Donne scomparse, Massimo Remorini, “zio” e amico di famiglia è stato arrestato: i motivi.

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Clamorosa svolta, ieri mattina alle primi luci dell'alba, nelle indagini sulla scomparsa di Velia Claudia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro: i militari dell'Arma hanno infatti arrestato Massimo Remorini, il 54enne “zio” e amico di famiglia che seguiva gli interessi delle due donne, e la 51enne Maria Casentini, che accudiva, come badante, l'anziana Maddalena. I due sono accusati di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e soppressione e distruzione di cadavere in concorso.

Mentre Remorini, con precedenti penali e considerato personaggio chiave della vicenda, è accusato anche dei reati di circonvenzione di incapace e appropriazione indebita continuata ed è stato rinchiuso in una cella del carcere San Giorgio a Lucca, per Maria Casentini il Gip Marcella Spadaricci ha invece stabilito gli arresti domicialiari. Con l'accusa di favoreggiamento per gli stessi reati, ma con una posizione considerata dagli inquirenti marginale rispetto a quella dei due arrestati, è stato denunciato a piede libero anche Francesco Tureddi, amico e “socio” del Remorini, mentre per l'avvocato Giunio Massa, il cui studio legale di via Coppino in Darsena è stato sottoposto a perquisizione da parte dei Carabinieri con la presenza della pubblico ministero Sara Polino e un consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Lucca, la Procura ha ipotizzato la circonvenzione di incapace e l' appropriazione indebita, in concorso con Massimo Remorini a seguito della compravendita sia delle case delle due scomparse che dell'abitazione di Raffaella Villa.

L'indagine, partita a fine settembre con la segnalazione del disagio nel quale Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro vivevano fatta ai Carabinieri di Torre del Lago da un assistente sociale e con la denuncia di scomparsa presentata dal figlio e nipote David Paolini, si è protratta per quasi cinque mesi. Il ragazzo, che mai ha cambiato la sua versione dei fatti, ha sempre ripetuto di aver visto la propria madre come morta, intorno al 22 agosto, stesa sul letto all'interno della roulotte dove viveva e coperta da un lenzuolo. Come morta. Ma, fidandosi dello “zio”, si era rivolto a lui telefonandogli per chiedergli aiuto. Poi, a metà settembre, era sparita dal campo di via dei Lecci anche la nonna Maddalena.

Perchè dopo la vendita delle loro proprietà immobiliari vivevano in quel campo, senza luce e senza gas? Dalla ricostruzione fatta dagli inquirenti dopo la vendita delle abitazioni di Viareggio e Torre del Lago in favore della famiglia dell'avvocato Massa, iniziata nel 2006 e terminata, attraverso ben 4 rogiti, nel 2008, le due donne sono state sistemate da Remorini di casa in casa. Fino alla sistemazione in una abitazione a Segromigno in Piano, nella primavera del 2010,e poi, nell'estate scorsa, nel terreno degli orrori, dove sono rimaste fino alla loro scomparsa. “Gli spostamenti da un posto all’altro sono dovuti sicuramente al fatto che il Remorini dopo aver ridotto le donne in povertà, avendole indotte a vendere le loro proprietà immobiliari ad un valore inferiore a quello di mercato ed avendone prosciugato le risorse economiche, non è più riuscito a trovare loro un’idonea sistemazione – affermano i carabinieri -, le case di cui avevano comunque conservato la disponibilità per un certo periodo dovevano infatti essere lasciate in favore dei nuovi proprietari” Di qui la sistemazione nel campo a Torre del lago in quelle fatiscenti roulottes, dove le donne vivevano segregate.

Il degrado del terreno, una vera e propria discarica, portò i militari dell'Arma a far intervenire i colleghi del Nucleo Ecologico e a sequestrare l'area. L'anziana Maddalena viveva nella casetta di legno, a fianco della roulotte occupata dalla figlia, apribile solo dall'esterno, senza luce e acqua corrente, e senza un bagno. E comunque il cancello di accesso al terreno era chiuso a chiave dall'esterno, con un lucchetto, le cui chiavi erano nella disponibilità di Remorini. Anche David le aveva, ma il ragazzo aveva avuto precisi ordini dallo “zio” di non aprire a nessuno, anche se la mamma e la nonna si trovavano all’interno del campo. In tutta la vicenda sono emerse poi anche evidenti responsabilità penali per Maria Casentini, amante di Remorini e badante dell'anziana Maddalena: “ la donna, che dovendo accudire la nonna di David aveva libero accesso al campo, ha sempre cercato di fornire dichiarazioni preventivamente pianificate e concordate sia con Remorini che con Tureddi - hanno precisato i carabinieri - al fine di creare un alibi”. La sua testimonianza che le due donne sarebbero vissute in buone condizioni, e libere di entrare e uscire dal campo, sono state sbugiardate da quanto accertato durante le indagini. Gli indagati, come evidenziato dal Gip nella sua ordinanza, avrebbero depredato dei loro averi le due vittime, imposto loro condizioni di vita a dir poco subumane, segregandole e privandole della loro libertà.

I corpi, cercati a lungo, non si trovano ma che non siano vive è ormai un dato certo - le poche segnalazioni, tutte verificate, non hanno infatti dato esito positivo – e per la Procura sono morte: Velia il 22 di agosto e Maddalena il 16 settembre. E non allontanatesi volontariamente come sia Remorini, che la Casentini e il Tureddi hanno sempre sostenuto. Le donne sono quindi morte, questa la certezza alla quale sono arrivati gli inquirenti, e i cadaveri sottratti e distrutti. “Dietro la scomparsa della due donne si cela un interesse economico di Remorini – sostengono gli inquirenti -, che dopo essere entrato nelle loro grazie è riuscito a manipolarne le volontà e le scelte”. Lo zio gestiva i conti, con tanto di delega, e usava il loro bancomat, anche per spese personali, effettuate anche con la Casentini. Contro l'avvocato Massa, acquirente delle varie case, sono emersi indizi di rilievo circa la sua partecipazione al “piano truffaldino” del Remorini e alla indebita appropriazione di beni altrui ma il reato previsto non ha consentito l’applicazione di una misura cautelare.

L.T.

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