Centro trasfusionale del Versilia: tutti possono donare il sangue senza discriminazioni
Sanità domenica 25 luglio 2010 0All'ospedale Gaetano Pini di Milano – come da denuncia dei radicali Marco Cappato e Sergio Rovasio – il servizio trasfusionale, giorni addietro, non accettò la donazione di sangue da un donatore gay. Il caso, con un precedente analogo al Policlinico nel 2007, ha scatenato polemiche politiche e una interrogazione parlamentare al ministro della Salute, presentata da Luciana Pedoto della Commissione affari sociali della Camera.
E all'Ospedale Unico “Versilia” come si comportano? “ Abbiamo, approssimativamente circa 13mila donazioni di sangue all'anno, con 6/7mila donatori e non sappiamo quanti di questi siano gay – risponde il primario del Centro Trasfusionale della Asl 12, dottor Euro Porta -, anche perchè non glielo chiediamo”.
Ma il dirigente del reparto assicura che tra i donatori ci sono anche omosessuali - “lo veniamo a sapere solo quando sono loro stessi a dirlo, spontaneamente”. E si tratta in genere di coppie collaudate.
Chi si presenta al Centro per donare il sangue la prima volta deve compilare un modulo, dove oltre a fornire i propri dati deve rispondere, si o no, ad alcune domande che, durante la visita preventiva con il medico, servono a ricostruire l'anamnesi. Salvo poi sottoporre obbligatoriamente il sangue, e il plasma, ad esami specifici, come l'epatite e l'AIDS. L'età minima per donare sono i 18 anni, per la massima non esiste una regola fissa, dipende dallo stato di salute, il peso invece non deve essere inferiore ai 50 chili. Quanto ai gusti sessuali, etero o omosessuali, nulla quaestio: “Chiediamo solo – afferma Porta – se il donatore ha mai avuto comportamenti sessuali a rischio”.
Domanda questa che non riguarda solo i gay. Di mariti, e mogli, che hanno l'amante, è pieno il mondo. E il condom, spesso e volentieri, è solo un optional. “Alcune abitudini di vita espongono maggiormente al rischio di contrarre certe infezioni, e anche malattie veneree tipo la Sifilide e la Gonorrea, e dal momento che i test di laboratorio non sono sempre in grado di identificare le persone infettatesi di recente – si legge nel messaggio informativo che viene consegnato al donatore dall'operatore della reception – si rende necessario escludere dalla donazione, temporaneamente o definitivamente, le persone che possono essersi esposte a questi rischi”.
“Al colloquio con il medico – precisa il primario -, vincolato dal piu' rigoroso segreto professionale e d'ufficio, vengono chiariti e valutati insieme possibili esposizioni a rischi”. Donare il sangue è un atto di filantropia, e chi ha anche un solo dubbio di creare danni deve astenersi ma è importante che tutti sappiano che il sangue prelevato è sempre e comunque sottoposto ai vari test, ed è sicuro.
Letizia Tassinari












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