Vaccini per anziani, microrobot e prevenzione: così vivremo fino a 150 anni!

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Nel 2050 potremmo superare il secolo di vita. Dal Festival della Salute di Viareggio la “ricetta” per sopravvivere a una vecchiaia sempre più lunga. Attraverso la logica delle 3 E

Vaccini anche per gli anziani, chirurgia sempre meno invasiva grazie a laser e microrobot, maggiori investimenti sulla prevenzione: così arriveremo a spengere 150 candeline. “Anche se per mettere in pratica tutto ciò servirebbe una classe politica più lungimirante”. Lo ha dichiarato Giovanni Boniolo, professore di Filosofia della Scienza all’Università di Milano, in apertura della terza edizione del Festival della Salute, in corso al Principe di Piemonte di Viareggio fino a domenica 26 settembre.

“A livello di prevenzione e di controllo delle malattie, come i tumori, possiamo fare già molto – afferma il professor Alberto Mantovani, Direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas – nei paesi sviluppati. Ma nel mondo continuano a morire 3 milioni di bambini all’anno a causa di malattie per cui abbiamo già i vaccini”.

“Ci sono buone prospettive – aggiunge – per quanto riguarda i vaccini destinati anche agli anziani”. Già perché “se nell’800 l’aspettativa di vita media di un bambino nato a Viareggio era di 37 anni – spiega Bernardino Fantini, storico della scienza e docente presso l’Università di Ginevra – chi nasce oggi può vivere fino a 80 anni”. E nel 2050 potrebbe arrivare a sfiorare i 150.

La direzione in cui andare, per quanto riguarda la Medicina, è contrassegnata da 3 E: “Efficacia delle terapie – continua Fantini -, efficienza nell’utilizzo delle risorse ed equità nell’elargizione delle cure”.

La ricerca svolge un ruolo fondamentale in questo processo e “in Italia ‘produciamo’ ricercatori di alto livello – sottolinea Carlo Castellano, Presidente Esaote, azienda leader nella progettazione e produzione di macchinari sanitari ad alta tecnologia – ma l’85% della produzione di tecnologie mediche viene dall’estero. C’è una forte frattura tra il campo della ricerca e quello dell’industria della Salute”. Per ricomporla sarebbe necessaria “una governance della ricerca – aggiunge Boniolo – e una classe dirigente in grado di guardare più avanti”.

“Basti pensare alle scelte etiche che ostacolano i progressi scientifici. In Italia 8mila persone lavorano nel campo della bioetica – conclude il professore – ma solo 3 sono conosciuti a livello internazionale. Eppure anche le altre 7.997 sono in grado di bloccare la ricerca, senza avere la cognizione di cosa succede nel mondo”.



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