Una rivoluzione riabilitativa: la riabilitazione neurocognitiva

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Incontro dibattito di Medicina Democratica a Viareggio

Il superamento della distinzione tra corpo e mente è stato il tema su cui si è incentrato lunedi scorso il dibattito promosso dalla sezione di Viareggio di Medicina Democratica, nell'ambito del ciclo di incontri culturali della festa popolare “Partigiani Sempre” in programma dal 7 al 17 agosto nella Pineta di Levante.

Il seminario dal titolo “Una rivoluzione riabilitativa. La riabilitazione neurocognitiva, scelte biologiche e scelte politiche” ha avuto a tema la proposta teorica ed operativa elaborata e portata avanti dagli anni ’70 ad oggi da Carlo Perfetti e dalla sua Scuola e le sue implicazioni scientifiche, politiche e culturali.

Hanno partecipato all'incontro numerosi riabilitatori, anche provenienti da altre regioni, malati e operatori della sanità, accomunati da una visione del mondo che considera l'agire dell'uomo come attività di conoscenza e il recupero dopo lesione un processo di apprendimento in condizioni patologiche. Tale modo di concepire la riabilitazione richiede un rigoroso e costante impegno di studio e di continuo confronto e messa in discussione attraverso la pratica operativa. Il recupero, come è inteso dalla Riabilitazione Neurocognitiva, è rivolto non all’uomo che vive per lavorare, produrre e consumare, ma ad un uomo che vive per conoscere, modifica sé stesso e il suo rapporto con il mondo in una dimensione dialettica con la natura, dove ciò che lo contraddistingue è l’uso delle proprie capacità cognitive. Questo modo di vedere, afferma e sostiene Medicina Democratica, ha cambiato e continua a cambiare il modo di vedere il paziente ed il rapporto fra le varie figure che operano nell’ambito del recupero ed ha realizzato quanto sostenuto la Maccacaro nel 1972: “L’unico modo di autenticare la scienza è che questa corrisponda all’interesse dell’uomo: l’uomo individuale e l’uomo collettivo…”.

Colui che si pone al servizio dell’uomo e della Riabilitazione Neurocognitiva non potrà che essere un operatore “ribelle”, che mette in discussione e rifiuta la coincidenza tra il mandato della scienza e quello della società; e lo scienziato, che è riuscito ad elaborare nuovi studi che si sono evoluti attraverso il rapporto biunivoco tra teoria e pratica, è un “intellettuale” molto scomodo che rivoluziona il proprio ruolo di “commesso del gruppo dominante” e rifiuta la delega, attraverso la critica della scienza e delle ideologie, come scriveva Antonio Gramsci.

Alla conclusione dell'incontro sono state prospettate diverse linee su cui proseguire l'impegno culturale, scientifico, tecnico, politico e divulgativo a sostegno permanente di questo modo di concepire la riabilitazione, con iniziative ai diversi livelli a partire dal prossimo autunno.

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