Domenica la commemorazione del naufragio del piroscafo Oria

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Domenica la commemorazione del naufragio del piroscafo Oria
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Domenica 12 febbraio, in occasione del 73esimo anniversario del naufragio della nave Oria, avvenuta nel 1944 a Capo Sounion in Grecia, si terrà presso le Scuderie Granducali di Seravezza, alle ore 10, una solenne commemorazione in ricordo dei caduti in quella tragica vicenda. La nave trasportava 4200 internati militari italiani appartenenti a tutte le Armi, condotti verso la prigionia dopo aver rifiutato di collaborare con i regimi nazifascisti in seguito all’Armistizio. Il naufragio avvenne la notte del 12 febbraio 1944. Meno di 30 persone si salvarono. Pochi ebbero una sepoltura e, se la ebbero, fu anonima. L’Oria fu solo una delle circa 16 navi affondate o naufragate nell’Egeo in quel periodo (l’unica di cui si sia ritrovata la lista degli imbarcati), in una catena di eventi che causarono circa 15 mila vittime. Nel naufragio dell’Oria persero la vita anche tre versiliesi: Enzo Salini di Azzano, Mario Mazzei di Riomagno, Alfredo Mencaraglia di Seravezza ed Ettore Ancillotti di Stazzema.

Il Comune di Seravezza, che già nel 2015 aveva ospitato un evento per ricordare i caduti dell’Oria, ha organizzato quest’anno in collaborazione con la Rete Famiglie Dispersi Oria e con alcune associazioni del territorio una cerimonia ufficiale alla quale sono stati invitati rappresentanti delle istituzioni civili e militari. Per l’occasione, il Ministero della Difesa ha autorizzato la presenza del colonnello Antonio Albanese, addetto militare presso l’ambasciata italiana ad Atene, che giungerà a Seravezza dopo aver promosso un’analoga commemorazione in Grecia.

Il programma di domenica mattina prevede alle ore 10 l’alzabandiera e la partenza del corteo da Palazzo Mediceo. Dopo la deposizione di una corona al monumento ai caduti, rientro al teatro delle Scuderie Granducali. Sarà quindi data lettura dei nomi delle navi naufragate nell’Egeo dopo l’Armistizio del 1943 e il numero dei rispettivi caduti. I sindaci toscani presenti leggeranno invece i nomi dei 178 caduti nati nella regione. Successivamente, collegamento Skype con la cittadina greca di Saronikos, in Grecia, dove avvenne il naufragio, per la deposizione di corone di alloro al monumento commemorativo alla presenza di un picchetto d’onore della Marina greca e degli addetti militari di molte ambasciate, tra cui quelle di Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Si proseguirà con gli interventi del Sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella, delle altre autorità presenti e dei familiari dei dispersi. Infine, sarà proiettato il pluripremiato documentario girato da Giorgio Iatrou, doppiato in italiano, che raccoglie testimonianze e racconti sulla vicenda dell’Oria. Nel pomeriggio è prevista una visita al Sacrario di Sant’Anna di Stazzema.

PER APPROFONDIMENTI SULLA STORIA DEL NAUFRAGIO DELL’ORIA
Il Piroscafo Oria, partito da Rodi, affondò il 12 Febbraio 1944 a sole 25 miglia a sud di Atene. Trasportava circa 4200 Internati Militari Italiani appartenenti a tutte le Armi, condotti verso la prigionia dopo aver rifiutato di collaborare coi regimi nazifascisti a seguito dell’Armistizio. Meno di 30 si salvarono. Le loro famiglie non ebbero notizie per quasi settant’anni, né sulla sorte precisa, né sul luogo della tragedia e per molto tempo questa tragedia non è stata commemorata. È il più grande naufragio della storia del Mar Mediterraneo per numero di morti, ma non l’unico: in quel tragico periodo storico, dopo l’8 settembre del 1943, furono circa 16 le navi che naufragarono o furono deliberatamente affondate con il loro carico umano. Furono 15.000 i giovani militari italiani che persero la vita durante il trasferimento ai campi di concentramento ma solo dell’Oria è stata ritrovata la lista dei nomi degli imbarcati.
Le ricerche effettuate da alcuni discendenti dei caduti, con l’aiuto di altri privati cittadini, enti, associazioni ed istituzioni locali, hanno reso possibile il recupero della lista degli imbarcati. È stato rintracciato il relitto ed è stato confermato che tuttora contiene resti umani e reperti che potenzialmente potrebbero essere utilizzati per identificare le vittime. Ad oggi sono state rintracciate circa 280 famiglie tra quelle coinvolte. I volti dei loro cari dispersi sono pubblicati sul muro virtuale della memoria presente sul sito www.piroscafooria.it. Ciò è stato possibile in gran parte grazie al web che ha consentito alle famiglie di ritrovarsi e aggregarsi in un gruppo spontaneo.
Grazie alla municipalità di Saronikos in Grecia (sul cui territorio costiero ebbe luogo il naufragio) e a una donazione privata, è stato realizzato un monumento ad opera dello scultore Thimios Panourgias, inaugurato il 12 febbraio 2014 in occasione del settantesimo anniversario del naufragio alla presenza di 35 familiari venuti dall’Italia e dagli Stati Uniti. Un’iscrizione in greco e in italiano ricorda il sacrificio di questi italiani abbandonati dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la cui unica arma contro la prosecuzione di una guerra sbagliata fu un “no” che costò loro la vita e a circa altri 600mila la detenzione nei lager con esiti spesso altrettanto tragici.
La collocazione del monumento è in un tratto di costa vicino alla località di Charakas, una cinquantina di chilometri a sud di Atene, che domina una delle baie dove giunsero a terra molti dei corpi e sulla cui spiaggia furono sepolti in anonime fosse comuni. Di fronte si trova la piccola isola di Patroklou (allora Gaiduronisi) su cui si schiantò l’Oria.
Il tramite tra Italia e Grecia è stato Aristotelis Zervoudis, il sub di Atene che scoprì il relitto e che ha grandissimo merito in tutta la vicenda: il ritrovamento di alcune gavette tra i rottami del relitto lo aveva allertato e tramite le iscrizioni su alcune di esse (nomi, dati, ultimi messaggi e promesse di ritorno) qualche famiglia ha saputo dopo settant’anni dell’accaduto.
Il fatto che molti tra i caduti provenivano dalla Toscana ha portato da un lato a straordinari e commoventi incontri e dall’altro all’attivazione di un Progetto della Memoria sostenuto dalla Regione Toscana. In particolare, il Comune di Vaiano, con l’allora Sindaco Annalisa Marchi e lo staff della sua Amministrazione, ha preso a cuore la vicenda, coadiuvato dalla Fondazione CDSE (Centro di Documentazione Storico Etnografica) di Prato.

Maggiori informazioni sulla vicenda sono disponibili sul sito www.piroscafooria.it

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