Quando si giocava d’azzardo a Viareggio: dalle bische clandestine al casinò

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Quando si giocava d’azzardo a Viareggio: dalle bische clandestine al casinò
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Sono almeno trecento gli anni di storia lungo i quali si dipana il legame tra Viareggio e il gioco d’azzardo. È un racconto che affonda le radici nel Settecento dell’aristocrazia lucchese, che aveva fatto costruire, nella località balneare, ville e palazzi le cui sale hanno accolto nobili dediti a una sfrenata passione per il gioco.
Di ciò se ne ha traccia nell’opera "Viareggio dal 1740 al 1820" di Cesare Sardi. Lo storico lucchese definisce “passatempo rovinoso” quello praticato dalla nobiltà dell’epoca. L’Ottocento rappresenta un nuovo capitolo di questa narrazione, segnato dalla fondazione di un casinò nel palazzo Ferrante Cittadella.

Nel luglio del 1834 è stato ratificato il regolamento del “Casinò nella Città di Viareggio”. Il documento indicava tempi e modalità di fruizione del gioco, tra quelli ammessi erano tuttavia esclusi i giochi d’azzardo, che restano prerogativa delle bische clandestine.

Nel 1908 venne approvata in Consiglio comunale la richiesta, rivolta al Parlamento, dell’introduzione di una legge per la regolamentazione dei giochi “nelle stazioni balneari termali e climatiche”. Ciononostante i giochi d’azzardo restarono al bando per molti anni, a beneficio dell’illegalità.

Un punto di svolta è il 1924, anno dell’approvazione di una legge che regolava le case da gioco e autorizzava il gioco d’azzardo: in particolare, il Regio Decreto n. 636 permetteva l’apertura di case da gioco nelle città riconosciute stazioni climatiche, balneari o termali da almeno 10 anni e non vicine a centri da oltre 200mila abitanti.
Il Consiglio comunale di Viareggio, considerati la spiccata vocazione alle scommesse e l’importanza dello sviluppo turistico, approvò l’apertura di una casa da gioco.

Con i cespiti derivanti dal gioco, il Comune aveva in programma numerosi interventi pubblici, dalle attività di assistenza a quelle culturali. Il complesso turistico Kursaal, realizzato dall'architetto Bongi e ispirato al Casinò di Montecarlo, era la struttura destinata a ospitare il casinò.

A un passo dalla realizzazione, il progetto naufragò e per una ragione quanto meno singolare: Viareggio non era riconosciuta, a livello formale, come centro balneare con almeno dieci anni di attività. Il Kursaal ricevette comunque delle autorizzazioni provvisorie per la pratica del gioco d’azzardo.
Le cose andarono di male in peggio, nel 1937 fu disposta la chiusura del Regio Casino. In seguito al secondo conflitto mondiale, invece, per qualche mese, venne istituito un Casinò municipale.

L’ultimo capitolo della storia che lega il settore dei Live Casinò a Viareggio risale a una decina di anni fa. Il senatore Massimo Baldini, nel novembre del 2008, presentò un disegno di legge per la creazione di un nuovo casinò, il quinto autorizzato dopo Venezia, Sanremo, Campione d’Italia e Saint Vincent.

La città di Viareggio sarebbe stata la sede della casa da gioco, data la sua spiccata vocazione turistica e l’utilità di un fattore trainante nello sviluppo dell’economia versiliana.

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