Invito a Teatro: Il pensiero dell'Attore

Invito a Teatro 1

Scindendo e riunendo contemporaneamente le due metà dell'Attore e dell'Uomo, ci renderemo conto che i loro pensieri sono gli stessi, ma nell'Atto della Commedia o del Dramma soltanto i bravi Attori riescono a continuare il pensiero che è dell'essere umano.

Supponiamo di trovarci in scena e di dover compiere un'azione banalissima, per esempio quella di sedersi.
A cosa pensa l'Attore in quel momento?
Certamente non illustrerà fisicamente il proprio pensiero, come in una didascalia, formando così un fumetto ben visibile a un pubblico educato. Di sicuro non farà la faccia “di quello che si siede”, evidenziando i pensieri del tipo: “starò facendo la giusta espressione?”, “chissà se quel tale mi sta vedendo e noterà la mia bravura.”
No!

Questo è il pensiero di una persona che “fa” l'attore, non di un essere umano che È un Attore. Quest'ultimo si siederà ed avrà il pensiero su cosa sta facendo in scena, concentrato sul suo “essere” in scena, sempre pertinente con la sua vita letteraria. Avrà una buona motivazione per essersi seduto, forse per stanchezza o forse per attendere qualcuno, ma il pensiero accade mentre si svolge una precisa azione scenica.

Se si metterà un cappotto per uscire, non penserà al cappotto, ma a quello che si sta accingendo a fare, tipo recarsi a corte. Qualunque esso sia, il gesto verrà accompagnato dal pensiero e non spiegato da esso. Se così non fosse, la profonda divisione tra l'Attore e l'Uomo non potrebbe far collegare tra di loro la memoria emotiva e quella sensoriale e ci troveremmo di fronte a due fantocci, con quattro braccia guidate da due entità meccaniche e prive di anima.

Soltanto sconfiggendo la vanità, unica responsabile di questa scissione, l'Attore potrà portare in scena una realtà che riveste il Teatro con il giusto nutrimento per la vita privata del personaggio. E poiché non si comandano a forza i pensieri, si dovrà, per Amore dell'Arte, viverli.


Rebecca Palagi 2013 © tutti i diritti riservati

1 commento

  1. Andrea mercoledì 27 febbraio 2013 alle 12:44:18

    Mi piacerebbe mettere un commento vuoto, per sigillare che non c'è altro da aggiungere. Quindi non aggiungo altro e racconto l'immagine mentale che questo brano mi ha prodotto: "Come in alto così in baso, come dentro così fuori".

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