Dopo 17 mesi e 17 giorni, sono 38 gli iscritti nel registro degli indagati

Disastro a Viareggio 0

Ci sono voluti 17 mesi e 17 giorni, ma da ieri ci sono 38 nomi iscritti nel Registro degli Indagati per la strage ferroviaria del 29 giugno dello scorso anno, che è costata la vita a 32 persone. Un bel regalo di Natale per la città di Viareggio, che da tempo aspettava questa notizia e si è battuta con tutte le sue forze, anche manifestando sotto la Procura. Sono 38 gli indagati, e tra loro c'è anche Mauro Moretti, l'amministratore delegato di FS. I reati ipotizzati dai magistrati della Procura di Lucca, coordinati dal procuratore capo Aldo Cicala, sono omicidio colposo, incendio e disastro ferroviario colposo, lesioni colpose plurime, violazione delle prescrizioni antinfortunistiche e della responsabilità amministrativa degli enti. Gli avvisi della richiesta di incidente probatorio sono in corso di notifica, e tra i destinatari ci sono anche otto società per le violazioni del decreto sulla responsabilità amministrativa. Tra gli indagati, oltre all' AD di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, figurano l'amministratore delegato di Rfi Michele Mario Elia, l'AD di Trenitalia Vincenzo Soprano, l'AD di FS Logistica Gilberto Galloni e il direttore della Divisione Cargo Mario Castaldo. In pratica tutto il comando di Ferrovie dello Stato. Tra gli iscritti nel Registro degli Indagati ci sono poi l'Amministratore Delegato della Cima Riparazioni di Mantova Giuseppe Pacchioni, i vertici della Gatx Rail la società americana proprietaria del treno, gli amministratori delegati delle divisioni austriaca e tedesca della stessa, i tecnici e i responsabili dell'officina Jugenthal di Hannover, ditta controllata Gatx, che aveva revisionato l'asse rottosi prima del deragliamento del convoglio. Secondo la Procura lucchese la responsabilità di quanto accaduto il 29 giugno, pochi minuti prima della mezzanotte, sarebbe di Rfi, la società controllata da FS, per non aver rimosso i picchetti che tracciano le curve, ritenuti pericolosi. L'ipotesi accusatoria è che non sia stato fatto tutto quanto necessario per rendere sicura la rete sulla quale circolano i treni. I picchetti in particolare sono indicati “pericolosi” proprio da una vecchia disposizione interna scritta e protocollata dalla direzione tecnica di RFI, che stabiliva di eliminarli. Cosa questa mai avvenuta, se non sulle linee ferroviarie ad Alta Velocità. Per la Procura di Lucca sarebbe stato proprio un picchetto a squarciare la cisterna killer, carica di GPL, che provocò l'inferno in via Ponchielli, distruggendo case e vite.

Appresa la notizia Daniela Rombi, mamma di Emanuela Menichetti morta dopo ben 42 giorni di atroci agonie per le ustioni riportate in quella notte da apocalisse e presidente dell'Associazione “Il mondo che vorrei”, ha un brivido e piange: sua figlia aveva solo 21 anni, e tutta una vita davanti. “Napolitano, a Moretti, deve togliergli la nomina a cavaliere del lavoro – afferma tra le lacrime abbracciando Alessandra Biancalana, compagna di Antonio Farnocchia, il fornaio morto sulla passerella, avvolto dal fuoco assassino mentre andava a lavorare, e mamma di una bambina di soli 10 anni. Lei, nonostante convivesse con Farnocchia da 13 anni, non ha diritto a nessuna delle elargizioni della Legge Viareggio del luglio scorso: non era la moglie. Viareggio aspettava da tempo i nomi degli indagati: “la strada per arrivare alla giustizia è solo all'inizio – è stato il commento di Riccardo Antonini, portavoce di “Assemblea 29 giugno” - e molto lunga”. Quello che tutti si aspettano è che i responsabili della morte di 32 innocenti paghino le loro colpe. “Questo risultato – prosegue Antonini - mostra che la Procura, ad oggi, non ha fatto sconti a nessuno e che la mobilitazione dei familiari delle vittime, dei lavoratori, dei giovani e dei cittadini ha contato. Ma noi non siamo mai contenti: siamo di fronte a una strage, con 32 vittime e feriti gravi e gravissimi sopravvissuti, una parte di Viareggio distrutta e una città ferita e continueremo a batterci perchè la verità sia garantita”.

Con l' incidente probatorio chiesto dalla Procura della Repubblica di Lucca verranno eseguiti gli accertamenti irripetibili per stabilire le cause del disastro. L'indagine riguarderà l’asse del carrello che si spezzò, causando il deragliamento all’ingresso della stazione di Viareggio del treno merci 50325, composto da 14 cisterne, poi verrà analizzato lo squarcio di quella ribaltata dalla quale fuoriuscì il GPL, il picchetto di tracciamento delle curve, costituito da uno spezzone di rotaia, ritenuto il responsabile della rottura sia dal Professor Paolo Toni, consulente della Procura, che dal Professor Fabrizio D'Errico, consulente della Provincia, e la "deviata a zampa di lepre", un elemento nel cuore di uno scambio indicato viceversa da Rfi (Rete ferroviaria italiana) come l’ostacolo contro il quale impattò la cisterna, lacerandosi. Gli accertamenti dovranno essere eseguiti — come richiesto dal procuratore di Lucca Aldo Cicala e dai sostituti Amodeo e Giannino — nel contraddittorio delle parti, cioè di tutti i possibili responsabili del disastro e delle parti offese.

L.T.

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