Intervista a Lady Libeccio: "Sicuro il ballottaggio"
Politica lunedì 18 maggio 2026 0
Domande a una interlocutrice già molto famosa sui social locali
VIAREGGIO – In questa campagna elettorale si è parlato di tutto: sicurezza, giovani, porto, cultura, pinete, Politeama… e spesso con lo stesso copione già sentito, tra promesse stiracchiate e dichiarazioni da salotto buono. Ma Viareggio, si sa, non è città che si accontenta delle frasi fatte: qui serve sale, ironia e soprattutto qualcuno capace di leggere tra le righe.
Per questo abbiamo deciso di bussare alla porta più scomoda e affascinante della città: quella di Lady Libeccio. Un nome misterioso che da tempo aleggia su Facebook tra commenti affilati, osservazioni pungenti e verità dette senza troppi inchini. Nessuno sa davvero chi si nasconda dietro questo profilo: c’è chi giura di averla riconosciuta, chi pensa sia solo leggenda da Passeggiata, chi invece teme che sappia fin troppo.
Penna tagliente, sguardo lucido e quella rara capacità di dire ciò che molti pensano e pochi osano pronunciare, Lady Libeccio è diventata una presenza quasi mitologica nel dibattito cittadino.
Tra un colpo di vento in Passeggiata e un caffè rigorosamente amaro, ci accompagna dentro questa campagna elettorale confusa, rumorosa e a tratti fin troppo prevedibile. Senza filtri, senza convenienza e, naturalmente, con l’eleganza velenosa che la contraddistingue.
"Miei cari adorati Lettori, adorate Lettrici
Un interrogatorio così fitto richiede una dose massiccia di caffè e una generosa spolverata di cinismo nostrano. Vedo che la curiosità vi logora più del libeccio sulle persiane della Passeggiata. E sia. Mettetevi comodi, posate i coriandoli ormai sbiaditi e ascoltate i vaticini della vostra Lady.
1. Campagna elettorale di Viareggio: i 5 punti prioritari di Lady Libeccio?
"1. La lealtà verso i cittadini: C’è qualcosa di squisitamente ridicolo nel vedere chi campa sulle nostre tasche tentare di governarci con il pensiero magico. Cari i nostri illusionisti d'amministrazione, la popolazione viareggina è stanca di farsi leggere la mano da miopi. Date retta a una Lady: aprite quelle finestre, tirate giù i tendaggi del Palazzo e mostrateci lo sfacelo reale, prima che il vento di Libeccio spazzi via anche l'ultimo dei vostri finti miracoli.
2. La sicurezza: basta fare gli struzzi, colpiamo la domanda! La sicurezza in città non è un rebus insolubile, è solo una catena che nessuno ha il coraggio di spezzare. Smettiamola di guardare solo l'ultimo anello: la microcriminalità che vediamo nelle nostre strade è manovalanza low cost della macrocriminalità. Sono i Grandi Cartelli a gestire i flussi, a far arrivare la merce e a piazzare le pedine — spesso ragazzini usati come carne da macello — sulle panchine della pineta o tra i binari della stazione. Inutile girarci intorno, in città ci conosciamo tutti. Sappiamo chi vende, sappiamo chi affitta i covi e, soprattutto, sappiamo benissimo chi sono i "clienti". È ora di finirla con l'ipocrisia del perbenismo: il degrado si alimenta con i soldi di chi compra. Il nostro piano è semplice e spietato: identificazione sistematica, sanzioni e allontanamento per gli acquirenti. Perché la matematica della strada non mente: se azzeriamo la richiesta, l'offerta muore da sola. Meno clienti, meno spacciatori, più respiro per la nostra terra.
3. Riprendiamoci il Porto. Il nostro porto è ostaggio di un'anarchia intollerabile. Da anni assistiamo al gioco delle tre carte sulle banchine: veri e propri "feudatari" legalizzati si contendono ogni millimetro di cemento, mentre la Capitaneria assiste a mani legate a causa di un groviglio burocratico immobile. Il risultato? Un far west d'acqua salata dove loschi figuri vendono posti barca fantasma o speculano su quelli reali a prezzi astronomici, affossando il turismo e la nautica locale. È ora di dragare. E non parlo solo della sabbia che ormai impedisce l'accesso alle imbarcazioni, ma anche di quella che da anni insabbia i documenti, i controlli e le responsabilità nei cassetti del Comune.
4. Il Carnevale è nostro. Facciamo a capirci, cari i miei Lettori: il Carnevale è roba nostra, ce l'abbiamo nel sangue noi viareggini. Va benissimo invitare tutto il mondo, spendere in promozione e fare i padroni di casa d’eccezione — anzi, è doveroso. Ma chi vuole vivere questa magia deve alzarsi, mettersi in viaggio e venire qui, sui nostri Viali a Mare. Il Carnevale di Viareggio non si impacchetta e non si manda a domicilio. Non siamo mica un furgone della porchetta che fa le tappe tra le sagre, da Sant'Ubaldo alla Santissima Annunziata! La nostra è un'arte monumentale che ha senso solo dove è nata. Chi vuole lo spettacolo, compri il biglietto e venga a Viareggio. Rispetto per la nostra storia, sempre.
5. La cultura. Quella vera, richiede una certa... classe. Diciamoci la verità, miei cari: nell'ultimo decennio abbiamo assistito a un declino così noioso da risultare quasi imbarazzante. Tutto si è spento, nell'indifferenza generale. E la risposta a questo vuoto? Una sfilata di teatrini e micro-eventi talmente ridicoli che definirli 'provinciali' sarebbe un complimento. Mi ricordano quegli ingenui che, nel disperato tentativo di darsi un tono senza faticare, finiscono solo per bagnarsi i piedi nella pozzanghera dell'ovvietà. Che noia, parbleu. Che noia".
2.Chi vincerà le elezioni? E vincerà al primo turno o si andrà al ballottaggio? E tra chi?
"Oh, pretendete che io faccia la Sibilla con la sfera di cristallo? Al primo turno non vince nessuno, cari miei. A Viareggio siamo troppo litigiosi, troppo frammentati, troppo inclini al "ma anche no" per trovare un accordo subito. Il primo turno serve solo a contare i fanti e a pesare i chili di rancore.
Si andrà dritti al ballottaggio, questo è scritto nel DNA della città. Tra chi? Beh, il gioco delle alleanze dell'ultimo minuto e i conteggi dei sei contendenti sono un rebus che nemmeno i matematici del Cnr saprebbero risolvere. Diciamo che la sfida finale sarà un bel duello ravvicinato, un tango a due dove ci si pesterà i piedi senza pietà. Il nome del vincitore? Lo deciderà chi saprà promettere meglio l'impossibile nelle ultime due settimane di passione".
3. Comunque vada, il sindaco (o meglio, la sindaco) sarà di genere femminile: cosa ne pensa Lady Libeccio di questa novità?
"Che finalmente la dicitura "il sindaco" subirà un cortocircuito grammaticale che adoro! Ironia della sorte a parte, trovo delizioso che la città debba affidarsi a un tocco femminile per tentare di raddrizzare una barca che spesso ha navigato a vista.
Tuttavia, badate bene: Lady Libeccio non fa sconti di genere. Un modo di amministrare più dolce, più femminile e materno non rendono i conti pubblici più leggeri né le buche meno profonde. Se pensano che la sensibilità femminile sia un anestetico per le polemiche, si sbagliano di grosso. Sarò felice di vedere una donna sugli scranni più alti del Comune, ma il mio calamaio rimarrà intinto nello stesso identico veleno. Anzi, tra donne ci si capisce meglio, quindi capiranno subito dove fa male la mia stoccata. Basta che la donna sia degna di tale nome e non porti vessilli tipici maschili".
4. È indispensabile l'anonimato per dire la verità o per mettere in discussione lo status quo?
"L'anonimato non è una fuga, miei cari, è uno scudo spaziale. In una città dove il salamastro – come dite giustamente voi – ha arrugginito i neuroni e dove ci si conosce tutti dalla parrucchiera al bar sul molo, metterci la faccia significa firmare una condanna a morte sociale. Se parlassi a viso scoperto, le mie passeggiate diventerebbero maratone e i saluti si trasformerebbero in improvvisi attacchi di torcicollo da parte dei passanti.
L'anonimato mi rende libera. Mi permette di essere il fantasma del Natale passato, presente e futuro della politica locale. Non devo compiacere nessuno, non devo sorridere a nessuno. Lady Libeccio è un'idea, e le idee non le puoi invitare a cena per chiederle di "ammorbidire il tiro". Viva la maschera, d'altronde siamo o no la città del Carnevale?"
5. Chi voterà Lady Libeccio?
"Nell' urna il voto è segreto, ma il mio cuore batte solo per chi dimostrerà di avere a cuore i cittadini, oltre che la città. Che non abbia la bramosia di spendere e spandere i soldi pubblici e che si ricordi dei più fragili della scala sociale. E comunque statene certi: chiunque io voti, cinque minuti dopo l'elezione sarà il mio bersaglio preferito. Il mio voto non è una cambiale in bianco, è solo l'acquisto del biglietto per il prossimo spettacolo di satira".
6. La satira che spesso manca nel Carnevale secondo lei è morta anche in politica o comunque nel quotidiano?
"Nel Carnevale la satira politica è diventata un animale raro, quasi estinto, sostituito da bellissimi trattati di filosofia ecologista o riflessioni esistenziali sui massimi sistemi. Splendidi, per carità, ma la graffiata politica sui carri si è un po' imborghesita.
Nella politica locale, invece, la satira non è morta: si è trasferita direttamente negli atti ufficiali. Quando leggi certe delibere o certi comunicati stampa dei candidati, la satira si fa da sola, non c'è nemmeno bisogno di sforzarsi. Il quotidiano viareggino è una commedia dell'arte permanente. La satira non è morta, ha solo cambiato casa: ha lasciato i viali a mare ed è entrata nei palazzi e sui social. E io sono la sua fiera inquilina".
7. Nell'arte della distrazione di massa chi è stato il più bravo a Viareggio a distrarre le masse dai problemi reali?
"Oh, qui tocchiamo i vertici dell'alta scuola di illusionismo!
Viareggio ha sfornato negli ultimi dieci anni dei veri e propri Houdini della politica. Il premio per il miglior "distrattore di massa" va equamente diviso tra chi ha saputo usare le luci dei riflettori, i grandi eventi, i tagli di nastro e i post social luccicanti come specchietti per le allodole.
Mentre la città discuteva animatamente del colore di una fioriera, del posizionamento di una statua o dell'ultimo jingle estivo, dietro le quinte i conti ballavano la rumba, le case popolari rimanevano un miraggio e la sicurezza in certe zone diventava un optional. Il più bravo è sempre colui che riesce a farti guardare i fuochi d'artificio in cielo mentre ti stanno sfilando il portafogli dalla tasca. E a Viareggio, di miracoli artificiali, ne abbiamo avuti parecchi. Ma il vento di Libeccio, prima o poi, spazza via anche il fumo.
Sempre vostra, pungente e spettinata, Lady Libeccio"












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