L’Italia, dopo il disastro ferroviario a Viareggio, chiede che il dispositivo anti deragliamenti diventi obbligatorio

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L’Italia, dopo il disastro ferroviario  a Viareggio, chiede che il dispositivo anti deragliamenti diventi obbligatorio
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L’Italia, dopo il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, chiede che il dispositivo anti deragliamenti diventi obbligatorio Come da raccomandazioni delle Commissione di indagine del ministero dei trasporti (Direzione generale per le investigazioni ferroviarie)

Domani a Bruxelles si parla dei dispositivi - da installare sui carri ferroviari - chiamati "antideragliamento": quei dispositivi che permettono di sapere se un deragliamento di un vagone ferroviario è iniziato, anche se solo da pochi istanti, e che quindi "qualcosa ancora si può fare" prima che una situazione anomala di assetto dei carro sui binari si trasformi in una possibile tragedia. Si può arrestare o comunque rallentare il treno se lo stesso monta il dispositivo a bordo. Il ministero dei trasporti italiano si è fortemente impegnato, insieme assieme alla Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, seguendo le specifiche indicazioni della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie (diretta da Marco Pittaluga) Dell’argomento l’Europa discute da tempo: l’ultima volta, a fine 2013 a Copenaghen, in una riunione tecnica dell'Otif, era stato e Massimo Costa, il responsabile per le relazioni internazionali della Direzione generale diretta da Pittaluga, a presentare i primi dati degli studi sul tema. La resistenza delle due istituzioni comunitarie (Commissione Europea ed Era, l’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria) è stata sempre purtroppo molto forte a decretare l’obbligatorietà del dispositivo. Ancora più assurdo se si pensa che nel dicembre 2009, proprio l’Era - con la task force creata appositamente sul disastro di Viareggio - toccò con mano il dramma che oggi vede a processo, tra gli altri, i massimi vertici della ferrovie italiane.

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