Omicidio a Camaiore, due Carabinieri agli arresti domiciliari e un ex militare dell'arma in carcere.

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Omicidio a Camaiore, due Carabinieri agli arresti domiciliari e un ex militare dell'arma in carcere.
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Svolta ieri mattina, nelle indagini sulla morte dell’imprenditore Stefano Romanini, ucciso in un agguato con 15 colpi di pistola davanti alla sua abitazione in via Battisti Camaiore l’8 febbraio scorso.

Anche se il killer è per il momento ignoto. Arresti choc, e tzunami nell’Arma dei Carabinieri.
A finire in manette sono stati due sottufficiali, il maresciallo comandante della stazione di Camaiore Ciro Ionta e il brigadiere Gianulca Marignetti, con l’accusa di favoreggiamento. Per gli inquirenti i due, che da ieri sono agli arresti domiciliari, avrebbero omesso di fornire elementi utili alle indagini condotte dal Commissariato di Polizia di Viareggio e dalla Squadra Mobile di Lucca.

Elementi, secondo quanto emerge, di cui i due carabinieri sarebbero stati a conoscenza. Ennio Iardella, ex militare dell’Arma ora in pensione, è invece finito in carcere a San Giorgio anche lui accusato di favoreggiamento. I provvedimenti restrittivi sono stati disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari Giuseppe Pezzuti, su richiesta della Pubblico Ministero Fabio Origlio. Per gli inquirenti, i due militari in servizio, e quello in congedo, avrebbero taciuto “circostanze rilevanti ai fini delle indagini, prima alla polizia giudiziaria e poi al Pm, aiutando l’autore del delitto ad eludere investigazioni dell’autorità per l’identificazione”.

In particolare, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, “Iardella ha omesso di riferire quanto di sua conoscenza”. Ossia che “Stefano Romanini era vittima degli usurai e che nel 2010 la sua vettura era stata raggiunta da colpi d’arma da fuoco e che il cugino sarebbe stato in possesso di foto che attestavano tale fatto”. Dalla famosa agenda di Stefano Romanini una sorta di diario posto sotto sequestro dall’Anticrimine, erano emerse alcune annotazioni: “la vittima temeva di poter essere uccisa dal cugino, o da altri che agisse per suo conto”. E, si legge nell’ordinanza, “si faceva anche riferimento al fatto che alcuni militari dei Carabinieri di Camaiore, tra cui Martignetti, nell’agenda indicato come Gianluca, e Iardella, nell’agenda indicato come Ennio, avevano rapporti stretti con Roberto Romanini”. I telefoni del comandante della Stazione di Camaiore, come quelli di Martignetti e Iardella sono così finiti sotto controllo. Dalle indagini, andate avanti per alcuni mesi, è anche emerso che “il militare in congedo, Ennio Iardella, aveva effettivamente rapporti molto stretti con Roberto Romanini, in passato fonte confidenziale, che lo teneva informato sulle investigazioni circa l’omicidio del cugino Stefano”.

Chiamato per due volte in Questura, il 26 marzo e il 9 aprile scorsi, per essere ascoltato a sommarie informazioni Iardella “ha volontariamente omesso di riferire circostanze di estremo rilievo per fare luce sui possibili moventi dell’omicidio”. Anche se gli inquirenti devono alle intercettazioni, e alla deposizione del brigadiere Martignetti, avvenuta davanti al Pm il 9 maggio, la possibilità di essere risaliti a quanto accaduto nel giugno/luglio del 2010: “ Accompagnato da Iardella – racconta il brigadiere di Camaiore in Procura – Roberto Romanini chiese di incontrare il comandante Ionta, per poter denunciare il cugino Stefano, che a suo dire gli aveva truffato 200mila euro in contanti”. In quell’occasione venne fuori anche una storia di strozzini, appartenenti alla malavita, e che proprio per i debiti contratti aveva subito un attentato a colpi di pistola alla macchina. Sarebbe stato proprio in caserma che il cugino della vittima avrebbe parlato di fotografie che dimostravano l’attentato. Ma tutti questi fatti, Iardella li ha taciuti, e mai sono stati portati a conoscenza della Procura da parte dei Carabinieri di Camaiore, né prima né dopo l’omicidio. Secondo gli inquirenti esiste il pericolo di inquinamento delle prove, e sia il comandante, che il brigadiere che il carabiniere in pensione “sono a conoscenza di altri fatti di rilievo per le indagini sull’omicidio”. Se per i primi due, Ionta e Martignetti, è stata applicata la misura dei domiciliari presso le loro abitazioni, con il divieto di comunicare con terzi, esclusi i familiari e i legali, per l’altro, Iardella, anche in considerazione dell’intensità dei rapporti con Roberto Romanini, cugino della vittima della sparatoria a sangue freddo, il Gip ha deciso per il carcere.

L'accusa: “Hanno taciuto fatti importanti alla Procura”

L’agguato a sangue freddo, sotto casa, avvenne poco prima delle 7 di mattina dell’8 febbraio scorso. Una vera e propria esecuzione con quindici colpi di pistola. Un intero caricatore. Il killer, incappucciato e armato, lo aveva aspettato e quando l’imprenditore era uscito per dirigersi alla sua auto, una Golf grigia parcheggiata di fronte, aveva iniziato a sparare e per Stefano Romanini, imprenditore 46enne del settore delle escavazioni di 46 anni, non c’era stato niente da fare. Un fatto tra i più gravi, negli ultimi anni. Tutte le persone vicine, e le stesse forze di polizia, dal primo momento avevano sospettato che il mandate fosse il cugino Roberto e che, come scrive il Gip nella sua ordinanza, “il movente consistesse in un desiderio di vendetta perchè tra i due c’erano stati forti contrasti, oltre a minacce per ragioni connesse alla gestione finanziaria dell”azienda di escavazioni di cui i due erano soci”.

E il sospetto fu ritrovato dalla Polizia in alcune frasi scritte nel diario della vittima, come l’annotazione di “un pressante interessamento del brigadiere Martignetti per avere informazioni sulla situazione economica della società e su presunte minacce che il militare aveva appreso da Roberto Romanini”. Fatto questo mai denunciato, nonostante la rilevante gravità dell’episodio. Ma le intercettazioni sono state basilari alla Procura nel fondare le richieste di misura cautelare per i due carabinieri e il militare in pensione: “Sussistono gravi indizi – scrive il Gip – che nella condotta omertosa abbiano concorso il comandante Ionta e il brigadiere Martignetti, che in due occasioni hanno esercitato pressioni su Iardella perchè questi non raccontasse tutto quanto a sua conoscenza alla Polizia di Stato, sincerandosi poi che effettivamente questo non fosse avvenuto”. E questo emerge, oltre che dalle dichiarazioni del brigadiere del 9 maggio, dalle intercettazioni telefoniche del 14 febbraio dopo che il comandante Ionta era stato sentito dal Pm.


7 commenti

  1. paola sabato 2 luglio 2011 alle 00:25:42

    forse kira hai ragione ma questa è l'italia.

  2. KIRA mercoledì 29 giugno 2011 alle 01:55:27

    mi sono scordata di dirvi che se non centrano nulla i sig chiederanno i danni morali fisici ecc ecc ecc ..................................................... e anche quello sulle nostre spalle. tanto ce ne sono poche di tasse!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. KIRA mercoledì 29 giugno 2011 alle 01:52:25

    se non centrano niente perchè li hanno arrestati? di solito lasciano a giro gli assassini . perchè questi sig sono già in galera. non mi dite che giudichiamo troppo velocemente.avranno fatto delle indagini? no? altrimenti. la giustizia fa proprio acqua da tutte le parti!!!!!!!!!!!!!!

  4. Fabio domenica 26 giugno 2011 alle 23:57:03

    Ricordiamoci che anche Loro hanno famiglia, da difendere, prima di giudicare

  5. Valentina domenica 26 giugno 2011 alle 15:10:49

    prima di raccontare fesserie sinceratevi sui fatti... l'ignoranza regna sovrana in questo bellissimo paese... nn oso scrivere altro... a voi l'immaginazione...
    P.S.: E come diceva Totò ...Quello che vuoi per me, il Doppio lo auguro a te...

  6. KIRA sabato 25 giugno 2011 alle 23:58:34

    non mi stupisce proprio più niente. vatti a fidà della giustizia, i peggiori sono proprio loro. CHE VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  7. andy sabato 25 giugno 2011 alle 14:32:06

    ma che belle personcine i ns. carabinieri......

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