutti noi: “Iniziamo ad andare con forza verso il futuro, che sia un futuro di giustizia, verità e sicurezza".
Quando prende la parola Paolo Pettinaroli, presidente dell'assemblea 8 ottobre 2001, strage all'aeroporto di Linate, nello stadio ci sono circa tremila persone. Aumenteranno a 20mila, o forse di più, durante il corteo. “Rimanete uniti e non accettate facili risarcimenti – ammonisce, lo ripete due volte mentre l'applauso sale – un Paese che sacrifica la sicurezza ai bilanci e alla burocrazia non è un Paese civile. Agiamo concretamente e civilmente affinché la sicurezza sia uno stato e non un concetto astratto”. Rabbia laica e misurata, dopo la preghiera dell'arcivescovo di Lucca Italo Castellani e del rappresentante della religione ortodossa.
Poi la marcia.
In testa i familiari e i parenti delle vittime, in fondo i labari delle istituzioni.
Dallo stadio lungo via Coppino, davanti al Municipio, in Passeggiata, su per via Mazzini fino alla stazione, e ancora in via Burlamacchi, il passaggio di fronte alla Croce Verde e accanto alla Torre Matilde.
Infine sul cavalcaferrovia, Largo Risorgimento e lì, nel cuore della strage.
Un corteo riflessivo più che rivendicativo, un corteo del ricordo e del dolore, senza ostentazioni.
Perché il dolore non va in prescrizione, ha gridato sul palco il presidente del comitato vittime Moby Prince.
La memoria è fatta di emozioni, pietà e indignazione.
E' fatta di immagini, che sono cose vive, come le persone, anche se non ci sono più.
Per loro, "severamente, ma soprattutto ostinatamente, aspettiamo una risposta": Verità e Giustizia.
Alessandro Cesarini
Vedi le testimonianze! (1° parte)
Vedi le testimonianze! (2° parte)












4 commenti
mi vergogno di essere italiano veramente
io ho avuto una bischerata nel senso che ho detto alcune cose piu forti ad una persona mi ha denunciato per diffamazione a suo parere in sei mesi mi hanno rinviato a giudizio come se fossi stato totto' riina la procura di lucca mi viene da sorridere veramente in compenso i signori magistrati come dice il nostro presidente del consiglio che sono tutti policitizzati e lobby si va male per colpa della magistratura in italia troppo potere gli e' stata concessa dai vari governi che si sono succeduti e spero che non mandino appositamente questa vicenda in prescrizione perche bisognerebbe ricorrere alla corte europea datevi da fare perche' cio' non avvenga ancora nessun nome che italia che italia
non solo ventimila vogliono giustizia e verità, non solo ventimila cuori hanno pulsato all'unanimità la sera del 29...è riduttivo scrivere cose del genere. il fatto di non essere presenti non vuol dire non volere giustizia...tutta viareggio vuole giustizia , tutta l'italia onesta vuole la verità. tutti gli italiani onesti si sono strinti attorno a viareggio nei giorni della tragedia. Loris Rispoli, che conosco e rispetto, ne è una prova soprav...vivente.
sarebbe giusto ricordare le parole di Loris Rispoli durante l'intervento sul disastro Moby Prince.... spero faccia riflettere ed aprire gli occhi a tutti....
ventimila cuori hanno pulsato all'unisono, era un unico cuore, così è Viareggio.