Principe Emanuele Filiberto di Savoia, Katia Ricciarelli, Ivana Spagna, Red Ronnie, e Deepti Bhatnagar, ospiti del 5° corso mascherato!

Carnevale 20

IL CORSO MASCHERATO IN NOTTURNA ALLE ORE 17.00 AVRA' COME OSPITE D’ONORE IL PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA

Ma sono molti gli special guest attesi per l’ultima magica parata dei giganti in cartapesta: IL SOPRANO KATIA RICCIARELLI, LA EASY LADY IVANA SPAGNA E IL TALENT SCOUT RED RONNIE OLTRE ALLA BELLEZZA MOZZAFIATO DI DEEPTI BHATNAGAR TOP MODEL INDIANA E ATTRICE DI BOLLYWOOD

In visita nella Città del Carnevale tante delegazioni provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero: da Aosta e da Salerno, da Berlino, Nizza e dall’India per assistere e partecipare allo spettacolo irresistibile del Gran Finale del Carnevale di Viareggio

20 commenti

  1. CARLO DI FIGLIA PIGNATELLO lunedì 14 marzo 2011 alle 10:54:57


    Il carnevale preferito di Mario Tobino

    Nel suo “Sulla spiaggia e aldilà del molo” Mario Tobino racconta il glorioso carnevale del 1924, quello del carro di “andasti, o giovinastro, al gran veglione”.
    Il Carnevale di Viareggio da me amato, il felice, il glorioso, fu questo del 1924, dell’Andasti, o giovinastro, al gran veglione.
    Il carro dell’Andasti, o giovinastro, al gran veglione era grande come una casa. In cima, lassù, giaceva un giovanotto felicemente esausto dalle gioie della vita. Un bel giovane, lassù, in cima al carro, nel cielo di quella primavera, era riverso in una poltrona; era rivestito di uno smoking, abito a quel tempo portato soltanto dai signori. Il giovane era appena tornato dal grande veglione, quello di colore, dove si era abbandonato a ogni bagordo, ed era caduto in un sonno pieno di incubi, credeva di essere all’inferno, precipitato nella punizione dei peccati.
    Infatti ai due lati della poltrona, digradando come da una fontana le cascatelle, c’erano appunto i diavoli, il tridente in mano, a rappresentare il sogno del giovanotto, e gli cantavano una canzone che elencava i suoi innocenti misfatti.
    Dei «tremendi draghi», lunghi e irsuti i colli, le bocche con gli aguzzi denti, la lingua viperina, gli occhi di incendio, si dilatavano dalla base del carro. Mentre il carro procedeva, i draghi si snodavano sopra la folla, spalancavano le ganasce, vomitavano vampa di fuoco e fumo.
    La canzone cantata dai diavoli sottointendeva la storia del bel giovanotto. Era facile per i viareggini capire che si raccontava di un figlio di marinai, pieno di forza e salute. Nato a Viareggio, dove la natura non è affatto severa, dove la spiaggia blandisce e nell’estate arrivano donne belle da tutto il mondo, aveva presto capito che era stupido usurarsi i muscoli servendo la marina mercantile. Chi non ha navigato crede che il marinaio sia un essere diverso, occupato in un lavoro malioso. Invece è anch’egli dominato dagli affetti, è geloso della moglie, ha nostalgia del proprio paese, la vastità del mare invita la fantasia a suscitare scene dolorose. Ed è lunga la fatica per caricare e scaricare nei porti.
    Questo giovinastro del carro carnevalesco invece era stato astuto, non c’era cascato. Da ragazzo il padre l’aveva portato a bordo per avviarlo al mestiere e per alcuni mesi aveva sopportato la condizione di mozzo, ma, ritornato a terra, aveva testardamente dichiarato che non voleva più navigare, non gli piaceva; sarebbe rimasto a casa, avrebbe fatto il bagnino, il pescatore, il parassita, ma la schiavitù del padre non l’avrebbe ripetuta. Il giovanetto aveva capito che fra tutte le disgrazie c’era la fortuna di esser nato a Viareggio, che è una benevola dea.
    Nel suo proposito era stato aiutato dalla madre che non voleva che quell’unico figlio finisse come il marito, si ripetesse la triste vicenda: un giovane sposo trionfante di forza e poi lentamente liso e torvo per la maledetta navigazione, mentre la moglie è sempre ad aspettare e a rimaner fedele. La madre non voleva che il figlio si sciupasse come il padre.
    Erano passati cinque o sei anni il ragazzo, sfaticato, era diventato il «giovinastro», quello sul carro, un emblema. La canzone era il coro che scende dall’alto, la dicevano i diavoli ma sotto c’era l’indulgente mormorio dei vecchi, di chi conosce il futuro, degli esperti, i quali pacatamente constatavano che dietro il giovanotto c’erano generazioni di servi, lui per la prima volta si liberava, gli era capitato in sorte di aprire temporaneamente le ali. Ma non c’era da temere, la gioventù presto si sarebbe dilapidata, anche lui si sarebbe dovuto piegare, intristire nella fatica. Lo si perdonasse dunque, lo si compatisse, sarebbe tornato alla catena, era una momentanea scapestrataggine.
    Il canto detto dai diavoli, la musica, aveva qualcosa di una nenia dentro una cattedrale, una canzone lenta, le parole scandite, simile a un canto gregoriano.
    È una canzone che cantai da giovane, insieme agli amici, nell’ebbrezza dei veglioni. Tante volte, poi, l’ho ripetuta, da solo, con la nostalgia del tempo passato.
    Dal primo verso, poiché richiamava il soggetto del carro, in seguito la canzone automaticamente prese il titolo: Andasti, o giovinastro, al gran veglione. Il gran veglione era quello dl colore, il più sontuoso, dove era obbligatorio che le dame fossero adornate dei colori prestabiliti: bianco e nero, oppure rosa e celeste, viola e oro. Si entrava al Politeama, il grande teatro di Viareggio, e si contemplava un muoversi voluttuoso della bellezza femminile avvolta in sete così dipinte; a ogni ondeggiare di gonna, a ogni frusciar di corsetto, balenavano uno o l’altro colore,a tratti tutti e due si univano, due misteri in uno.
    Quella memorabile notte del veglione di colore fu densa di fatti, di incontri, di avventure, di conquiste, di completa ebbrezza. «La contessa con la figlia», due aristocratiche, appena videro il bel giovanotto, gli fecero l’«occhio di triglia», languido e lucente, cercarono di interessarlo, l’avrebbero voluto tutto per loro. Il «giovinastro» fu sensibile all’omaggio, anzi si emozionò, perse la testa, infine era figlio di poveri marinai, lui stesso poco tempo prima era mozzo, e gli rispose con un inchino così impetuoso da mettere a rischio la spina dorsale. I diavoli maliziosi glielo ricordano: per salutare «ti troncasti quasi in chiglia», gli fanno un paragone marinaro, quando il bastimento nella tempesta ha sorpassato un’onda e precipita nel buio così a capofitto da sottoporre alla massima tensione la chiglia, la nervatura centrale. I diavoli che cantano sugli spalti del carro sono ridanciani, beffeggiatori, mettono i puntini sugli i, illuminano le debolezze degli uomini, i peccati.
    Non si sa cosa successe con le due donne, se quella notte stessa, se ci fu un accordo che forse l’ebbrezza cancellò dalla memoria; la canzone lascia libero il campo alla fantasia, e tratta di successive donne: «… la Bebé tutta ritinta / ce la fece a darsi vinta. / Lo ricordi? E trallallà…». La Bebé in precedenza aveva fatto la restia ma quando si accorge che il bel giovanotto è bramato dalle contesse, molla tutte le vele.
    E il coro, quei diavoli (che spesso incrinano di tenerezza il loro pungente motivo) abbandonano la Bebé e condensano in un verso i profumi e i piaceri del carnevale, un verso che tra i poveri invernali casolari divenne celebre: «Con tutte le cocotte tu danzasti». Con tutte, non ne trascurò nessuna, ebbe braccia per tutte, e tutte lo amarono. E nel fondo della notte non ci furono limiti, il giovinastro diventò raffinato, usò il silenzioso indugio, il lento svelamento: «… un neo scopristi sotto il seno / al pagliaccetto rosa che portasti / nel salottino verde al pianterreno».
    E i diavoli, col tridente in mano, vengono al patetico, all’intimo, al familiare, accennano alla Morina, alla fidanzata, quella che diventerà la paziente compagna della sua vita.
    A Viareggio i mesi invernali sono lunghi, deserti; il giovinastro si era fidanzato con la Morina, una ragazza del popolo, delle sue condizioni. La Morina aveva cura di lui, era paziente e fedele, mitigava i suoi bollori, gli bagnava la fronte quando in certe sere si ubriacava. Nei giorni di festa lo invitava a casa sua, gli preparava i «tordelli», quel piatto completo e prelibato che dimostra l’arte della massaia. Il bel giovanotto faceva onore a quei tordelli, «ne mangiò una dozzina», cioè, ne mangiò di più, ma il poeta per necessità di rima indica quel numero. E poi, cosa succede? Arriva il Carnevale, il giovanotto si dimentica tutte le amorevolezze e come un eroe si getta nella battaglia. Lei, «si lamenta, poverina». Il coro, i diavoli, lungo i gradini del carro, narrano la vicenda, come lei soffrì, lo aspettò, fosse pronta a comprenderlo, a perdonarlo. I diavoli sanno tutto, sanno il futuro, nelle modulazioni della voce già avvertivano che il giovanotto presto sarebbe tornato alla fidanzata, ci sarebbe stato lo sposalizio, ma intanto lo rimproveravano, lo rampognavano, lo richiamavano alla realtà. Lui era povero e il Carnevale era finito; tra poche ore si sarebbe risvegliato e che avrebbe trovato? La fidanzata piangente lo avrebbe presto perdonato, ma i creditori? In quei giorni di Carnevale aveva speso, ordinato, comandato, era stato prodigo, i camerieri di fronte alla sua baldanza l’avevano ubbidito. Ed ora, i creditori, «chi li paga? E trallallà!…».
    Sì, sarebbe stato bello, sarebbe stato giusto che anche lui avesse diritto alla gioia,alla spensieratezza, al trionfo della anarchica gioventù; ma lui era povero, doveva mettersi a lavorare, non c’era altra soluzione,per quel Carnevale, vada, anche loro diavoli lo perdonavano, era stato il gioioso vento della gioventù, ma ora doveva mettere la testa a partito.
    I draghi intanto agitavano le loro teste inferocite sopra la folla e gettavano dalla bocca fuoco e fumo. All’avanzarsi del carro ogni persona si scostava e diveniva più attenta, guardava con più simpatia e acutezza il bel giovanotto in poltrona e aveva desiderio di distinguere ogni parola che i diavoli dicevano.
    Fu questo il più bel Carnevale che io mi ricordi, il più sincero, in addio a tutto un periodo. Lungo il grande viale Margherita, carri grandi e piccoli, mascherate di gruppo, mascheroni isolati, si snodavano in un corteo variopinto di tutte le sete. I grandi mascheroni si muovevano,sbattevano le grosse labbra nella risata, invitavano alla gioia, soddisfatti budda portati in trionfo. Le miriadi di teste che si scostavano al loro passaggio anch’esse si entusiasmavano, partecipavano alla follia.
    Intanto il giovinastro, sazio di tutti i piaceri, sul suo imperiale cocchio percorreva il viale Margherita. Sei paia di buoi bianchi, sulla schiena una drappella azzurra, gli aprivano la via tra la folla come una prua nel mare disteso e ruminando pacifici, disinteressati a ogni vicenda, parevano avvertire che la vita è così inestricabile di mistero che la semplice saggezza è dedicarsi alla propria immediata felicità.

    buona lettura!
    carlo di figlia pignatello

  2. vittorio domenica 13 marzo 2011 alle 18:47:19

    Comunque nel primo mio intervento volevo semplicemente dire che la costituzione non vieta l'uso del termine l'ha solo abolito, se quando l'hanno scritta (la costituzione) l'hanno scritta male non è colpa nostra... E comunque c'è più di una persona che vorrebbe cambiarla a proprio utilizzo e vantaggio... :(

  3. Vittorio domenica 13 marzo 2011 alle 18:44:09

    Non sono certo per i savoia o la monarchia, e gli errori dei padri o dei nonni non dovrebbero ricadere sui figli, altrimenti dovremmo prendere arance in faccia tutti.... perchè un antenato malandrino lo abbiamo tutti (probabilmente).
    Emanuele Filiberto è conosciuto per quello che ha fatto negli ultimi anni in tv (bene o male non lo so io giravo canale) ma sicuramente attira di più i giornali e le tv di un Leone di Lernia...

  4. luca domenica 13 marzo 2011 alle 17:30:22

    @coltellaccia eheh viste le bellezze selezionate per questa edizione io posso fare mister olimpia

  5. Coltellaccia domenica 13 marzo 2011 alle 14:53:14

    Ma che c' entra emanuele Filiberto con il Carnevale? Se ci vuole portare i suoi bambini ben venga come spettatore pagante :-) Che merito ha Emanuele Filiberto? Allora per quel che contano i titoli in Italia (grazie al cielo) possono invitare anche me come ospite d' onore... mi proclamo gran regina dei coltellacci ed ecco fatto :-)!

  6. santini vattene domenica 13 marzo 2011 alle 12:28:44

    viareggio non vuole un maiale dei savoia.
    il carnevale, espressione popolare, anarchica, contro i potenti non merita uno smacco del genere,e tu santini che hai invitato quel cialtrone fai schifo, visto che abusi della tua posizione per portare un personaggio merdoso al nostro carnevale.
    vattene te e il coglione di merdiberto, a fare la guardia di onore alla tomba dei maiali dei savoia

    viareggio non vi vuole.

    w gaetano bresci

  7. un viareggino domenica 13 marzo 2011 alle 12:27:57

    MI SONO DIMENTICATO DEL LEONE DI LERNIA, MA LUI C'E' ??
    CON LUI SIAMO AL COMPLETO E SI PUO' CHIUDERE.

  8. un viareggino domenica 13 marzo 2011 alle 12:25:45

    PERSONAGGI DA MUSEO DELLE CERE.
    SANTINI INADEGUATO.
    VERGOGNA.

  9. claudio domenica 13 marzo 2011 alle 12:19:51

    A proposito del ns ( o suo ) presunto prince vorrei dire che è come minimo vergognoso che il Sig. Santini fruisca della posizione che occupa per invitare un tale personaggio a viareggio ! va bene che i tempi cambiano ma certi figuri andrebbero solo cacciati !!! e stendiamo un pietoso velo sul genitore . O forse nel ns povero paese non avevamo già abbastanza elementi di cialtroneria ai max livelli ? ? ? ciao buona domenica a "quasi " tutti .

  10. libeccio49 domenica 13 marzo 2011 alle 12:08:59

    Condivido pienamente quello che è stato scritto e in specialmodo Carlo Di Figlia Pignatello quando ha detto che è figlio di un presunto omicidia ( notizia apparsa sui quotidiani).
    Caro Santini , i viareggini non sono d'accordo ad appluaudire i savoia , tutti sappiamo che sei un suo simpatizzante. Hai perso molti colpi incominciano dalle "famose polpette " che hai consigliato al Sig. Bettarini per zittire i cani che gli disturbono il sonno.Ci auguriamo che il prossimo incarico sia quello di lavorare chissa dove ma non nel carnevale.

  11. Alfio domenica 13 marzo 2011 alle 12:06:13

    E' vero vittorio quello che dici ma come recita la norma transitoria "non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza"
    Ovvero per quale motivo è stato invitato? Perchè balla bene?

  12. GIOVANNI domenica 13 marzo 2011 alle 11:37:56

    burla, non farlo!!!!!!! possiamo tirargliele da qui..........idealmente.......................a tonnellate, ovviamente.....
    mettiamo qui, tutto il nostro disappunto.........meglio che farlo dal vivo, non credo che il principotto meriti le arance, quelle vere.......

  13. GIOVANNI domenica 13 marzo 2011 alle 11:33:12

    di certi ospiti, se ne potrebbe fare a meno, va bene che santini adora i savoia, ma si e' mai chiesto se piacciono ai viareggini? forse santini, piu' che presidente della fondazione, crede di esserne il "padrone" e finiamola con questi pseudo-personaggi, tutti quelli che cadono nel dimenticatoio, vengono qui....... a scrocco, ovviamente. Patetici !!!!!!!!!!!! a loro non credo freghi niente del carnevale, un viaggetto..... una mangiata a scrocco..........e via...............

  14. burla domenica 13 marzo 2011 alle 11:29:59

    ho capito oggi mi arrestano perchè vado in piazza mazzini con le arance per lanciargliele!!!!già il carnevale andrebbe annullato poi fanno venire ospiti di merda!!!!!!povera italia!!! visto che ci siamo che ne dite se il 17 gli regaliamo una bella bandiera italiana con su scritto: l'italia non dimentica!!!!!!

  15. CARLO DI FIGLIA PIGNATELLO domenica 13 marzo 2011 alle 11:24:49

    1954: L'esordio della Libecciata fu doppio. Prima al Politeama per la "Festa della Canzonetta", poi sui Viali a mare la seconda domenica di Carnevale, davanti alle macchine da presa della neonata Televisione italiana che per la prima volta intervenne ai corsi mascherati.
    Fra gli spettatori due grandi attori americani: Homprey Bogart e Lauren Bacall. Ai viareggini piacque subito: centoventi elementi in divisa stravagante, muniti di strumenti musicali e di oggetti bizzarri e rumorosi, guidati da una ragazza bionda con tutto quello che occorre al posto giusto, in giacca corta e pantaloni aderenti. Un gran colpo d'insieme. Divise biancoazzurre come il mare increspato dal vento, i suonatori in proscenio e dietro i rumoristi, tutti su cinque file, ognuna con in testa un tamburo maggiore: e alle spalle della bionda, nel ruolo di mazziera, un manipolo di finti gendarmi col casco coloniale. Dopo lo schieramento degli ottoni tirati a lucido, i rumoristi con arnesi di foggia diversa: pesci, polpi, ostriche, cavallucci... di legno colorato, con campanelli, fiocchi, strisce......
    Homprey Bogart e Lauren Bacall,altri tempi!
    carlo di figlia pignatello

  16. darsenotto domenica 13 marzo 2011 alle 10:31:37

    perche loro hanno appoggiato il fascismo mi riferisco ai savoia e lo sapete bene ma fate finat di non voler capire il signor santini era iscritto e forte sostenitore del partito di alleanza nazionale dentro il suo ccuore batte sempre AN ma per rimanere sulla poltrona e' rimasto nel PDL perche cosi oltre che aver perso il posto perche cacciato da consigliere comunale a camaiore perdeva anche il psoto di conssigliere comunale a viareggio e presidente della fondazione carnevale

  17. CARLO DI FIGLIA PIGNATELLO domenica 13 marzo 2011 alle 09:54:16

    MA NON ERA MEGLIO NON INVITARLO?
    RICORDATEVI CHE E' FIGLIO DI UN PRESUNTO OMICIDA.
    carlo di figlia pignatello

  18. emma domenica 13 marzo 2011 alle 09:44:59

    Perchè Emanuele Filiberto è nato prima del 22? Neanche ilsuo bravissimo papà è nato prima del 22, se sono nati in quell'epoca devo dire che gli anni se li portano bene, ma perchè dite tante baggianate?

  19. vittorio domenica 13 marzo 2011 alle 09:38:47

    Erri. La repubblica non ha abolito nulla, non li riconosce più come validi, eccezion fatta per chi è nato prima del 1922, non viene fatto nulla di 'illegale'

  20. Alfio domenica 13 marzo 2011 alle 08:01:37

    Se non erro la repubblica italiana ha abolito i titoli nobiliari, quindi sarebbe giusto (specialmente per chi scrive) dire il sig. Emanuele Filiberto di Savoia.

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