Mascherate di gruppo al carnevale 2023: breve analisi e prime impressioni
Carnevale lunedì 6 febbraio 2023 0Chi vuol esser lieto sia
Silvano Bianchi
A volte, basta un risata per sentirsi meglio. E in che miglior modo, se non tramite le figure comiche piú famose del mondo, colte in un momento di gioia spensierata. Si sa, ridere è contagioso e questo sembra essere l'obiettivo dell’artista, il quale vuole far dimenticare le preoccupazioni e ricordare della bellezza della vita che oramai sembra quasi persa. Lasciati quindi travolgere, anche se é solo per qualche ora.
Ogni singolo personaggio è ben curato nei dettagli, sfoggiando il proprio unico sorriso e la loro parata procede senza mai risultare troppo invasiva verso gli spettatori che la circondano. Amata da molti, è una delle mascherate preferite dal pubblico sui viali.
Sciamani
Michele Canova
Ove ogni tentativo di risoluzione del problema non funzioni, forse è meglio provare qualche metodo peculiare. Appaiono quindi cinque sciamani, tutti diversi e pronti a far uso dei propri poteri mistici al servizio dei loro concittadini. Accompagnati dal fumo dei loro incensi e dal suono propiziatorio dei tamburi, danzano per i viali scacciando le preoccupazioni e richiamando una spirale di allegria.
L’idea originale e ben pensata viene eseguita tramite una sfilata di personaggi insoliti e unici. Non tutti sembrano aver apprezzato però, descrivendola “troppo statica”.
C’era un ragazzo che come me…
Edoardo Ceragioli
L’infanzia é sacra, va protetta e resa un ricordo prezioso. La guerra distrugge tutto ciò e brucia via ogni possibilità di futuro per chi ne è vittima. Le foto sparse nell’aria contengono memorie di coloro che vengono costretti dalla superbia umana a proteggere chi é loro caro senza mai sapere se faranno mai ritorno.
“C'era un ragazzo che come me
Amava i Beatles e i Rolling Stones
Girava il mondo e poi finì
A far la guerra nel Vietnam”
Così cantava Gianni Morandi, citato dall’artista nel titolo di questa mascherata, denunciando l’inutilitá della guerra e di come molte famiglie furono devastate da esse. L’arma infilata nel terreno insieme all’elmo e gli scarponi è accostata a un singolo papavero, che come nella canzone La Guerra di Piero, segna la perdita di una vita.
Nonostante il forte messaggio e l’eccellente esecuzione delle varie maschere che compongono il gruppo, in molti hanno storto il naso di fronte a questa opera, definendola “troppo macabra e poco carnevalesca”.
Reeflettiamo…
Roberto de Leo e Vania Fornaciari
Tutti conoscono la canzone del classico Disney La Sirenetta cantata dal granchio Sebastian, il quale recita le parole “Quaggiù tutti sono allegri, guizzando di qua e di là” rappresentando la bellezza delle profondità marine e dei suoi abitanti. Una bellezza messa ormai a rischio dalla follia umana. La barriera corallina non ha piú i suoi accesi colori, i pesci sono costretti a vivere e ingerire erroneamente i rifiuti umani. La nobile tartaruga diventa prigioniera di un sacchetto di plastica, mentre i pesci pagliaccio non sembrano riuscire a trovare le anemoni che solitamente offrono loro una casa
I colori e le luci sono il fiore all’occhiello della mascherata, pieni di carica emotiva, portando in molti a mostrare parecchio interesse nei loro confronti e a inserirlo nell’olimpo dei loro preferiti.
Vacche magre
Stefano di Giusto
Una famiglia in carne si siede su una carriola trainato dallo scheletro di una vacca, dando vita a un ossimoro. Il povero animale, simbolo della classe operaia sempre piú impoverita dall’avarizia dei potenti, é costretto a trasportare in giro un grosso carico. Le quattro figure, allegoria per coloro che riescono ad arricchirsi alle spalle di cui vive di stenti, non si curano della povera bestia di fronte a loro e continuano a vivere nella loro piccola bolla. Eppure, basterebbe abbandonarli lì per insegnare loro la lezione, ma la situazione sembra congelata nel tempo.
I buffi personaggi in cartapesta, in tutta la loro goffezza e ironia, sono piaciuti, anche se qualcuno ha espresso il desiderio di vedere qualcosa di diverso e piú elaborato per le due mucche scheletriche.
La leggerezza dell’essere
Giampiero Ghiselli, da un progetto di Maria Chiara Franceschini
Avere la testa fra le nuvole non è visto spesso come una cosa positiva, é considerato un sintomo di disorganizzazione, ma a volte fa bene lasciarsi trasportare dai pensieri che ci rendono felici. Perché farsi appesantire da un nuvolone di idee negative quando possiamo rilassarci nella fantasia. Ogni figura si presenta accompagnata da qualcosa di diverso e addirittura da qualcuno. Diventa quindi un inno al benessere dalla salute mentale e un invito a sapere quando prendere un momenti per séstessi prioritizzando il proprio benessere.
I personaggi durante la sfilata sono proprio come nel bozzetti: leggiadri nei movimenti e dal carattere libero e privo di ogni preoccupazione. Non va a tutti a genio dover guardare di parecchio in alto per ammirarli, ma la maggior parte ha apprezzato l’originalità.
Gli anglicani
Libero Maggini
Anche la Regina Elisabetta é arrivata a Viareggio per festeggiare il Carnevale. Come al Giubileo, sfila per i viali accompagnata dalle sue fedele guardie del corpo, trasformate in simpatici cani e solo gli amati corgi sembrano mancare in questo buffo gruppo. In seguito alla dipartita della storica sovrana, la mascherata diventa quindi un rispettoso saluto a una donna che ha saputo distinguersi negli anni in tutto il mondo.
La loro sfilata lungo i viali ha colto l’attenzione di tutto il pubblico: sia le tradizionali guardi inglesi a cavallo di colorati destrieri che i cani vestiti per l’occasione sono diventati tra le mascherate preferite dal pubblico.
Finché morte non ci separi
Giacomo Marsili
I gentili spettatori sono invitati al matrimonio di questa coppia felice. Sono presenti tutti, anche gli amici a quattro zampe e due angeli che accompagnano un musicista. Il prete tiene in mano un pastorale con il volto di Burlamacco, a indicare la strana situazione di fronte a cui ci si trova. Viene quindi messo in dubbio il significato morale del matrimonio: si tratta di un'unione di due persone che sono disposte a stare insieme per l’eternitá o di due individui incatenati insieme destinati a perder eventualmente la passione?
La parata nuziale di questi simpatici scheletri è piaciuta a quasi tutti, diventando una perfetta sintesi tra ironia e simbolismo e anche i loro movimenti eseguiti manualmente dagli operatori sono risultati molto simpatici agli occhi degli spettatori.
L’umanitá ha perso il filo
Matteo Raciti
Il mitico minotauro è sempre stato una creatura temuta, di cui si narrano le malvagie gesta che lo hanno portato a venir rinchiuso. E se in questa storia non ci fosse un eroe a sconfiggere il mostro, ma solo una creatura ormai persa in un labirinto di scelte errate che lo hanno portato a rimanere bloccato dal filo stesso che lo avrebbe dovuto salvare. I quattro minotauri, disperati nella loro corrente situazione, sperano di comprendere cosa dica loro il filo, analizzandolo in dettaglio, ma si trovano esasperati da un susseguirsi continuo di nodi. Vi è quindi una piccola speranza che un giorno l’umanità saprá ammettere i propri errori e lavorare duramente per redimersi.
L’idea di utilizzare il filo per legare tutti i personaggi si era è rivelata eccellente per una perfetta esecuzione dell’opera. In tantissimi hanno amato la cura dei dettagli presente, elogiandola enormemente, facendo anche cadere l’occhio sulla difficoltà di fare foto ricordo con essa in alcuni momenti.












Meteo Viareggio