Nell’anno del Bicentenario Verdiano una grande mostra a Parigi in omaggio al cigno di Busseto

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L’inaugurazione, giovedì 26 settembre alle 18, sarà arricchita da un concerto lirico che vedrà in programma alcune delle arie più famose del repertorio verdiano, interpretate dal grande soprano Lucetta Bizzi e dal giovane tenore Angelo Fiore, accompagnati al pianoforte da Chiara Mariani.

Tra le opere esposte oggetti personali del maestro, tra cui la sua famosa tuba e la sciarpa, lettere e manoscritti, partiture, ritratti originali e il busto in marmo raffigurante Giuseppe Verdi, proprietà del Comune di Busseto della seconda metà del XIX secolo che torna a Parigi, dove era già stato esposto in occasione dell'Exposition Universelle Internationale del 1878.

La mostra VERDI A’ ELEPHANT PANAME è organizzata dall’Associazione culturale Elephant Paname diretta dai due appassionati fratelli Fiat, Laurent e Fanny che hanno chiesto alla Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago di coordinarne l’organizzazione. Una mostra a cui hanno partecipato con entusiasmo tante istituzioni italiane, fra queste la famiglia Carrara Verdi, eredi del Maestro, Fondazione Cariparma, Archivio Ricordi, Comune di Busseto, Biblioteca del Monte di Pietà di Busseto, Teatro Regio di Parma, Teatro alla Scala, Amici di Verdi, Istituto di Studi Verdiani, Fondazione Toscanini Parma, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

A 200 anni dalla nascita, il Maestro Verdi resta il compositore di opera più rappresentato al mondo: oltre 2500 le messe in scena dei suoi capolavori, nelle ultime 5 stagioni nei teatri di tutto il mondo. Un numero che testimonia la grande vitalità di questo genio italiano e che Parigi celebra, nell’anno del bicentenario della nascita, con una grande mostra omaggio al suo teatro ma anche all’uomo, che a Parigi ha vissuto momenti importanti della sua vita. Parigi occupa infatti il terzo posto per importanza tra i luoghi fatidici della biografia verdiana, dopo la terra d’origine, che vuol dire Roncole, Busseto e Sant’Agata insieme là nella Bassa padana, e dopo Milano. Lunghi ripetuti soggiorni nella città “così allegra”, così splendida”, come gli apparve nel 1847, quando riallacciò per sempre il legame con Giuseppina.

A lui, non mondano, Parigi piacque per l’opportunità di “vivere in tanto frastuono” come in “un deserto”, mentre gli piacquero meno i francesi di cui denunciò spesso i difetti (“blague, impertinenza, presunzione”), ben conscio però che la Francia “ha dato la libertà e la civiltà al mondo intero”. La Parigi musicale e culturale trovò presto spazio tra i suoi modelli esemplari, senza che volentieri egli lo riconoscesse e lo confessasse, meta agognata nel suo desiderio di incontrastata affermazione di pubblico e critica, di piena accettazione che fu invece solo parziale. Ma, tra gli altri, Berlioz e Massenet lo ebbero in grande considerazione mentre gli conferirono importanti onorificenze Napoleone III e la successiva Repubblica.

La Parigi dell’Opéra, la disprezzata “grande boutique” dopo le improbe fatiche di Jerusalem, Les Vêspres siciliennes, il rifatto Macbeth, Le trouvère e soprattutto il Don Carlos, capolavoro assoluto che richiese decenni e decenni per essere unanimamente oggi riconosciuto come tale. Scriveva Verdi a Camille Du Loque nel 1869, rifiutando l’impegno di scrivere una nuova opera per Parigi: “Nei vostri teatri vi sono troppi sapienti! Ciascuno vuol giudicare… secondo un sistema, senza tener conto del carattere e dell’individualità dell’autore… non è possibile un vero successo che scrivendo come sento io, libero da qualunque influenza… La conclusione di tutto questo è che io non sono un compositore per Parigi… Io credo all’Ispirazione , voi altri alla fattura… io voglio l’entusiasmo che a voi manca per sentire e giudicare”. Si ricrederà in parte dopo avervi portato e diretto Aida, Requiem e Otello. E a Parigi riserverà nel 1898 la prima dei Pezzi Sacri, suo meraviglioso testamento spirituale.

La Mostra si sviluppa su un percorso che coinvolge tre piani del palazzo sede di Elephant Paname:

Atto 1: Il primo spazio, sotto la cupola, è consacrato a tracciare la vita di Verdi illustrando i momenti salienti della sua biografia. Lo spazio è strutturato in una successione di grandi libri che creano una prospettiva teatrale e mettono a fuoco il famoso ritratto di Verdi col cappello e la sciarpa bianca, firmato Giovanni Boldini. Così, il visitatore deambula sotto l’occhio del Maestro… la sua vita è messa in scena. Da una parte e dall’altra di questa prospettiva, luminosa e centrata, si svolge una cronologia tematica, illustrata da testi, riproduzioni, manoscritti, quadri, interviste di specialisti, estratti di film… tutti punti di riferimento che permettono di capire l’uomo e il senso della sua creazione.

Atto 2: Al secondo piano, lontano dall’enfasi che si può trovare al pianterreno, lo spazio più intimista è atto a rivelare chi era l’uomo Verdi, le sue radici, il suo rapporto con la terra e la gastronomia, il suo carattere, gli aneddoti che raccontava… tutti elementi che vengono a nutrimento della sua opera. Sono svelati qui il suo modo di vivere, la sua vita a Sant’Agata, l’immagine e i miti che amava costruire su se stesso. Libri, oggetti d’arte, [oggetti personali della villa Sant’Agata mai presentati al pubblico,] estratti di opere, permettono di stabilire un collegamento fra l’uomo e la sua opera. Una sala è dedicata ad un programma di concerti e al suo “caffè” italiano.

Atto 3: Al terzo piano, infine, lo spettacolo. Qui la scena, chiave di volta della creazione verdiana, è all’onore. Ai due lati dello spazio, Milano e Parigi: La Scala e l’Opéra. Il pubblico penetra nel cuore della scena, in un gioco di specchi. Le immagini si rinviano echi, illustrando i suoi successi nelle due capitali artistiche. Questo spazio è situato simbolicamente sulla scena fra le tende laterali che definiscono le quinte, al fine di evocare il suo lavoro ricompensato dalla rappresentazione. Costumi, accessori, estratti di opere, modelli e locandine a supporto illustrativo.

Così, dall’uomo alla scena, il percorso nella vita di Verdi si chiude sul palcoscenico, luogo ultimo della creazione di questo drammaturgo, che operò tutta la vita per offrire alla vista, all’ascolto ed al sentimento un’Opera totale. L’inaugurazione giovedì 26 settembre alle 18 a cui parteciperanno gli eredi Carrara Verdi e che sarà arricchita da un concerto lirico che vedrà in programma alcune delle arie più famose del repertorio verdiano interpretate dal grande soprano Lucetta Bizzi, dal giovane tenore Angelo Fiore, accompagnati al pianoforte da Chiara Mariani.

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