Tornano le visite guidate di IterNatura: alla scoperta dei sentieri dannunziani nel Parco della Versiliana con la guida ambientale Francesca Mazzei
Festival La Versiliana venerdì 4 luglio 2014 0Il percorso naturalistico guidato all’interno del Parco de “La Versiliana” è giunto alla sua XIII edizione ed è nato per far conoscere agli ospiti estivi ed ai residenti le peculiarità del bosco costiero. Le visite guidate, organizzate dalla Fondazione La Versiliana, hanno appuntamento bisettimanale, ogni martedì e giovedì a partire dal della durata di circa 2 ore lungo un percorso di circa 1,7 km. Le visite saranno guidate dalla dott.ssa Francesca Mazzei, naturalista e guida ambientale che da diversi anni accompagna persone di tutte le età a scoprire le bellezze naturalistiche che si trovano percorrendo i sentieri della pineta di Marina di Pietrasanta.
Dal 2001 le visite guidate si ripetono ogni anno ed hanno incontrato un notevole successo di pubblico. Il percorso è molto semplice ed è destinato sia a grandi che piccini e vista l’agibilità dei sentieri è possibile percorrerlo anche con passeggini o sedie a rotelle, quindi di facile accesso per le persone diversamente abili.
Lungo i sentieri si incontrano otto ambienti diversi, dovuti alla differente vegetazione, alla morfologia del suolo, a manufatti che risalgono ai trascorsi di azienda agricolo forestale della vecchia tenuta o a impianti di rimboschimento recente.
Il percorso è gratuito ed a numero chiuso (max 25 persone) è quindi necessario prenotarsi alla biglietteria del teatro ( tel. 0584 265757)
GLI AMBIENTI: flora e fauna tutte da scoprire
Il primo ambiente che troviamo e quello della lecceta pinetata, detta impropriamente pineta, è diffusa lungo le coste toscane e rappresenta oggi l’ambiente più tipico e noto del Parco urbano de La Versiliana. Il pino domestico e il leccio crescono soprattutto sulle dune dove il terreno è più fresco ed asciutto. Tali alberi, hanno dato origine al connubio della “lecceta pinetata”, così chiamata in quanto il leccio è autoctono, mentre il pino domestico è stato introdotto all’inizio del 1800. Nel bosco si possono ascoltare i canti dei silvidi e dei passeriformi e cogliere le diverse sfumature delle piante sempre verdi. Qui, sulle cortecce dei pini si possono osservare i buchi del picchio rosso maggiore e del picchio verde. All’interno del complesso boscato si trova anche il pino marittimo, che vegeta soprattutto nella fascia tra il viale Morin e il viale Litoraneo. Quest’ultimo si è diffuso spontaneamente da un originario impianto artificiale, creato per formare una barriera frangivento a protezione del bosco interno.
Lungo le sponde del Fiumetto dove le piante sempreverdi lasciano il posto alle caducifoglie, crescono ontani neri, salici, frassini meridionali e specie erbacee come le tife, le cannucce di palude, gli iris gialli e le salcerelle. Spesso sulle rive del Fosso, si scorgono germani reali, gallinelle d’acqua e talvolta è possibile vedere il colorato martin pescatore che vola a pelo d’acqua in cerca di prede.
Si osserva inoltre, l’antica fornace per il carbone, testimonianza dell’attivo complesso agricolo forestale. Fu costruita tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ed era adibita negli alla produzione di carbone, per il fabbisogno della proprietà e per la vendita.
Nelle sue vicinanze si trova “La Stella”, l’incrocio principale delle strade campestri, che un tempo avevano la funzione di mettere in comunicazione le varie zone della tenuta, ed in caso di eventuale incendio servivano come strade taglia fuoco.
Proprio in prossimità della Stella sorge una pineta a disposizione geometrica, di origine interamente artificiale. Quest’impianto a Pino domestico, si trova in una zona leggermente depressa, al limite del bosco misto di caducifoglie. E’ stato realizzato nel 1988 soprattutto per contrastare la diffusione dell’ailanto, una specie infestante presente anche in altre zone del Parco.
Camminando lungo il sentiero che costeggia l’impianto a pino domestico ci troviamo immersi nel bosco misto di caducifoglie, un tempo diffuso e dominante oggi è confinato nella zona settentrionale e più fresco-umida del Parco, costituendo uno degli aspetti di maggior rilievo naturalistico. Tale associazione vegetale è in netto contrasto per l’impatto visivo con quello della lecceta, sempre uguale in ogni momento dell’anno. Si rivela infatti più vario, anche grazie ai cambiamenti stagionali dovuti al ciclo vitale delle latifoglie decidue.
Il sottobosco è ricco di un denso popolamento di agrifogli e pungitopi, particolarmente suggestivo nella stagione invernale. La Versiliana è l’unica stazione della Toscana settentrionale dove l’agrifoglio si trova così vicino al mare. Questo importante patrimonio naturalistico sottolinea la necessità di una totale salvaguardia del Parco. in questo ambiente vegetano anche l’alloro ed alcune specie infestanti come il rovo e il caprifoglio. I rampicanti, che si spingono fin sulle chiome degli alberi, offrono rifugio ad un numero ingente di piccoli uccelli, come il comune fringuello e lo scricciolo. Camminando lungo i sentieri non è difficile essere seguiti e spiati dal curioso pettirosso.
In un area contigua al bosco di latifoglie decidue si trovano le Lame. Con questo termine si indicano quelle zone depresse in cui la falda acquifera è più superficiale e l’acqua ristagna per lunghi periodi. Le lame occupano nel Parco vecchie interdune dove ora cresce il bosco mesofilo, costituito da piante che per vivere necessitano di un discreto grado di umidità del terreno. In origine le aree allagate erano molto numerose ed estese, caratterizzavano buona parte della pianura costiera versiliese. A seguito degli interventi di bonifica e canalizzazione iniziate dalla metà del XVI secolo, le zone paludose sono andate pressoché scomparendo. Le lame del Parco de La Versiliana sono le ultime rimaste nella Versilia Settentrionale. Costituiscono ecosistemi particolarmente interessanti dal punto di vista naturalistico, che devono essere totalmente salvaguardati attraverso una rigida tutela ambientale.
Gli alberi qui presenti sono in massima parte a foglia caduca, dominano frassini meridionali, ontani e farnie. In quest’ambiente così suggestivo è possibile scorgere in volo a pelo d’acqua le libellule.
Il suolo del bosco de La Versiliana è costituito da depositi sabbiosi di recente formazione. Presenta dune non superiori al metro di altezza che hanno andamento parallelo alla costa e sono alternate a zone depresse, talvolta acquitrinose. La fascia dunale è larga circa un chilometro e mezzo e comprende cordoni di età decrescente procedendo dall’interno verso la spiaggia. I più antichi risalgono all’età romana e alto medievale; quelli vicini all’alveo del Fiumetto sono probabilmente della fine del 1600.
Le dune si sono formate ad opera del vento per un accumulo di sabbia su cui successivamente si è insediata la vegetazione pioniera. Con l’avanzamento della battigia sono susseguite serie di dune ed interdune e le più vecchie hanno subito rimodellamenti per asportazione delle sabbie, fino ad arrivare alla situazione attuale.
Nell’area sono ben visibili i profili di questi sedimenti, anche se totalmente ricoperti di vegetazione arborea e arbustiva. Domina qui la lecceta pinetata.
In questa zona del bosco dove la presenza dell’uomo è meno incisiva vivono alcuni predatori, che cacciano soprattutto di notte e alle prime luci dell’alba. Spesso menzionati nelle novelle della cultura contadina versiliese, si ricordano tra i rapaci notturni l’allocco, la civetta ed il barbagianni, che si nutrono soprattutto di piccoli roditori, ma anche di ricci e talpe. A competere con i predatori alati per la conquista del cibo sono presenti inoltre mammiferi come la volpe e la faina. Tra i predatori diurni segnaliamo il biacco, un rettile di notevoli dimensioni che si ciba di micromammiferi, anfibi, insetti o altri rettili come il ramarro. Spesso sopra la chiome degli alberi, soprattutto in inverno, è possibile scorgere la siluette della poiana. Particolarmente numerose risultano le cornacchie grigie che, introdotte per contrastare l’aumento dei piccioni in città, si sono adattate alla vita del bosco e in Versiliana hanno raggiunto una notevole diffusione. Rappresentano una minaccia per l’avifauna locale poiché sono ghiotte di uova e nidiacei.
Nel Parco sorge un’area quasi priva di vegetazione arborea per le conseguenze di un fortunale che si abbatté su La Versiliana nel dicembre 1979, causando la caduta di pini e lecci di notevoli dimensioni. A scapito delle essenze autoctone, si è insediata nella zona la robinia. Dal 1988 è stata intrapresa una vera e propria lotta a questa pianta infestante, mediante il taglio raso e l’estirpazione delle ciocche con l’utilizzo anche di mezzi meccanici. Ciò ha determinato una forte penalizzazione del rinnovamento naturale del bosco e la conseguente scomparsa di corbezzolo, ginestrone e cisto. Qui è possibile osservare parecchie specie ornitiche come il colombaccio, l’airone cinerino e all’inizio della bella stagione l’upupa. Sul terreno sabbioso in luoghi ben illuminati si notano spesso i ramarri, che vanno a caccia soprattutto d’insetti.
In questi anni il percorso ha subito qualche variazione, dovuta soprattutto a motivi logistici e funzionali, ma gli ambienti visitati sono stati sempre quelli sopra descritti. Il Parco de La Versiliana offre spettacoli unici in ogni periodo dell’anno, in primavera si sentono i numerosi canti degli uccelli in fregola e si osserva il risveglio della natura con le sue fioriture. Durante l’estate si gode della frescura che ci regalano i pini e i lecci con la loro ombra. In autunno i marroni e i gialli delle specie a foglia caduca offrono pittoreschi quadri; mentre durante il gelido inverno si può godere del silenzio del bosco.












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