Hai capito bene cos'è lo "Spread"?

Speciale finanza 3
Hai capito bene cos'è lo "Spread"?
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Speciale di economia e finanza

Inauguriamo questa collaborazione con Viareggino.it toccando direttamente il tema "caldo" di queste ore con l'intento di far comprendere a chi non avesse ancora un'idea chiara di cosa significhi "spread" o "allargamento dello spread", quali siano le opportunità ed i rischi che un risparmiatore in possesso di liquidità o un risparmiatore che abbia acquistato titoli del debito pubblico italiano possa sfruttare o correre.

La notizia di oggi è che lo "spread" è a 455 punti.
Ma cos'è lo "spread"?
Cosa comporta concretamente il suo incremento?
Cosa può provocare in futuro?
Spread significa "differenza o differenziale": ma tra che cosa?
Tra il rendimento annuale di un'obbligazione (impegno ad una certa scadenza di restituire i denari ricevuti, eventualmente con aggiunta degli interessi pattuiti) ed il rendimento annuale di altra obbligazione con pari scadenza (remunerata con analoghi interessi della precedente o anche con interessi diversi).

Per "rendimento" si intende in sostanza quanto deve pagare di interessi colui che si è fatto prestare i soldi e parlando di titoli pubblici è ovvio che parliamo di obbligazioni emesse e quindi assunte da uno Stato che ha l'impegno di rimborsare a scadenza i capitali ricevuti e pagare gli interessi pattuiti.
Lo spread di cui noi parliamo è quello tra i BTP (buoni del tesoro poliennali) italiani a 10 anni - ovvero fra 10 anni lo Stato italiano dovrà rimborsare i denari (capitali) ricevuti da chi ha comprato i titoli - e i Bund (titoli di stato tedeschi), con pari scadenza.
Volendo, potremmo divertirci a calcolare lo "spread" anche considerando altri titoli della stessa specie (emessi da analoghi emittenti es. Francia/Spagna/Svezia ecc.), ma il riferimento a quelli tedeschi nasce perché sono quelli ritenuti più sicuri, nel senso che la comunità finanziaria ritiene oggi certamente solvibile un impegno a 10 anni assunto dallo Stato tedesco.

Mettiamo il caso di acquistare lo stesso giorno con 10.000 euro un titolo di Stato italiano e con 10.000 un titolo di Stato tedesco, entrambi con l'impegno di rimborso a pari data.

Vediamo allora cos'è lo spread.
Lo Stato tedesco mi pagherà l'1,80% d'interesse annuo, lo Stato italiano mi pagherà il 6.80% annuo.
In questo caso si dice che lo "spread" è di 500 punti (la differenza)!
Vista così la cosa potrebbe portare a pensare che comprare titoli di Stato italiani è sicuramente più vantaggioso che comprare quelli tedeschi (danno all'investitore un maggior rendimento!) ma leggiamo che tutti comprano titoli tedeschi e vendono quelli italiani.
Sarà perché non si fidano della capacità dello Stato italiano di rimborsare i soldi ricevuti?
Del resto chi ha prestato soldi alla Grecia ha avuto amare sorprese e se anche l'Italia a un certo punto non riuscisse più a far fronte all'impegno di restituire ciò che ha preso in prestito?

I grafici sotto riportati esemplificano ciò che è successo negli ultimi due anni al valore dei titoli presi in considerazione:

- Chi ha comprato il titolo Tedesco in fase d'emissione ha visto incrementare il valore del proprio capitale indipendentemente dagli interessi riscossi. Ha investito 100, oggi il valore del suo investimento è 117 .
Ecco il grafico a due anni del Bund luglio 2019 al 3,5%, ovvero per il quale lo stato tedesco si impegna a rimborsare i capitali ricevuti pagando annualmente il 3,5% di interesse lordo.



Di seguito invece l'esempio per chi ha comprato il Btp settembre 2019 al 4,25% in fase di emissione: ha visto diminuire il valore del proprio capitale indipendentemente dagli interessi riscossi (peraltro superiori a quelli del titolo tedesco).
Ha investito 100, oggi il valore del suo investimento è 93,50.

Di seguito un grafico esemplificativo:


- Chi invece ha comprato un titolo greco con scadenza 2019 al 5%, ha riscosso fino ad oggi gli interessi... ma il capitale?
Pluff, sparito o quasi!


Abbiamo partecipato, ed in alcuni casi contribuito, a realizzare convegni tenuti per l'Italia dai più importanti operatori internazionali nel panorama finanziario. Le indicazioni fornite non sono ad oggi per niente rassicuranti sulla certezza della solvibilità degli stati europei "periferici", ovvero Spagna /Portogallo/ Italia, proprio a causa delle previsioni negative sulla possibilità di crescita economica futura di questi paesi.
Ed anche la Francia non se la passa troppo bene.


Terminiamo qui il nostro primo intervento augurandoci che lo stesso possa contribuire a fornire un quadro più chiaro a chi ancora non avesse compreso lo stato delle cose.

Le considerazioni da fare sono davvero molte e gli scenari futuri incerti, ma come dice un vecchio adagio "il mondo è tondo" e la possibilità di muovere o spostare sullo stesso i risparmi è consentita dai regolamenti internazionali sulla libertà di movimento dei capitali.

E' importante conoscere gli strumenti disponibili tra cui poter scegliere e optare per quelli che più soddisfano le singole esigenze e vedute.

Rag. Fabrizio Baglini
- www.baglinifinanza.it -

3 commenti

  1. Fabrizio Baglini venerdì 18 maggio 2012 alle 17:07:03

    Gentile Andrea,
    dare una risposta certa alla sua domanda è davvero impossibile.
    L'Italia ha nel suo complesso risorse private sufficienti per superare le difficoltà del momento, ma molto dipenderà sia da scelte politiche interne che da ciò che la Comunità Europea saprà e vorrà fare nel prossimo futuro.
    Certo è, che per quanto concerne eventuali risparmi personali per i quali dovesse avere esigenza di trovare una collocazione, esistono molteplici soluzioni da poter valutare.

    Cordiali saluti

  2. Andrea venerdì 18 maggio 2012 alle 17:01:45

    Allora falliremo anche noi?

  3. Andrea venerdì 18 maggio 2012 alle 17:01:44

    Allora falliremo anche noi?

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