“Arnaldo Galli”, il tributo di Alessandro Volpe al decano dei maghi della cartapesta

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“Arnaldo Galli”, il tributo di Alessandro Volpe al decano dei maghi della cartapesta - volume che arricchisce il catalogo Pezzini Editore – apre la rassegna estiva “Un mercoledì da lettori” domani 9 luglio al Bagno Nettuno Sud a Viareggio, ore 18.

Si alza domani – mercoledì 9 luglio - alle ore 18 il sipario sulla rassegna estiva “Un mercoledì da lettori” . Un'apertura all'insegna del Carnevale: dietro il sipario infatti ci sarà Alessandro Volpe, penna di punta della Pezzini Editore – casa editrice che organizza l'iniziativa – autore dell'omaggio al decano dei maghi della cartapesta viareggina: Arnaldo Galli.

Non una biografia in senso stretto, né un compendio antologico, bensì il racconto di una vita: quella esemplare, istrionica e originalissima di Arnaldo Galli, uomo simbolo del Carnevale di Viareggio.
Non è stato un lavoro facile, Volpe per scriverlo ha dedicato mesi e mesi alla ricerca e alla stesura di un'opera che per la vastità delle notizie, degli aneddoti di un personaggio come Arnaldo rischiava di spostare il punto di fine sempre un po' più in là. Lo zelo e la puntigliosa precisione (tipica da ingegnere quale egli è) con cui Alessandro Volpe, grande conoscitore del Carnevale e dei suoi personaggi, ha affrontato il lavoro hanno aggiunto fatica a fatica. Senza contare l'originalità e la forte personalità di Arnaldo con cui l'autore ha dovuto confrontarsi giorno dopo giorno. Del resto Arnaldo Galli è senza dubbio il più rappresentativo dei costruttori viareggini, vessillo di quel Carnevale di cui ha scritto pagine di grande storia grazie alle sue costruzioni allegoriche, alla sua satira pungente, alla sua inventiva geniale. A partire da quel lontano 1937 quando ad 11 anni vi debuttò con una mascherata isolata fino al giorno del suo ritiro con alle spalle 19 vittorie conquistate con i carri di prima categoria. Ma Volpe – in questo volume “Arnaldo Galli” - non si è limitato a mettere insieme informazioni da manuale ricostruendo in maniera encicolpedica medaglie, podi, prestazioni, ma ha voluto raccontare i momenti importanti della vita di Galli, quelli che hanno fatto sì che Arnaldo fosse e diventasse appunto per tutti semplicemennte Arnaldo Galli, il mago, lo scultore della cartapesta o carta a ricalco, ma anche il pittore, l'artista, e l'appassionato di pesca; quel bambino che non stava bravo a scuola, e che punito dal proprio insegnante poco attento alle sue doti, andava nell'altra classe e riempiva lavagne di disegni realizzati con i gessetti colorati, che altri maestri più illuminati sapevano invece apprezzare.

Arnaldo come Michelangelo, in un paragone un po' ardito e provocatorio che Volpe azzarda nel preludio al suo libro: entrambi giovanissimi allievi alla bottega di più illustri maestri d'arte (Domenico Ghirlandaio in un caso; Michele Pescaglini nell'altro); entrambi autodidatti, entrambi con la tendenza ad usare la mano sinistra un tempo ritenuta la mano del diavolo; entrambi affascinati dai materiali che trovavano intorno ai luoghi dove abitatavano (la pietra serena fiorentina l'uno, il legname dei maestri d'ascia e calafati l'altro). Entrambi con un caratteraccio: irascibili, poco propensi al dialogo, un po' prepotenti nel voler affermare la propria inventiva e anche spinti cioè da una grande tendenza alla competizione, stimolo però della loro creatività ed ispirazione.

Un ritratto di Arnaldo a tutto tondo, come a voler mettere la sua figura su un carro da guardare a 360° senza dimenticare però il contesto, quella Viareggio del Novecento (Arnaldo Galli è nato nell'aprile del 1926) che via via è andata sviluppandosi “secondo un piano urbanistico lungimirante – come precisa l'autore – concepito dalla duchessa Maria Luisa di Borbone nella prima metà dell'Ottocento, quella Viareggio poi divenuta 'Perla del Tirreno' e mèta di personaggi illustri del mondo della cultura che la ritenevano un centro importante”. Una città fotografata, attraverso lo scorrere della vita di Arnaldo, anche nella sua trasformazione, nelle sue abituìdini, nelle sue caratteristiche, nei modi di dire, nel linguaggio, nelle tradizioni. Per celebrarne, sempre attraverso la vita di Arnaldo, la più importante: il Carnevale “una forma d'arte considerata – dice Volpe – troppo spesso e con una certa superficialità - 'arte minore' rispetto a quelle così dette 'più serie' come sono ritenute la scultura e la pittura” mentre è un evento meritevole di essere riconosciuto come identità culturale precipua, 'genius loci' distintivo della città”. Ecco che allora l' “Arnaldo Galli” di Volpe è ben più di una semplice biografia: è l'omaggio ad un uomo, e il tributo alla sua città e al il suo Carnevale.

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