Per la prima volta in Italia la "Madama Butterfly" di David Belasco
Festival Puccini martedì 16 agosto 2011 2Dal racconto di John Luther Long Madame Butterfly la riduzione scenica di David Belasco della tragedia giapponese (1900). Per la prima volta in Italia Uno spettacolo per mostrare al pubblico senza memoria “Madame Butterfly” prima di “Madama Butterfly” l'eroina che si conquistò il diritto di diventare immortale nella lirica.
Regia: Vania Bonetti
Scene: Angelo Bertini
Costumi: Angelo Bertini realizzati da Fondazione Cerratelli
Traduzione: Vania Bonetti
Madame Butterfly: Manuela Congia
Suzuki: Alice Bachi
Sharpless: Paolo Giommarelli
Pinkerton: Simon Blackhall
Yamadori: Paolo Cioni
Nakodo: Giacomo Lucarini
Kate: Cristina Gardumi
Guaio: Leonardo Moriconi
Servitore: Tommaso Olivieri
Servitore: Bianca Bertini
Auditorium Enrico Caruso – 16, 17 e 19 agosto 2011
Tragedia in atto unico
L'azione ha luogo in Giappone nella casa di Butterfly ai piedi della collina di Higashi, di fronte al porto.
Synopsis: La vicenda segue gli eventi del II e III atto della Madama Butterfly di G. Puccini.
Il progetto si prefigge di percorrere a ritroso il cammino che Puccini compì verso la sua Madama Butterfly, rivelando le radici del processo creativo per restituirlo al pubblico. La Madame Butterfly di David Belasco, non essendo mai più stata rappresentata dopo la messa in scena londinese del 1900, diventa un evento di grande rilevanza culturale anche per lo sforzo di ricostruzione filologica testuale, iconografica e musicale con cui viene allestita. Nell'estate del 1900 Puccini, che si trovava a Londra per le prove di Tosca al Covent Garden, su consiglio dell'impresario Francis Nielsen, assistette (per ben tre volte) alla messa in scena londinese di Madame Butterfly di David Belasco al Duke's of York Theatre (un successo già consacrato dalle precedenti 24 repliche all'Herald Square Theatre di New York). Nonostante l'incapacità, per la scarsa conoscenza dell'inglese, di seguirne appieno il testo – ne rimase profondamente impressionato, lo “capì” e se ne entusiasmò, tanto da chiederne – quasi implorando – i diritti per farne il soggetto per il suo nuovo melodramma, appunto, Madama Butterfly. In seguito egli ritornò a preferire un soggetto dello stesso drammaturgo americano, The Girl of the Golden West”(1907), che divenne La Fanciulla del West. Ma che cosa fu ad entusiasmare Puccini? Certo egli colse negli spettacolari tableaux vivant e nei motivi di eccitazione e di suspence disseminati nel dramma di Belasco possibilità di sviluppo tali da sollecitare la sua immaginazione; tuttavia non fu solo il tipo di drammatizzazione, indubbiamente melodrammatica, a cui Belasco ricorse che interessò il compositore, ma la loro simile concezione della teatralità.
Ed è certo su questo aspetto che è necessario concentrarsi per comprendere quel loro speciale trait
d'union. Belasco, sempre attento ai più minuti particolari scenici (didascalie di regia e descrizione della
scena occupano spesso più di una pagina) e alle componenti visive dello spettacolo, prediligendo le
possibilità espressive della luce (di cui fu un vero precursore), comprese che la scena poteva diventare
spazio magico soltanto coniugando la puntigliosa veridicità dei suoi elementi con la trama fantastica
delle emozioni. La scrupolosa metodicità di Belasco è evidente dall'analisi delle indicazioni nello spartito
di William Furst – compositore della musica di accompagnamento per la Madame Butterfly di Belasco
(nonché di The Girl of the Golden West) – che mostrano quanto era forte l'esigenza che la musica
sottolineasse il dialogo, l''azione, le immagini di scena e soprattutto i cambi di luce. E' rilevante sottolineare che ad emozionare Puccini furono indubbiamente anche certe suggestioni musicali di carattere giapponese utilizzate da Furst a scandire i climax drammaturgici presenti nel dramma come l'overture a commento dei paesaggi dipinti su tela (paint drops), fatti scorrere sul proscenio a suggerire l'atmosfera giapponese, nonché la preparazione di Butterfly e Suzuki per il ritorno imminente di Pinkerton, o la melodia marziale pentatonica a commento dei preparativi al suicidio di Butterfly.
Ma fu la scena della veglia, col passaggio dal tramonto all'alba, che Belasco risolse senza interruzione, a sedurre definitivamente
Puccini: le luci filtrate attraverso la stoffa. Quel tramonto e quell'alba di seta. Quelle note precise
e sfumate come i colori della sera. Quell'assenza di parole inaspettata, prolungata, persino sfacciata.
Quattordici minuti di sfida tra il pubblico e il regista. E il pubblico, inchiodato alle sedie, stupito e coinvolto. Belasco riuscì a sviluppare proprio nell'assenza di parola tutto il potenziale tragico della protagonista. Si tratta di un passaggio determinante per comprendere la genesi di una delle più grandi composizioni del Maestro: quella del coro muto.
L'allestimento del Festival Puccini propone quindi una rappresentazione quanto più possibile vicina a
quella originale, presentata appunto al Duke nella primavera-estate del 1900. E non può pertanto ignorare certe ingenuità di scelte o semplici imprudenze di realizzazione che erano parte di quell'affascinante fenomeno culturale del giapponismo di fine Ottocento e inizio Novecento. I costumi, realizzati dalla Fondazione Cerratelli, sono stati disegnati sulla base di studi iconografici sia della rappresentazione teatrale (il kimono di Madame Butterfly è una riproduzione del kimono indossato dall'attrice Evelyn Millard, protagonista della messa in scena al Duke) sia dell'epoca (il Giappone visto attraverso la cultura americana di fine Ottocento). Per altri costumi sono state scelte come riferimento fotografie e stampe dipinte giapponesi (giunte a fine Ottocento prima in Francia e poi in America), probabili fonti ispiratrici di Belasco.
Lo studio della scena si è attenuto alle immagini della rappresentazione teatrale(piuttosto esigue) e alle
note di regia del drammaturgo (al contrario molto dettagliate) nonché alla scenografia della prima rappresentazione della Butterfly di Puccini del 1904 a Brescia che, per il II e III atto, faceva riferimento proprio alla rappresentazione teatrale di Belasco. Il disegno luci riproduce, in forma attuale, i numerosi effetti proposti dal fedele light designer di Belasco, Lewis Hartman, seguendo le numerose e dettagliate
testimonianze descrittive. La musica prevede un'esecuzione in forma ridotta dello spartito originale di
Willian Furst per orchestra. Operazione delicata la traduzione del testo: la protagonista, nel dramma originale, parla in pidgin, un linguaggio sgrammaticato attribuito agli stranieri – impossibile non tenerne
conto in traduzione.
Il fascino del personaggio dato anche dalla sua ingenuità di bambina e dalla sua caparbia ostentazione di far parte di una civiltà che comunque non le appartiene e da cui rimane, in fondo, estranea, è certamente enfatizzata dall'uso dello slang. Il testo italiano traspone questo elemento – che non vuole perdere – attraverso l'uso di un linguaggio semplice, faticoso e spesso ingenuo.
Sarà mantenuta la presentazione – prima dell'inizio del dramma- dei paint drops belaschiani, in una forma
certamente più moderna ma con lo stesso intento di aprire uno squarcio nel mondo idilliaco giapponese; verrà presentata l'intera scena della veglia, che tanto sedusse il pubblico dell'epoca e soprattutto Puccini, senza spezzare la continuità dell'azione e risolvendo il passaggio dal tramonto all'alba attraverso
un gioco di luci, per mettere in risalto quanto la condizione di estraneità della protagonista sia legata alla dimensione della comunicazione assolutamente non verbale. La sua verità personale è muta, non passa attraverso le parole: come se solo nel silenzio potesse, in realtà, esprimersi il suo dramma interiore.












2 commenti
Bravi, bravi, bravi.....spettacolo veramente ben strutturato, particolare e toccante al tempo stesso.Una bellissima rappresentazione che è stata molto apprezzata anche da coloro che non hanno una particolare conoscenza dell'opera lirica e che proprio per questo si rivolge ad una grande varietà di pubblico!Complimenti e mi raccomando, continuate così a regalarci "Emozioni"..........
hai un bel muso di cartapesta a presentarti in pubblico avendo dato biglietti gratuiti per il pucciniano quando avevi detto che tutti dovevano pagare faccia di culo dimettiti vergognoso di a chi li hai dati sti biglietti o massone