Intervista esclusiva a Fredy Franzutti, la "mente" del Balletto del Sud
Festival La Versiliana giovedì 15 agosto 2024 0
Alla Versiliana domenica prossima alle 21:30
Per la 45.a stagione del Festival La Versiliana domenica il Balletto del Sud presenterà il Gaîté Parisienne la Parigi della Belle Époque.
Coreografie di Fredy Franzutti musiche: Jacques Offenbach scene: Francesco Palma.
Intervista al coreografo Franzutti alla vigilia dello spettacolo che verrà portato in scena domenica prossima.
1) Questo è il 29° anno di danza, musica, invenzioni, produzioni, coreografie: è stato un cammino difficile partendo dal Sud?
Ero molto giovane quando ho iniziato a dirigere il Balletto del Sud. I traguardi raggiunti oggi non fanno dimenticare gli anni della costruzione, del processo produttivo e di edificazione del progetto artistico.
Il Sud è un concetto metafisico a metà tra problematiche sociali ed economiche e slanci culturali superiori ad altre aree d’Italia del centro e del nord.
Consideriamo che regioni settentrionali del bel paese, con molte più opportunità (festival, teatri, economie indirizzate, sensibilità politica) non hanno di fatto creato quell’humus culturale necessario per la nascita e la crescita di una compagnia di danza - come la nostra. Quando si vive al Sud si ha l’impressione che tutto sia in salita, ma il Salento è un Sud speciale: da circa 20 anni “obiettivo uno” del turismo internazionale. Meta preferita di Inglesi e francesi che prediligono lo spettacolo di danza. E la Regione Puglia ha investito con progettualità in cultura e turismo. Bisogna immaginare la nostra area geografica un luogo dove tutto può iniziare – con difficolta ovviamente – a differenza di altri posti dove tutto è finito e si vive solo di presuntuosi ricordi.
2) Tra le tante collaborazioni con artisti internazionali quale l'ha emozionata di più e perché?
Carla Fracci, Lindsay Kemp, Franco Battiato, Lorin Maazel sono stati artisti molto generosi nella trasmissione del sapere e della loro arte, nel senso etico e concettuale. Sono stato molto fortunato ad incontrarli nella mia vita professionale. Cito questi grandi che non ci sono più e nella loro assenza risiede l’emozione, la stima e la riconoscenza. Vittoria Ottolenghi, il critico, ha partecipato alla mia formazione nei frequenti momenti di confronto.
Per Carla Fracci nutro un affetto speciale legato ai ricordi e alle emozioni vissute.
3) La danza, come la musica, spesso è stata utilizzata - credo a ragione - come messaggera di pace: è ancora possibile trasmettere significati sociali?
La danza è un’arte della comunicazione: in ogni movimento vi è un messaggio, anche nella danza più astratta. Tutti gli spettacoli hanno un senso, una morale, una missiva. Come in una parabola o in una fiaba, il coreografo trasmette un contenuto, spesso politico o sociale. Non sempre di sola pace. L’artista è sempre animato da battaglie interiori, guerre psicologiche che l’attanagliano. Non credo che la danza, come la musica, sia un’arte rassicurante. È un errore pensare che il balletto, o la danza in genere, sia uno spettacolo borghese con fine di intrattenimento. Erotismo, passione, morte sono componenti imprescindibili dall’arte coreutica. Quando queste componenti sono assenti siamo nello spettacolo amatoriale per un pubblico distratto.
4) Creare un balletto stabile che - immagino - deve lottare con i bilanci regionali e nazionali è stata ed è ancora una scommessa vincente?
Il Balletto del Sud è una compagnia stabile con artisti impegnati da quasi 10 anni con contratti continuativi. La stabilità è la caratteristica della qualità. Nessuna orchestra raccogliticcia, assoldata per una serie di concerti e poi sciolta, viene definita: una buona orchestra.
Le pratiche burocratiche sono sicuramente un impegno. La compagnia, oggi cresciuta, ha delle persone capaci e qualificate per svolgere questo tipo di mansioni.
5) Con quale artista le piacerebbe produrre un nuovo spettacolo e cosa state preparando per i vostri magnifici e danzanti 30 anni?
Bella domanda! Ma senza una vera risposta. In questo momento della mia ricerca non ho attrazioni artistiche centrifughe. La compagnia ha al suo interno ballerini di eccellente e riconosciuto valore. La necessità del “nome di cartello”, che raggiunge la compagnia per alzare un po’ la biglietteria, appartiene alle fasi giovanili delle aziende culturali. Questo non preclude collaborazioni, ma gli artisti coinvolti devono sposare la nostra progettualità in maniera totale e spassionata. Come hanno fatto i grandi che hanno lavorato con noi in passato. Per i trent’anni ho in mente alcune pubblicazioni per ripercorrere e celebrare il percorso fatto.















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