Il diabete, cosa c'è da sapere per una buona qualità del "vivere"

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Nostra intervista esclusiva a Mario Ghilardi, presidente dell'Associazione "Diabete Versilia"

Il diabete oggi è una delle patologie che sono in aumento probabilmente perchè sono cambiati radicalmente gli stili di vita. Ci si muove di meno, si mangia peggio e si è molto più "stressati".
Parliamo di come si affrotna oggi questa malattia con Mario Ghilardi, presidente dell'associazione "Diabete Versilia".

Il diabete è una malattia in forte aumento e invalidante nel tempo. Cosa c'è da sapere per prevenirlo e per conviverci una volta conclamato?

Se per il diabete di tipo I, quello insulinodipendente, per intenderci, non vi è alcuna possibilità di prevenzione, per il diabete di tipo II, detto anche alimentare o dell' età adulta, l' adozione di uno stile di vita corretto è fondamentale quantomeno per posticipare l' esordio di questa patologia. E' infatti ormai ampiamente dimostrato che un' alimentazione corretta ed equilibrata, unita ad un' attività fisica regolare, riducono in maniera consistente la possibilità di sviluppo del diabete di tipo II incidendo sui fattori di rischio quali ad esempio l'obesità.

In ogni caso, un corretto stile di vita è indispensabile per poter mantenere un compenso metabolico corretto anche dopo l' esordio. A questo va aggiunta una opportuna terapia a base di insulina, nel diabete di tipo I, e di farmaci ipoglicemizzanti nel diabete di tipo II, ed in alcuni casi di entrambi, terapia che deve essere ovviamente concordata con il proprio medico curante.

Una delle caratteristiche più importanti della patologia diabetica (come in altre patologie croniche) è comunque l' assunzione di responsabilità da parte del soggetto diabetico, con la consapevolezza che l' aderenza ad una corretta terapia e l' adozione di uno stile di vita corretto gli consentiranno un' aspettativa di vita paragonabile a quella media (evitando le complicanze a lungo termine) e di condurre una vita pressochè normale rispetto a chi il diabete non ce l'ha.

Qual è stata l' evoluzione delle terapie da quando, nel 1922, l' insulina fu utilizzata per la prima volta per trattare un soggetto diabetico?

Consapevoli del fatto che una cura definitiva ancora non c'è, bisogna ammettere però che l' evoluzione è stata continua e costante ed al giorno d' oggi consente, nella maggior parte dei casi, di mantenere un controllo metabolico adeguato, permettendo così di ritardare od evitare le complicanze legate alla patologia. L' insulina del '22 era di origine animale, quelle più recenti, prodotte sinteticamente, sono commercializzate in diverse tipologie che, inserite in uno schema terapeutico adeguato, riescono a replicare in maniera sufficientemente precisa l' attività del pancreas. Inoltre, la tecnologia ci mette oggi a disposizione i microinfusori, piccoli apparati che consentono la somministrazione dell' insulina in maniera costante, attraverso una cannula collocata sotto la cute, replicando in maniera ancora più precisa la funzione di un pancreas perfettamente funzionante, e liberando il soggetto dalla necessità di doversi “bucare” quattro volte al giorno, come avviene nella maggior parte dei profili terapeutici in caso di diabete di tipo I.

Anche per il diabete di tipo II, i farmaci a disposizione si sono differenziati, ottenendo una maggiore aderenza alle necessità di ogni singolo caso. Non c'è infine da dimenticare che un elemento essenziale per una corretta aderenza alla terapia è la verifica puntuale dei valori di glicemia, soprattutto prima dei pasti. Questo compito è perfettamente espletato oggi da dispositivi in grado di misurare la glicemia nel sangue da una piccola goccia prelevata sul polpastrello delle dita e fornire questo valore in 3/5 secondi. Questi dispositivi sono oggi di dimensioni molto contenute, si possono portare tranquillamente in tasca o in borsetta, e danno valori sufficientemente precisi in base ai quali si può, in caso di necessità, adattare la terapia. Nel complesso, la tecnologia ha portato un consistente miglioramento sia della terapia, che della qualità di vita del diabetico.

Il volontariato in questa, come in altre patologie, riveste un ruolo importante. Può parlarci dell'associazione di cui è presidente?

Il volontariato legato alla patologia diabetica ha una diffusione ormai capillare su tutto il territorio della regione toscana, dove peraltro è organizzato tramite un coordinamento regionale, che aderisce a sua volta ad una associazione di livello nazionale. Il nostro ruolo non è quello di sostituire l' attività dei medici , in quanto le competenze medico sanitarie sono e devono rimanere di
loro totale competenza, quanto piuttosto quello di fornire un supporto ad attività come l' informazione, la prevenzione, la sensibilizzazione, la vigilanza, il sostegno alle persone con diabete. Questi obiettivi, espressi nel nostro statuto, vengono perseguiti dalla nostra associazione tramite l' organizzazione di convegni ed incontri su temi specifici, di giornate dedicate alla prevenzione, ed il lavoro continuativo, a stretto contatto con le strutture sanitarie e con le strutture associative di livello superiore che ci consente di operare sulle problematiche esistenti al fine di migliorare la qualità di vita del soggetto diabetico.

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